Da Don Alberto Abreu su
03/02/2012
I miracoli di Gesù sono il segno che il futuro regno di Dio ha già fatto irruzione in questo mondo e ha iniziato a trasformarlo: “Se io scaccio i demoni con il dito di Dio, allora è giunto a voi il regno di Dio” (Lc. 11,20). Proprio perché sono legati intimamente al regno di Dio che Gesù annuncia, e che rende presente nella sua persona, i miracoli presuppongono l’apertura della fede all’iniziativa salvifica di Dio che opera in Cristo.
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28/01/2012
Gesù inizia il suo ministero annunciando il vangelo del regno di Dio (Mc 1,15). Si ha un regno quando c’è un popolo governato da un’autorità sovrana che esercita il suo potere per mezzo della legge.
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21/01/2012
L'annuncio di Gesù: "Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino", si colloca sullo sfondo delle attese del popolo circa il Messia, ma contemporaneamente se ne stacca. A differenza della speranza ebraica che parlava di futuro, Gesù dice che l'ora messianica è arrivata, è qui nelle sue parole e nella sua azione: l'annuncio di Gesù ha un tono di gioia e insieme di urgenza. Egli rivolge l'appello a tutti coloro che erano ritenuti fuori della gioia messianica: i poveri, i peccatori, i piccoli, gli stranieri.
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07/01/2012
L’evangelista Marco racconta il battesimo di Gesù con la sua abituale sobrietà. Non ha parlato (e non parlerà) della nascita di Gesù, e nemmeno della sua infanzia. Per lui, tutto ha inizio col battesimo di Gesù. I pochi versetti dedicati alla missione di Giovanni richiamano e riassumono in breve la lunga attesa, da parte dell’umanità, della venuta del Salvatore.
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31/12/2011
Il Vangelo ci presenta ancora una volta i pastori di Betlemme. Sono di esempio per come iniziare il nuovo anno. Essi erano ritenuti a tal punto impuri e peccatori da essere esclusi persino dalla vita religiosa ufficiale, eppure lo sguardo di Dio si posò sudi loro: la notte si riempì di luce e la loro vita trovò un senso. Quelli umili pastori divennero “ i primi cristiani”: ascoltarono le parole dell’angelo, lasciarono le loro greggi e si diressero verso il luogo loro indicato dall’alto.
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22/12/2011
Il prologo sostituisce le narrazioni dell’infanzia che si trovano in Matteo e in Luca. Per Giovanni, è questo il vero inizio della vita di Gesù. Giovanni concorda con i sinottici nel far cominciare la vita pubblica di Gesù con la predicazione di Giovanni Battista, ma non dice nulla riguardo alla predicazione di quest’ultimo. Giovanni Battista realizza quello che il prologo annunziava di lui: rende testimonianza su Gesù.
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17/12/2011
Questo annuncio è parallelo a quello precedente del Battista. Non è dalla Bibbia - dove non se ne parla mai - che Luca ha attinto un tale procedimento, ma dalla letteratura ellenistica. Il genere letterario adottato da Luca ci fa andare alla ricerca non tanto delle somiglianze quanto delle differenze, lo scopo è quello di far scoprire quale dei due bambini è superiore all’altro. Certo la scena non si svolge nello scenario prestigioso del tempio, ma più modestamente “in una città della Galilea”, in una casa privata.
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02/12/2011
Agli Ebrei del VI secolo a.C. rimasti in Palestina o deportati in Babilonia, la parola del profeta ridà speranza e invita alla fiducia: Dio viene, e cammina alla testa del suo popolo per riportarlo, libero, dal paese di schiavitù verso la propria terra. Pastore buono, ha cura di chi è debole e piccolo; Dio forte, trova la sua gioia nel perdonare e nel rifare tutto nuovo. Salvezza, gioia, amore, verità, giustizia, costituiscono il corteo del Signore Dio. Sono i beni dell’alleanza, dell’amicizia tra Dio e i suoi (prima lettura).
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25/11/2011
Questo è il secondo dei due grandi discorsi del vangelo di Marco (vedi 4, 1-34 per il primo). Scritto in stile e genere apocalittico, esso cerca di spiegare ciò che Gesù, in quanto Figlio dell’uomo significhi per Gerusalemme, per i discepoli cristiani e per l’umanità in genere, mentre esorta tutti alla vigilanza. Nella mente dell’evangelista (come pure in quella di molte persone nella Chiesa primitiva) il ritorno era qualcosa di imminente.
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19/11/2011
Matteo conclude il discorso escatologico e l’intera serie dei discorsi di Gesù con la grandiosa scena del giudizio: l’appartenenza al regno non esige l’esplicita conoscenza di Cristo, ma soltanto la concreta accoglienza del fratello bisognoso. Lo stesso cristiano non gode di alcuna garanzia: anch’egli sarà giudicato unicamente in base alla carità. Ma che significato dare a quei “piccoli miei fratelli?” coi quali Gesù sembra identificarsi? Chi sono? I poveri semplicemente, i discepoli di Gesù o i missionari poveri e perseguitati?
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