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Autore: Don Alberto Abreu Creato: 23/05/2009
Liturgia della domenica

Io sono il buon pastore, dice il Signore; conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me. In quel tempo, i due discepoli che erano ritornati da Èmmaus narravano agli Undici e a quelli che erano con loro ciò che era accaduto lungo la via e come avevano riconosciuto Gesù nello spezzare il pane.

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Perché mi hai veduto, Tommaso, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto! La sera dello stesso giorno i discepoli sono nel timore, la paura, ancora sono ancorati nella paura, conseguenza del peccato, nemmeno la notizia di Aria di Magdala li ha liberati dal timore, non basta sapere che Gesù è risuscitato; solo al sua presenza può dare la sicurezza e la gioia in mezzo all’ostilità del mondo.

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Cristo, nostra Pasqua, è immolato: facciamo festa nel Signore. Che cos’è che fa correre l’apostolo Giovanni al sepolcro? Egli ha vissuto per intero il dramma della Pasqua, essendo molto vicino al suo maestro. Ci sembra perciò inammissibile un’affermazione del genere: “Non avevano infatti ancora compreso la Scrittura”.

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Per noi Cristo si è fatto obbediente fino alla morte e a una morte di croce. Per questo Dio lo esaltò e gli donò il nome che è al di sopra di ogni nome. Che cos’è che fa correre l’apostolo Giovanni al sepolcro? Egli ha vissuto per intero il dramma della Pasqua, essendo molto vicino al suo maestro. Ci sembra perciò inammissibile un’affermazione del genere: “Non avevano infatti ancora compreso la Scrittura”. Eppure era proprio così: non meravigliamoci allora di constatare l’ignoranza attuale, per molti versi simile. Il mondo di Dio, i progetti di Dio sono così diversi che ancor oggi succede che anche chi è più vicino a Dio non capisca e si stupisca degli avvenimenti.

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Se uno mi vuole servire, mi segua, dice il Signore, e dove sono io, là sarà anche il mio servitore. Il Vangelo di questa domenica, 5ª di quaresima, ci avvicina alla Pasqua. Gesù annuncia che il tempo è compiuto, lo annuncia con la sua glorificazione. Il suo amore fedele fino al dono, della vita, realizza fino alla fine il progetto di Dio.In Lui si sta per manifestare quella gloria stessa che è del Padre.

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Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito; chiunque crede in lui ha la vita eterna. In questa quarta Domenica di quaresima Gesù profetizza la sua passione. Come, al comando di Dio, Mosè nel deserto ha innalzato il serpente su un’asta per evitare che gli israeliti morsi dai serpenti velenosi morissero e chi guardava al serpente di bronzo sull’asta guariva, perché è l’amore del Padre verso il peccatore (questo è il segno pasquale), così per noi “guardando” il Suo Cristo crocifisso avviene la guarigione interiore che dona la salvezza. Infatti Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio Gesù perché chiunque crede in Lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna.

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Gesù scaccia i mercati dal tempio Lo Spirito, Parola che originariamente significa “Vento” o “Alito”, rappresenta figuratamente “l’Alito di Dio”; è l’espressione della sua vita, procedente dall’intimo del suo essere. Questo Spirito, che è egli stesso, forza, vita è lo Spirito di verità (Gv.1,4; e la vita era la luce degli uomini), quello che dà testimonianza di Gesù, il datore della vita.

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Una voce uscì dalla nube: Questi è il Figlio Mio, l’amato: Ascoltatelo Lo Spirito, Parola che originariamente significa “Vento” o “Alito”, rappresenta figuratamente “l’Alito di Dio”; è l’espressione della sua vita, procedente dall’intimo del suo essere. Questo Spirito, che è egli stesso, forza, vita è lo Spirito di verità (Gv.1,4; e la vita era la luce degli uomini), quello che dà testimonianza di Gesù, il datore della vita.

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Convertitevi e credete nel vangelo Lo Spirito, Parola che originariamente significa “Vento” o “Alito”, rappresenta figuratamente “l’Alito di Dio”; è l’espressione della sua vita, procedente dall’intimo del suo essere. Questo Spirito, che è egli stesso, forza, vita è lo Spirito di verità (Gv.1,4; e la vita era la luce degli uomini), quello che dà testimonianza di Gesù, il datore della vita.

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Continuiamo la nostra riflessione sulla persona di Gesù, che in queste domeniche ce l’ho ha dimostrato come potenza rivelata da Dio e la sua missione messianica, entrando nella storia di sofferenza (malattia); di oppressione (possessione del demonio); rifiuto sociale (lebbra); peccato (paralitico). Nel nostro vangelo, Gesù, si trova di fronte ad una disperazione di un uomo paralitico inchiodato ad un lettuccio e altri uomini che lo portano di fronte a Lui scoperchiando addirittura il tetto della casa perché non c’era modo di entrare per la porta. Gesù entra nella storia di questo uomo e trova il marcio, il peccato che lo paralizza, cioè l’odio, l’egoismo, superbia, vanagloria, fornicazione, impurità, libertinaggio,divisione, invidie, inimicizie ecc.

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