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Autore: Don Alberto Abreu Creato: 23/05/2009
Liturgia della domenica

Lo Spirito di verità vi guiderà alla verità tutta intera Lo Spirito, Parola che originariamente significa “Vento” o “Alito”, rappresenta figuratamente “l’Alito di Dio”; è l’espressione della sua vita, procedente dall’intimo del suo essere. Questo Spirito, che è egli stesso, forza, vita è lo Spirito di verità (Gv.1,4; e la vita era la luce degli uomini), quello che dà testimonianza di Gesù, il datore della vita.

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Andate e fate discepoli tutti i popoli, dice il Signore. Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo. Esulti di santa gioia la tua Chiesa, o Padre, per il mistero che celebra in questa liturgia di lode, poiché nel tuo Figlio asceso al cielo la nostra umanità è innalzata accanto a te, e noi, membra del suo corpo, viviamo nella speranza di raggiungere Cristo, nostro capo, nella gloria.

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Se uno mi ama, osserverà la mia parola, dice il Signore, e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui. Amore è una parola usata e abusata che corre il rischio di diventare equivoca, di dire tutto e il contrario di tutto. E’ quindi meglio insistere sui suoi contenuti concreti, come fa Giovanni parlando dell’amore di Dio (Seconda lettura: 1Gv 4,7-10) e dell’amore di Cristo (Vangelo: Gv 15,9-17). Giovanni ha scoperto il vero volto di Dio nell’impegno di Cristo per l’uomo. Il mondo di oggi può scoprire chi è Dio ed entrare in comunione con lui solo attraverso la testimonianza di amore e di dedizione dei credenti.

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Rimanete in me e io in voi, dice il Signore; chi rimane in me porta molto frutto. Il tema della liturgia di oggi è il nostro rapporto con Cristo. Gesù, presentandosi come vera vite, si pone come centro significativo della nostra vita cristiana e come condizione essenziale per portare frutto. Ma occorre rimanere in lui (Vangelo: Gv 15, 1-8). Ciò avviene mediante l’osservanza dei suoi comandamenti, in particolare di quelli riguardanti la fede e l’amore fraterno (Seconda lettura: 1Gv 3,18-24). Un esempio di vitale rapporto con il Cristo ci è dato dall’entusiasmo con cui Paolo testimonia la sua fede (Prima lettura: At 9, 26-31). Egli annuncia con coraggio il nome del Signore nonostante l’incertezza della comunità cristiana nei suoi confronti e l’ostilità dei giudei che cercano subito di ucciderlo.

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Io sono il buon pastore, dice il Signore; conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me. Il dinamismo della potenza divina e liberatrice del Risorto, in forza del «nome di Gesù Cristo», continua ad agire attraverso coloro che egli ha costituito pastori della sua Chiesa perché, nel suo nome, conducano gli uomini alla salvezza. È in questa prospettiva che Pietro afferma la necessità dell’unico gregge sotto un solo pastore: «In nessun altro c’è salvezza» (prima lettura).

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Io sono il buon pastore, dice il Signore; conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me. In quel tempo, i due discepoli che erano ritornati da Èmmaus narravano agli Undici e a quelli che erano con loro ciò che era accaduto lungo la via e come avevano riconosciuto Gesù nello spezzare il pane.

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Perché mi hai veduto, Tommaso, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto! La sera dello stesso giorno i discepoli sono nel timore, la paura, ancora sono ancorati nella paura, conseguenza del peccato, nemmeno la notizia di Aria di Magdala li ha liberati dal timore, non basta sapere che Gesù è risuscitato; solo al sua presenza può dare la sicurezza e la gioia in mezzo all’ostilità del mondo.

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Cristo, nostra Pasqua, è immolato: facciamo festa nel Signore. Che cos’è che fa correre l’apostolo Giovanni al sepolcro? Egli ha vissuto per intero il dramma della Pasqua, essendo molto vicino al suo maestro. Ci sembra perciò inammissibile un’affermazione del genere: “Non avevano infatti ancora compreso la Scrittura”.

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Per noi Cristo si è fatto obbediente fino alla morte e a una morte di croce. Per questo Dio lo esaltò e gli donò il nome che è al di sopra di ogni nome. Che cos’è che fa correre l’apostolo Giovanni al sepolcro? Egli ha vissuto per intero il dramma della Pasqua, essendo molto vicino al suo maestro. Ci sembra perciò inammissibile un’affermazione del genere: “Non avevano infatti ancora compreso la Scrittura”. Eppure era proprio così: non meravigliamoci allora di constatare l’ignoranza attuale, per molti versi simile. Il mondo di Dio, i progetti di Dio sono così diversi che ancor oggi succede che anche chi è più vicino a Dio non capisca e si stupisca degli avvenimenti.

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Se uno mi vuole servire, mi segua, dice il Signore, e dove sono io, là sarà anche il mio servitore. Il Vangelo di questa domenica, 5ª di quaresima, ci avvicina alla Pasqua. Gesù annuncia che il tempo è compiuto, lo annuncia con la sua glorificazione. Il suo amore fedele fino al dono, della vita, realizza fino alla fine il progetto di Dio.In Lui si sta per manifestare quella gloria stessa che è del Padre.

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