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Autore: Creato: 23/05/2009 RssIcon
Liturgia della domenica. I vostri commenti sono come sempre bene accetti.
Da Don Alberto Abreu su 27/06/2009

Il Signore disse: “Fanciulla, io ti dico alzati” Ecco due miracoli di Gesù legati uno all’altro. Il loro messaggio è complementare. Si tratta di due donne: una all’inizio della sua vita, l’altra al termine di lunghe sofferenze che la sfiniscono. Né l’una né l’altra possono più essere salvate dagli uomini (vv. 23 e 26). Ma sia l’una che l’altra saranno salvate dall’azione congiunta della forza che emana da Gesù e dalla fede: per la donna la propria fede, per la bambina la fede di suo padre (vv. 34 e 36).

Da Don Alberto Abreu su 20/06/2009

Maestro, non ti importa che siamo perduti? In questo brano tutto è volto a descrivere la situazione dell’umanità nella sua lenta storia e tutto mira ad annunciare il piano divino che il Figlio di Dio vuole realizzare, la salvezza del genere umano. È venuta la sera: la notte della paura e del dubbio; la fine del giorno e delle sue effimere certezze. Gesù invita la sua Chiesa a prendere il largo e a “passare” all’altra riva. Si tratta di un invito alla Pasqua che è un “passaggio”: passaggio del mar Rosso per il popolo eletto, liberato dalla schiavitù e condotto alla libertà; passaggio dalla morte per il Figlio dell’uomo liberato dal peccato e condotto alla gloria.

Da Don Alberto Abreu su 11/06/2009

“Io sono il pane disceso dal cielo”, dice il Signore Gesù ci ha promesso di stare con noi fino alla fine del mondo (Mt 28,20). Egli ha mantenuto la sua parola in molti modi. Egli è con noi nella sua parola, che è sempre una parola viva e santa, che conduce al Padre chi ad essa si affida. Egli è presente, ancora di più, nel sacramento del suo corpo e del suo sangue. E ciò merita certo una festa. Questo sacramento ci colma, innanzi tutto perché fa arrivare fino a noi l’“incarnazione” del Verbo divino: Dio continua a venire per restare.

Da Don Alberto Abreu su 05/06/2009

Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Al culmine della Pasqua conclusa con la Pentecoste, si da di nuovo inizio al tempo Ordinario con la solennità della Santissima Trinità. Gesù prima di ascendere ai cieli lascio questo comando ben preciso: “Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo”, la manifestazione totale della Santissima trinità.

Da Don Alberto Abreu su 30/05/2009

Lo Spirito di verità vi guiderà alla verità tutta intera Lo Spirito, Parola che originariamente significa “Vento” o “Alito”, rappresenta figuratamente “l’Alito di Dio”; è l’espressione della sua vita, procedente dall’intimo del suo essere. Questo Spirito, che è egli stesso, forza, vita è lo Spirito di verità (Gv.1,4; e la vita era la luce degli uomini), quello che dà testimonianza di Gesù, il datore della vita.

Da Don Alberto Abreu su 22/05/2009

Andate e fate discepoli tutti i popoli, dice il Signore. Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo. Esulti di santa gioia la tua Chiesa, o Padre, per il mistero che celebra in questa liturgia di lode, poiché nel tuo Figlio asceso al cielo la nostra umanità è innalzata accanto a te, e noi, membra del suo corpo, viviamo nella speranza di raggiungere Cristo, nostro capo, nella gloria.

Da Don Alberto Abreu su 17/05/2009

Se uno mi ama, osserverà la mia parola, dice il Signore, e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui. Amore è una parola usata e abusata che corre il rischio di diventare equivoca, di dire tutto e il contrario di tutto. E’ quindi meglio insistere sui suoi contenuti concreti, come fa Giovanni parlando dell’amore di Dio (Seconda lettura: 1Gv 4,7-10) e dell’amore di Cristo (Vangelo: Gv 15,9-17). Giovanni ha scoperto il vero volto di Dio nell’impegno di Cristo per l’uomo. Il mondo di oggi può scoprire chi è Dio ed entrare in comunione con lui solo attraverso la testimonianza di amore e di dedizione dei credenti.

Da Don Alberto Abreu su 10/05/2009

Rimanete in me e io in voi, dice il Signore; chi rimane in me porta molto frutto. Il tema della liturgia di oggi è il nostro rapporto con Cristo. Gesù, presentandosi come vera vite, si pone come centro significativo della nostra vita cristiana e come condizione essenziale per portare frutto. Ma occorre rimanere in lui (Vangelo: Gv 15, 1-8). Ciò avviene mediante l’osservanza dei suoi comandamenti, in particolare di quelli riguardanti la fede e l’amore fraterno (Seconda lettura: 1Gv 3,18-24). Un esempio di vitale rapporto con il Cristo ci è dato dall’entusiasmo con cui Paolo testimonia la sua fede (Prima lettura: At 9, 26-31). Egli annuncia con coraggio il nome del Signore nonostante l’incertezza della comunità cristiana nei suoi confronti e l’ostilità dei giudei che cercano subito di ucciderlo.

Da Don Alberto Abreu su 03/05/2009

Io sono il buon pastore, dice il Signore; conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me. Il dinamismo della potenza divina e liberatrice del Risorto, in forza del «nome di Gesù Cristo», continua ad agire attraverso coloro che egli ha costituito pastori della sua Chiesa perché, nel suo nome, conducano gli uomini alla salvezza. È in questa prospettiva che Pietro afferma la necessità dell’unico gregge sotto un solo pastore: «In nessun altro c’è salvezza» (prima lettura).

Da Don Alberto Abreu su 26/04/2009

Io sono il buon pastore, dice il Signore; conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me. In quel tempo, i due discepoli che erano ritornati da Èmmaus narravano agli Undici e a quelli che erano con loro ciò che era accaduto lungo la via e come avevano riconosciuto Gesù nello spezzare il pane.