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Autore: Don Alberto Abreu Creato: 23/05/2009
Liturgia della domenica

Dove potremo comprare il pane per tanta gente? Tutti gli evangelisti ci riportano il racconto del miracolo della moltiplicazione dei pani. Si tratta di nutrire una grande folla di persone, di seguaci di Gesù, radunati sulla riva nord-est del lago di Tiberiade (cf. Mt 14,13-21; Mc 6,32-44; Lc 9,10b-17). Come dimostra l’atteggiamento dei partecipanti, essi interpretano questo pasto come un segno messianico. La tradizione ebraica voleva che il Messia rinnovasse i miracoli compiuti da Mosè durante la traversata del deserto. Ecco perché, secondo questa attesa messianica, si chiamava “profeta” il futuro Salvatore, cioè “l’ultimo Mosè”.

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Gesù vide una grande folla, ebbe compassione di loro Come mostrano la prima lettura ed il Vangelo stesso di questa domenica, al centro della parola che la liturgia ci porta c’è il fatto che Dio ha concretizzato le sue promesse in Gesù di Nazareth: attraverso il suo Salvatore Egli veglia sul suo popolo. Il Vangelo descrive la “piccola” gente di Galilea che si affolla al seguito di Gesù come una comunità di uomini sfiniti di cui nessuno si occupa, come pecore senza un pastore senza una guida. Essi hanno sentito, hanno riconosciuto nel loro cuore che Gesù si occupa e si preoccupa sinceramente di loro, che ha il potere di venire veramente in loro aiuto. Gesù è ciò che fa, portando l’indispensabile salvezza a tutti quelli che si rivolgono a lui fiduciosi, nella loro disgrazia sia fisica che sociale o spirituale.

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Gesù percorreva i villaggi, insegnando Per mezzo dei suoi messaggeri, Dio ha preparato l’umanità, nel corso di una lunga storia, alla venuta di suo Figlio e alla rivelazione della salvezza da lui portata. Partendo dal popolo di Israele, il suo amore redentore doveva estendersi a tutti gli uomini. È il motivo per cui Gesù ha chiamato i Dodici a formare il nucleo del popolo definitivo di Dio e li ha fatti suoi collaboratori. Li ha costituiti per dargli l’incarico di vincere il potere del male, di guarire e di salvare gli uomini che avessero ascoltato e creduto nel loro messaggio.

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Gesù percorreva i villaggi d’intorno insegnando Nella storia, nel quotidiano più ordinario, Dio, l’Eterno si fa prossimo dell’uomo. Attira la sua attenzione e gli invia dei “segni”: per esempio, facciamo l’esperienza inattesa del suo aiuto; incontriamo un uomo che testimonia di lui con forza. La sua preghiera ci coinvolge e noi “prendiamo gusto a essere con Dio”. Ascoltiamo la sua parola in modo nuovo. Scopriamo subito il suo intervento negli avvenimenti della nostra vita ne scopriamo sempre più chiaramente il “filo conduttore”. Ma può accadere che talvolta percepiamo l’incontro con lui come una esigenza che ci disturba, perché non percepita come tale, che ci irrita e ci provoca. Una risposta affermativa necessita di abbandonare la terra ferma, osar affrontare l’ignoto, un cambiamento, a volte radicale.

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Il Signore disse: “Fanciulla, io ti dico alzati” Ecco due miracoli di Gesù legati uno all’altro. Il loro messaggio è complementare. Si tratta di due donne: una all’inizio della sua vita, l’altra al termine di lunghe sofferenze che la sfiniscono. Né l’una né l’altra possono più essere salvate dagli uomini (vv. 23 e 26). Ma sia l’una che l’altra saranno salvate dall’azione congiunta della forza che emana da Gesù e dalla fede: per la donna la propria fede, per la bambina la fede di suo padre (vv. 34 e 36).

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Maestro, non ti importa che siamo perduti? In questo brano tutto è volto a descrivere la situazione dell’umanità nella sua lenta storia e tutto mira ad annunciare il piano divino che il Figlio di Dio vuole realizzare, la salvezza del genere umano. È venuta la sera: la notte della paura e del dubbio; la fine del giorno e delle sue effimere certezze. Gesù invita la sua Chiesa a prendere il largo e a “passare” all’altra riva. Si tratta di un invito alla Pasqua che è un “passaggio”: passaggio del mar Rosso per il popolo eletto, liberato dalla schiavitù e condotto alla libertà; passaggio dalla morte per il Figlio dell’uomo liberato dal peccato e condotto alla gloria.

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“Io sono il pane disceso dal cielo”, dice il Signore Gesù ci ha promesso di stare con noi fino alla fine del mondo (Mt 28,20). Egli ha mantenuto la sua parola in molti modi. Egli è con noi nella sua parola, che è sempre una parola viva e santa, che conduce al Padre chi ad essa si affida. Egli è presente, ancora di più, nel sacramento del suo corpo e del suo sangue. E ciò merita certo una festa. Questo sacramento ci colma, innanzi tutto perché fa arrivare fino a noi l’“incarnazione” del Verbo divino: Dio continua a venire per restare.

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Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Al culmine della Pasqua conclusa con la Pentecoste, si da di nuovo inizio al tempo Ordinario con la solennità della Santissima Trinità. Gesù prima di ascendere ai cieli lascio questo comando ben preciso: “Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo”, la manifestazione totale della Santissima trinità.

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Lo Spirito di verità vi guiderà alla verità tutta intera Lo Spirito, Parola che originariamente significa “Vento” o “Alito”, rappresenta figuratamente “l’Alito di Dio”; è l’espressione della sua vita, procedente dall’intimo del suo essere. Questo Spirito, che è egli stesso, forza, vita è lo Spirito di verità (Gv.1,4; e la vita era la luce degli uomini), quello che dà testimonianza di Gesù, il datore della vita.

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Andate e fate discepoli tutti i popoli, dice il Signore. Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo. Esulti di santa gioia la tua Chiesa, o Padre, per il mistero che celebra in questa liturgia di lode, poiché nel tuo Figlio asceso al cielo la nostra umanità è innalzata accanto a te, e noi, membra del suo corpo, viviamo nella speranza di raggiungere Cristo, nostro capo, nella gloria.

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