Da Don Alberto Abreu su
18/05/2012
Questo brano riecheggia passi di altri vangeli quali Lc. 24,36-49; Gv. 20,19-23; Mt. 28,16-20. L’apparizione forma un crescendo in questa finale, come appare dai termini “proton” (prima) in 16,9; “hetera” (dopo) in 16,12; e “hjsteron” (infine) in 16,14. Il crescendo è creato anche dal rimprovero indirizzato ai discepoli, punto culminante delle informazioni sulla loro incredulità. “Andate in tutto il mondo”: una versione indipendente di Mt. 28,18-20. Non si può fare a meno di rilevare l’universalismo.
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14/05/2012
Si dimentica forse una donna del suo bambino, cosi da non commuoversi per il figlio delle sue viscere?
Anche se costoro si dimenticassero, io invece non ti dimenticherò mai.
Ecco, sulle palme delle mie mani ti ho disegnato, le tue mura sono sempre davanti a me (Is 49, 15-16)
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11/05/2012
Durante la lettura del Vangelo, nel corso della celebrazione liturgica, è il Signore Gesù Cristo che parla ai suoi discepoli. Oggi ci dice che siamo tutti suoi amici, che gli apparteniamo attraverso la fede e attraverso il battesimo. Egli l’ha provato rivelandoci il suo segreto e la sua missione di Figlio di Dio. Ci ha detto che Dio, nella sua onnipotenza divina, ci ama tutti. Per mezzo di suo Figlio Gesù Cristo, ci ha fatto entrare nella comunione di amore che esiste fin dall’eternità tra lui e suo Figlio.
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07/05/2012
Siamo fatti per vivere felici, anche con il nostro corpo.
Ma capita che il corpo si ammali.
Perché l’uomo è anche un essere fragile: presto o tardi è colpito dalla malattia, e talvolta ne muore.
Ma l’uomo esiste per vivere, non per soffrire!
Come riesce ad attraversare questa prova?
Può condividere con altri questa esperienza?
In che modo la Chiesa accompagna i malati?
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03/05/2012
L’ultima frase del capitolo precedente: “Alzatevi, andiamo via di qui” sembrava concludere il discorso che Gesù stava rivolgendo ai discepoli nel cenacolo. Invece inizia con questo capitolo 15 il “secondo discorso di addio”. Attraverso un’immagine molto nota all’AT, quella della vite-vigna (Isaia 5,1-7; 27,2-6; Ezechiele 15,1-8; 17,5-10; Salmo 80,9- 17), che ora Gesù applica a se stesso, (mentre nelle pagine bibliche era attribuita all’intero Israele), si delinea il rapporto di comunione che deve intercorrere tra Gesù e i discepoli.
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30/04/2012
Si deve aver paura del piacere?
La Chiesa, in ogni caso, non ne ha paura! E tuttavia…
Molto spesso, si ritiene che la fede non vada molto d’accordo con la gioia di vivere.
Come se esistesse un’incompatibilità tra godere della vita e crede in Dio.
Ma al Dio in cui credono i cristiani piacciono gli uomini felici.
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25/04/2012
Questo brano si inserisce in un contesto più ampio che va dalla festa delle Capanne a quella della Dedicazione[38], che abbraccia praticamente i capitoli 7-10 di Giovanni. Valenti studiosi ritengono che questo brano debba essere compreso alla luce di un contesto più ampio che abbraccia i capitoli precedenti. E precisamente: Gesù che si proclama sorgente d’acqua viva (7,37-38) e luce del mondo (8,12), che rivela la sua identità nel recinto sacro del tempio (c. 8) e guarisce il cieco nato (c. 9). Si tratta quindi della rivelazione della sua persona e della sua opera.
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17/04/2012
In questa scena soltanto Gesù agisce e parla: saluta, domanda, rimprovera, mostra le mani e i piedi e, perfino, mangia davanti ai suoi discepoli. Non si dice se hanno toccato Gesù e neppure, almeno esplicitamente, se hanno creduto. Di loro, però, sono descritti i sentimenti interiori: lo sconcerto e la paura, il turbamento e il dubbio, lo stupore e l’incredulità, la gioia.
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17/04/2012
11 mila copie già vendute. Altre 20 mila ordinate dalle librerie. L’ultimo esorcista vola e il motivo è uno: padre Amorth sa catturare l’attenzione del pubblico come pochi.
Ha catturato anche la mia di attenzione, mentre un anno fa passavo due ore con lui a settimana per mettere insieme i pezzi di questo libro.
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17/04/2012
Nella vita quotidiana si può, troppo spesso, avere l’impressione che, decisamente, “non si ha la possibilità di scegliere!”
E, tuttavia, siamo costantemente indotti a prendere decisioni, piccole o grandi.
In che modo vivere queste scelte come una vera e propria scommessa sulla nostra libertà umana?.
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