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Inviato da: Don Alberto Abreu
28/11/2009 

29 novembre 2009 – I Domenica di Avvento
Ciclo Liturgico: anno “C”

Mostraci, Signore
la tua misericordia

Mostraci, Signore la tua misericordia

Vangelo (Luca 21, 25-28.34-36)

PRIMA LETTURA
Farò germogliare per Davide un germoglio giusto (Ger 33,14-16).

SALMO RESPONSORIALE
Rit: A te, Signore, innalzo l’anima mia, in te confido (Sal 24).

SECONDA LETTURA
Il Signore renda saldi i vostri cuori al momento della venuta di Cristo (1Ts 3,12-4,2).
Canto al Vangelo (Mc 11,9.10)
Alleluia, alleluia.
Mostraci, Signore, la tua misericordia
e donaci la tua salvezza.
Alleluia.

 

VANGELO (Luca 21, 25-28.34-36)
+ Dal Vangelo secondo Luca

  1. In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Vi saranno segni nel sole, nella luna e nelle stelle, e sulla terra angoscia di popoli in ansia per il fragore del mare e dei flutti, mentre gli uomini moriranno per la paura e per l’attesa di ciò che dovrà accadere sulla terra. Le potenze dei cieli infatti saranno sconvolte.
  2. Allora vedranno il Figlio dell’uomo venire su una nube con grande potenza e gloria.
  3. Quando cominceranno ad accadere queste cose, risollevatevi e alzate il capo, perché la vostra liberazione è vicina.
  1. State attenti a voi stessi, che i vostri cuori non si appesantiscano in dissipazioni, ubriachezze e affanni della vita e che quel giorno non vi piombi addosso all’improvviso;
  2. come un laccio infatti esso si abbatterà sopra tutti coloro che abitano sulla faccia di tutta la terra.
  3. Vegliate in ogni momento pregando, perché abbiate la forza di sfuggire a tutto ciò che sta per accadere, e di comparire davanti al Figlio dell’uomo».

Parola del Signore

 

Riflessione:

La Redenzione è vicina

La padronanza sempre maggiore dell’uomo moderno sulle realtà del mondo, la capacità di «possedere» gli avvenimenti e di ridurli a qualcosa di prevedibile, non lasciano posto per la «vigilanza» nel senso biblico della parola, ma solo per la «previdenza».

Il compito che attende tutti gli uomini di oggi è complesso: si tratta di trasformare il mondo, di promuovere le strutture che lo rendano abitabile dall’uomo, di inventare e re-inventare continuamente per superare le grandi sfide che si impongono all’umanità di oggi: la fame, la guerra, l’ingiustizia... Arriverà il giorno in cui tutto sarà previsto e nulla potrà più disturbare la sicurezza umana?

L’uomo antico sentiva che gli mancavano le risorse per arrivare da solo al compimento dell’avventura umana, e in questa povertà scopriva il Dio che salva.

Il popolo ebreo si sentiva guidato da Iahvè nella fedeltà all’alleanza e ne attendeva vigilante la venuta: «Io realizzerò le promesse...» (v. 14) (prima lettura).

Per i primi cristiani l’evento storico di Gesù di Nazaret manifestava talmente «il Signore che viene» da mobilitare dinanzi a lui tutta la loro attenzione e tutte le loro energie (seconda lettura).

Il Vangelo di Luca è indirizzato ai cristiani della sua epoca ma anche a quelli di tutti i tempi, che devono vivere nella fede del Signore in mezzo al mondo. Sono parole di consolazione e di speranza, di fronte alle tribolazioni e alle tristezze della vita.

Gli stessi avvenimenti che disorientano gli uomini saranno per i cristiani il segno che l’ora della salvezza si avvicina. Dietro tutte le peripezie, per quanto dolorose possano essere, essi potranno scoprire il Signore che annuncia la sua venuta, la sua redenzione, e l’inizio di un nuovo avvenire.

La venuta del Signore non è considerata come una cosa vicina nel tempo. I cristiani devono pensare che la storia duri a lungo, fino alla creazione definitiva del Regno di Dio. È necessario dunque che essi abbiano un’attitudine paziente di fronte alle avversità, e perseverante nel cammino che li conduce alla vita piena.

Così, il vangelo mette in guardia contro il pericolo di rilassarsi nel quotidiano. Bisogna restare vigili, in preghiera, e chiedere forza, perché ogni affanno terreno smussa i cuori, distrae il pensiero e impedisce di vivere, senza angoscia né sorpresa, l’attesa gioiosa del Signore che è misericordia e vita nuova.



Nell’attesa della sua venuta

La celebrazione dell’Eucaristia colloca chi vi partecipa in stato di attesa del Signore, e insieme realizza quel lento e paziente ritorno del Signore nella storia dell’umanità e di ogni uomo, fino a «quando verrà di nuovo nello splendore della sua gloria».

Partecipare all’Eucaristia con la convinzione che il ritorno del Signore è cosa estranea alla storia degli uomini perché vanificherà ogni sforzo umano con la sua subitaneità, è mentire all’Eucaristia fatta dal pane e dall’amore dell’uomo stesso; è non capire il vero significato del ritorno del Signore.

Il Regno, nel suo divenire, è presente; si tratta di imparare a scoprirlo. Chi è vigilante si preoccupa dell’estensione del Regno del Figlio dell’uomo, così da scoprirlo in germe in ciascuno ed in tutti.

La vigilanza della Chiesa — quella che la tiene pronta per il ritorno del suo Signore — riguarda oggi in modo tutto speciale la sua cattolicità. Ad ogni Chiesa locale viene continuamente chiesto di andare incontro al Signore che viene, con l’animo aperto all’universalismo della carità. Ogni Chiesa deve dunque stare attenta a non cadere nella tentazione del particolarismo, a non legare il cristianesimo a un popolo, o a un gruppo culturale privilegiato.



Preghiera nel silenzio della comunione:

Signore Gesù, grazie di tutto cuore per la tua presenza eucaristica, la tua presenza nella benedizione, Gesù tu stai alla porta, e noi ci prepariamo ad accoglierti con il cuore aperto, Gesù ti preghiamo destaci dal sonno, per vegliare ed essere pronti alla tua venuta, manda il tuo Santo Spirito a ravvivare quando il nostro cuore è appesantito delle cose di questo mondo, illuminaci quando le tenebre ricoprono i nostri occhi per impedire di vedere le tue meraviglie, accresci la nostra fede quando ci allontaniamo da te. Vieni Gesù presto.

Maria, Madre nostra, tu sei la donna della attesa, della speranza, aiutaci a risorgere del peccato, per andare incontro a Gesù tuo Figlio, non lasciarci cadere nelle tenebre della disperazione, accompagnaci a sperare con fiducia e speranza l’amore e la pace che solo il tuo Figlio ci da, grazie Mamma, predici per mano e portaci al tuo Figlio Gesù. A te eleviamo la nostra preghiera Ave Maria.

Copyright ©2009 Don Alberto Abreu

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