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Written by: Don Alberto Abreu
12/12/2009 

13 dicembre 2009 – III Domenica di Avvento
Ciclo Liturgico: anno “C”

Interrogavano Giovanni:
“che cosa dobbiamo fare?”

Interrogavano Giovanni: “che cosa dobbiamo fare?”

Vangelo (Luca 3, 10-18)

PRIMA LETTURA
Il Signore esulterà per te con grida di gioia (Sof 3,14-18).

SALMO RESPONSORIALE
Rit: Canta ed esulta, perché grande in mezzo a te è il Santo d’Israele (Is 12).

SECONDA LETTURA
Siate integri e irreprensibili per il giorno di Cristo (Fil 4,4-7).
Alleluia, alleluia.
Lo Spirito del Signore è sopra di me,
mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio.
Alleluia.

 

VANGELO (Luca 3, 10-18)
+ Dal Vangelo secondo Luca

  1. In quel tempo, le folle interrogavano Giovanni, dicendo: «Che cosa dobbiamo fare?».
  2. Rispondeva loro: «Chi ha due tuniche, ne dia a chi non ne ha, e chi ha da mangiare, faccia altrettanto».
  3. Vennero anche dei pubblicani a farsi battezzare e gli chiesero: «Maestro, che cosa dobbiamo fare?».
  4. Ed egli disse loro: «Non esigete nulla di più di quanto vi è stato fissato».
  5. Lo interrogavano anche alcuni soldati: «E noi, che cosa dobbiamo fare?». Rispose loro: «Non maltrattate e non estorcete niente a nessuno; accontentatevi delle vostre paghe».
  6. Poiché il popolo era in attesa e tutti, riguardo a Giovanni, si domandavano in cuor loro se non fosse lui il Cristo,
  7. Giovanni rispose a tutti dicendo: «Io vi battezzo con acqua; ma viene colui che è più forte di me, a cui non sono degno di slegare i lacci dei sandali. Egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco.
  8. Tiene in mano la pala per pulire la sua aia e per raccogliere il frumento nel suo granaio; ma brucerà la paglia con un fuoco inestinguibile».
  9. Con molte altre esortazioni Giovanni evangelizzava il popolo.

Parola del Signore

 

Riflessione:

Rallegratevi: Il Signore è Vicino

Mentre il paese è nella massima miseria morale, Sofonia proclama il suo messaggio e predica al popolo drammi dolorosi a cui sfuggirà solo un piccolo resto. Tuttavia annuncia anche giorni migliori per Gerusalemme (prima lettura).

E Dio che si rivela, si fa presente e preserva il popolo dalla guerra; è lui che, col suo amore, permette all’alleanza di riprendere nuovo vigore.

Anche san Paolo (seconda lettura) conferma questa realtà ed esorta a saper leggere negli avvenimenti questa presenza di Dio. Egli, prigioniero, ha ricevuto il soccorso di Dio e quello dei cristiani di Filippi, e perfino una vaga promessa di liberazione (Fil 2,24).

La vicinanza del Signore è una presenza di Dio nella vita cristiana di ogni giorno, fino al compiersi della Parusìa (= Nella teologia cristiana, indica il ritorno glorioso di Gesù alla fine dei tempi). Vivendo in questa vicinanza, il cristiano vive nella calma (v. 6), nella pace (v. 7), nella preghiera (v. 6), nella gioia (v. 4).

L’annuncio profetico di Giovanni Battista trova un’eco in quelli che lo ascoltano. Vanno da lui per domandargli: “Cosa dobbiamo fare?”. Giovanni si rifà alla tradizione dei profeti e risponde che la condizione necessaria è il compimento del comandamento dell’amore del proprio prossimo, espressione reale dell’amore di Dio. Giovanni non esige la durezza della vita che egli conduce, non disapprova neanche le attività proprie ai laici che vanno verso di lui. Tuttavia, egli sa indicare a ognuno quello che deve convertire in se stesso, e come realizzare i propri doveri verso il prossimo, e nello stesso tempo indicare loro chiaramente dove risiedono l’ingiustizia e l’errore che devono essere superati.

Quando gli si domanda se egli è il Messia, Giovanni Battista risponde di no, e non accetta alcun legame alla sua persona, nessuna adesione personale qualunque essa sia. Con umiltà proclama che il Messia si trova sulla terra, che lui solo possiede il battesimo vero. Questo non si farà con l’acqua, ma con lo Spirito Santo e il fuoco, per tutti coloro che vorranno vivere la conversione completa. Solo il Messia potrà riunire il frumento e bruciare la paglia in un rogo, dettare il giudizio della misericordia. Giovanni non è neanche degno di slegare i suoi sandali; a lui, Giovanni, è stato solo chiesto di preparare il cammino del Signore.



Comunicare la gioia

Il fatto di avere nei cieli un Padre comune che ci ama e che possiamo incontrare, non può non essere una sorgente di gioia per i cristiani: una gioia che va comunicata, riversata sui fratelli.

Troppi hanno trasformato il cristianesimo in musoneria, troppi soffocano tra gli sbadigli l’assemblea eucaristica. Questa nostra era, eccessivamente problematica, ha deteriorato il gusto della festività e della fantasia. Celebriamo ancora delle feste, ma mancano spesso di brio e di emozione. Anche le feste più tradizionali hanno qualcosa di vacuo e frenetico. Sembriamo ansiosamente, perfino ossessivamente decisi a divertirci, ma sotto la superficie avvertiamo la mancanza di qualcosa di autentico.

Anche la nostra fantasia è diventata anemica: cinema e televisione hanno malamente surrogato i nostri sogni. Per sua natura l’uomo è una creatura che non soltanto lavora e pensa, ma canta, danza, prega, racconta, celebra. Insieme, festività e fantasia permettono all’uomo di sperimentare il presente in modo più ricco, gioioso e creativo. Il Dio che continuamente «viene» è colui che dà inizio alla «festa» e ne costituisce la ragione ultima.

Oggi stiamo forse assistendo ad una rinascita di queste facoltà che l’èra della industrializzazione aveva mortificato; anche nelle chiese il canto, il colore, il movimento e nuove forme di musica sottolineano la riscoperta di altri elementi della celebrazione.



Preghiera nel silenzio della comunione:

Signore Gesù, ti ringraziamo per la tua presenza eucaristica, per la tua presenza nella tua benedizione. Gesù tu sei gioia ed esultiamo, perché tu sei la nostra pace, Gesù mandaci il tuo Spirito Santo a santificare il nostro rapporto con gli altri, il nostro rapporto con noi stessi, liberaci dallo stress, dalla depressione, dallo esaurimento mentale, allontanaci dalle insidie del male, donaci luce quando siamo nelle tenebre, donaci una totale fiducia in Te.

Maria Madre nostra, tu sei la fedele ancella, perché ai creduto alle parole del Signore, il tuo Sì, sia il nostro sì, la tua obbedienza sia la nostra obbedienza, il tuo amore sia il nostro amore, aiutaci ad essere umile e mite come Tu Madre. Maria prendici per mano e portaci al tuo Figlio Gesù. A te eleviamo la nostra preghiera Ave Maria.

Copyright ©2009 Don Alberto Abreu

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