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Written by: Don Alberto Abreu
14/01/2010 

17 gennaio 2010 – II Domenica Tempo Ordinario
Ciclo Liturgico: anno “C”

A Cana di Galilea fu l’inizio
dei segni compiuti da Gesù

A Cana di Galilea fu l’inizio dei segni compiuti da Gesù

Vangelo (Giovanni 2, 1-11)

PRIMA LETTURA
Gioirà lo sposo per la sposa (Is 62,1-5).

SALMO RESPONSORIALE
Rit: Annunciate a tutti i popoli le meraviglie del Signore (Sal 95).

SECONDA LETTURA
L’unico e medesimo Spirito distribuisce a ciascuno come vuole (1Cor 12,4-11).
Alleluia, alleluia.
Dio ci ha chiamati mediante il Vangelo,
per entrare in possesso della gloria
del Signore nostro Gesù Cristo.
Alleluia.

 

VANGELO (Giovanni 2, 1-11)
+ Dal Vangelo secondo Giovanni

  1. In quel tempo (il terzo giorno), vi fu una festa di nozze a Cana di Galilea e c’era la madre di Gesù.
  2. Fu invitato alle nozze anche Gesù con i suoi discepoli.
  3. Venuto a mancare il vino, la madre di Gesù gli disse: «Non hanno vino».
  4. E Gesù le rispose: «Donna, che vuoi da me? Non è ancora giunta la mia ora».
  5. Sua madre disse ai servitori: «Qualsiasi cosa vi dica, fatela».
  6. Vi erano là sei anfore di pietra per la purificazione rituale dei Giudei, contenenti ciascuna da ottanta a centoventi litri.
  7. E Gesù disse loro: «Riempite d’acqua le anfore»; e le riempirono fino all’orlo.
  8. Disse loro di nuovo: «Ora prendetene e portatene a colui che dirige il banchetto». Ed essi gliene portarono.
  9. Come ebbe assaggiato l’acqua diventata vino, colui che dirigeva il banchetto – il quale non sapeva da dove venisse, ma lo sapevano i servitori che avevano preso l’acqua – chiamò lo sposo
  10. e gli disse: «Tutti mettono in tavola il vino buono all’inizio e, quando si è già bevuto molto, quello meno buono. Tu invece hai tenuto da parte il vino buono finora».
  11. Questo, a Cana di Galilea, fu l’inizio dei segni compiuti da Gesù; egli manifestò la sua gloria e i suoi discepoli credettero in lui.

Parola del Signore

 

Riflessione:

Non è venuta la mia ora, dice Gesù alla Madre che, a tutta prima, sembra essere stata importuna dicendo: “Non hanno più vino”.

Cos’è l’”ora”?

Per Giovanni è il momento cruciale, del Calvario anzitutto; la cruna dell’ago attraverso cui deve passare per essere rivoltata tutta quanta la storia, di tutti gli uomini e di tutti i tempi; ma l’ora è anche il tempo della missione pubblica che la prepara: quello è il tempo dei segni, dei miracoli!

Anche Gesù obbedisce ad un tempo che non è il suo, che il Padre gli ha assegnato, di cui egli non è più in un certo senso padrone perché, pur essendo Dio, ha lasciato la sua forma divina presso il Padre e non vuole disporne come uomo.

L’umanissimo miracolo di Cana è un miracolo della fede di Maria. Come sarà per la cananea, come avverrà per il centurione, la fede di Maria ottiene dal Padre che Gesù anticipi l’ora. E si vede allora la forza della “donna” che apre qui al banchetto di Cana e chiude sotto la croce gli estremi dell’”ora”.

La forza della fede brilla pure nella gioia del maestro di tavola mentre gusta il buon vino: la compagnia di Dio all’uomo è umanissima ed integrale. “Non di solo pane”, dirà Gesù, ma intanto fornisce ai commensali, che allietano gli sposi, dell’ottimo vino.



Nella Fede nasce la Nuova Comunità

Gesù è un uomo come noi: ha degli amici e accetta un invito nozze insieme alla madre e ai suoi primi discepoli. Questa vicinanza lo rende «accessibile», «conoscibile» a noi.

Però Cristo è anche «mistero» se lui stesso non si rivela, se non manifesta la sua identità. Una rivelazione che farà a poco a poco.



Tutto comincia con una festa di nozze...

Giovanni ripensando ai tanti fatti in cui era stato coinvolto, scopre che Gesù ha cominciato a rivelare la propria identità a Cana; e questa rivelazione culminerà nella morte, l’ora di Gesù.

Anche l’adesione dei discepoli a Cristo ha una storia: la fede comincia a sbocciare proprio a Cana. Qui nasce un nuovo rapporto con il Cristo e, di conseguenza, un nuovo rapporto fra di loro. Il legame che farà di loro una comunità è la fede comune in Gesù, Cristo comincia a rivelare la sua identità non in modo verbale esplicito, quasi con formule dogmatiche, ma attraverso il linguaggio dei gesti.

«Gesù — si legge nel Catechismo degli adulti — non compie miracoli per esaltare se stesso o procurarsi la fama di guaritore e di profeta potente. Rifiuta anzi di favorire l’entusiasmo della folla alla ricerca di miracoli; né vuole alimentare le aspettative nazionalistiche di quelli che attendevano un “profeta” liberatore politico.

Ai miracoli che compie, Gesù dà un senso preciso. Risana quei lebbrosi, non tutti i lebbrosi; ridà la vista a quei ciechi, non a tutti i ciechi; fa camminare quel paralitico, non tutti i paralitici; rianima dalla morte Lazzaro, la figlia di Giairo, il figlio della vedova di Nain, non tutti i morti.

Il miracolo è solo uno dei segni del regno di Dio... Ma i miracoli di Gesù non si riducono a gesti automatici o magici. Egli richiede prima di tutto la fede e intende farla crescere nel cuore dell’uomo: “La tua fede ti ha salvato”... dice ripetutamente alle persone guarite... Solo la fede permette di intravedere che Dio è presente in mille modi a fianco e nel cuore dell’uomo per la giustizia, la liberazione e la salvezza».



...e si compie nelle nozze eterne

I profeti avevano descritto il rapporto tra l’uomo e Dio in termini di rapporto nuziale (prima lettura). Il popolo d’Israele è stato più volte infedele e ha dovuto essere purificato attraverso dure prove come l’esilio.

In questi momenti di prova il profeta annuncia la fedeltà di Dio che, nonostante tutto, continua ad amare il suo popolo; anzi, verrà il momento in cui Dio si unirà indissolubilmente e per sempre all’umanità. Questa unione definitiva sarà Gesù.

Cana è vista da Giovanni come il banchetto nuziale dell’unione definitiva dell’uomo con Dio, l’inaugurazione dei tempi messianici. Il segno di Cana rivela la gloria di Gesù, ne svela l’essere divino.



Cana, inizio della Chiesa, come comunità di fede

Parallelamente alla prima rivelazione di Gesù, avviene il passaggio dal vecchio al nuovo popolo di Dio, non più basato sulla carne e sul sangue, ma sulla fede in Cristo.

Questo è il primo dei segni fatti da Gesù: segno visibile col quale manifesta la sua gloria e i discepoli credono in lui. Questo gruppo di credenti in Gesù, nato a Cana, diventerà la Chiesa.

Nella seconda lettura troviamo questa Chiesa vivente che a Corinto è alle prese con il problema fondamentale: l’unità che deriva dalla fede comune in Gesù e la diversità dei carismi.

Dio ricolma di doni naturali e soprannaturali i membri della comunità. Questi doni non sono un privilegio personale, un mezzo per l’affermazione di sé, ma un servizio per gli altri. Devono essere armonizzati e ampliati. Sono frutto non delle forze umane, ma dello Spirito.

Questa rivelazione di Cristo pone anche a noi degli interrogativi. Quali sono i segni per cui oggi un uomo può «conoscere» Cristo?

La fede di Maria spinge Gesù a «manifestarsi». I discepoli credono in Gesù. In certo modo essi attingono alla fede di Maria. Non è questo anche oggi il compito della Chiesa, il compito di ogni cristiano, comunicare la fede? L’umanità anche oggi è in condizione d’esilio: guerre, ingiustizie... Di dove verrà la salvezza? Dall’impegno umano, che è necessario, o dall’alleanza con Dio?

In quest’opera di salvezza umano-divina la Chiesa e ogni credente hanno il compito di mettere tutto quello che sono e che hanno a servizio. La piccola Chiesa in cui siamo inseriti attende forse di essere «unita» da una fede più viva in Cristo che si rivela.

«La fede è virtù, atteggiamento abituale dell’anima, inclinazione permanente a giudicare e ad agire secondo il pensiero di Cristo, con spontaneità e con vigore, come conviene a uomini “giustificati”. Con la grazia dello Spirito Santo, cresce la virtù della fede se il messaggio cristiano è appreso e assimilato come “buona novella”, nel significato salvifico che ha per la vita quotidiana dell’uomo».



Preghiera nel silenzio della comunione:

Signore Gesù, ti ringraziamo per la tua presenza, tu sei lo Sposo, e noi la Chiesa sposa redenta dal tuo sangue prezioso. Gesù invochiamo il tuo Santo Spirito, risana le nostre ferite, risana le nostre infermità del corpo, guariscici dalle nostre paure, dalle nostre depressioni, dalla nostra amarezza e dal nostro risentimento, liberaci dalla mancanza di fede e di speranza, donaci la gioia del tuo amore sposale.

Maria, tu sei la sposa dello Spirito Santo, tu hai concepito la parola di vita, madre aiutaci a risorgere dal peccato e dall’ombra di morte, insegnaci a camminare nella tua obbedienza, nella tua umiltà di cuore e a servire con gioia i nostri fratelli. Madre prendici per mano e portaci al tuo Figlio Gesù. A te eleviamo la nostra preghiera. Ave Maria

Copyright ©2010 Don Alberto Abreu

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