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Inviato da: Don Alberto Abreu
28/01/2010 

31 gennaio 2010 – IV Domenica Tempo Ordinario
Ciclo Liturgico: anno “C”

“Nessun profeta
è accetto nella sua patria”

“Nessun profeta è accetto nella sua patria”

Vangelo (Luca 4,21-30)

PRIMA LETTURA
Ti ho stabilito profeta delle nazioni (Ger 1,4-5.17-19).

SALMO RESPONSORIALE
Rit: La mia bocca, Signore, racconterà la tua salvezza (Sal 70).

SECONDA LETTURA
Rimangono la fede, la speranza, la carità; ma la più grande di tutte è la carità (1Cor 12,31-13,13).
Alleluia, alleluia.
Il Signore mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio,
a proclamare ai prigionieri la liberazione.
Alleluia.

 

VANGELO (Luca 4,21-30)
+ Dal Vangelo secondo Luca

  1. In quel tempo, Gesù cominciò a dire nella sinagoga: «Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato».
  2. Tutti gli davano testimonianza ed erano meravigliati delle parole di grazia che uscivano dalla sua bocca e dicevano: «Non è costui il figlio di Giuseppe?».
  3. Ma egli rispose loro: «Certamente voi mi citerete questo proverbio: “Medico, cura te stesso. Quanto abbiamo udito che accadde a Cafàrnao, fallo anche qui, nella tua patria!”».
  4. Poi aggiunse: «In verità io vi dico: nessun profeta è bene accetto nella sua patria.
  5. Anzi, in verità io vi dico: c’erano molte vedove in Israele al tempo di Elìa, quando il cielo fu chiuso per tre anni e sei mesi e ci fu una grande carestia in tutto il paese;
  6. ma a nessuna di esse fu mandato Elìa, se non a una vedova a Sarèpta di Sidòne.
  7. C’erano molti lebbrosi in Israele al tempo del profeta Eliseo; ma nessuno di loro fu purificato, se non Naamàn, il Siro».
  8. All’udire queste cose, tutti nella sinagoga si riempirono di sdegno.
  9. Si alzarono e lo cacciarono fuori della città e lo condussero fin sul ciglio del monte, sul quale era costruita la loro città, per gettarlo giù.
  10. Ma egli, passando in mezzo a loro, si mise in cammino.

Parola del Signore

 

Riflessione:

Geremia è chiamato da Dio ad essere profeta delle nazioni (prima lettura); Gesù si presenta come il profeta che compie la sua missione nel modo voluto da Dio (vangelo); la Chiesa è una comunità di profeti. Ma che cosa vuol dire essere profeta?

Perché gli uomini rifiutano il profeta che parla in nome di Dio? Perché avvertono in lui un personaggio “scomodo”, che li sveglia dal loro quieto vivere e condanna le vie sbagliate che percorrono, invitandoli a cambiare vita e a mettersi sulla strada indicata dal vangelo e dal modello di Cristo.

A Nazaret rifiutano Gesù, perché chiedeva un cambiamento radicale di vita, di abitudini, di mentalità. Allora trovano tanti pretesti per sfuggire all’ammonimento del profeta.

Il mondo ha bisogno di profeti del vangelo. Oggi più di ieri. Anch’io sono invitato a essere profeta, cioè a testimoniare il vangelo con la vita e la parola, in tutte le situazioni di ogni giorno: famiglia, lavoro, scuola, letture, conversazioni, impegno di carità, attenzione all’uomo, ecc. Debbo chiedermi: chissà se la gente che mi avvicina riceve da me uno stimolo al bene?

Ma prima ancora mi pongo questa domanda: come accolgo Gesù, che ogni giorno m’invita alla conversione? I miei criteri di giudizio, di scelta, non entrano in crisi quando leggo il Vangelo? È una verifica che dovrei fare con serietà, nella preghiera. Altrimenti, a cosa serve dirsi cristiano, se poi rifiuto tante volte ogni giorno l’invito di Gesù alla conversione?



Il profeta: un essere-contro per amore

Il profeta è la coscienza critica del popolo, una coscienza critica non tanto in nome della ragione, quanto in nome della parola di Dio. Il profeta perciò è un «essere-contro» (prima lettura); egli smaschera, ovunque si trovino, le subdole complicità del male: denuncia i vizi del popolo, la falsità del culto, gli abusi di potere, ogni forma di idolatria, di ingiustizia, di «catturazione» di Dio.

La denuncia profetica è «giudizio di Dio» sulle vicende umane e insieme comunicazione del suo santo volere. È sempre perciò un invito alla conversione del cuore, personale e collettiva. E opera di un amore appassionato per gli uomini e per Dio.

Il profeta è il difensore degli oppressi, dei deboli, degli emarginati; sempre dalla loro parte; è la loro voce; è la voce di chi non ha voce; è chiamato ad essere responsabile di Dio di fronte agli uomini e responsabile degli uomini di fronte a Dio.

Il profeta è l’uomo della speranza. La denuncia del male non lo inacidisce; egli guarda avanti con fiducia. Nei momenti più duri della storia del popolo eletto (deportazioni, esilio, sofferenze) le parole del profeta sono parole di consolazione e di fiducia. Denunciata l’infedeltà del popolo, il profeta annuncia la fedeltà di Dio, su cui si fonda solidamente la speranza.

Il profeta è l’uomo della «alleanza». È un uomo che ha visto Dio: non certo Dio in se stesso. Dio resta sempre al di là, è sempre un Dio «nascosto». Il profeta vede ciò che Dio fa, vede il suo piano di amore, fa una lettura divina degli eventi umani.



Cristo profeta, e più che profeta

Gli Ebrei vivevano apparentemente una storia profana simile in tutto alla storia degli altri popoli. Il profeta invece legge la storia come un dialogo drammatico tra Dio e l’uomo, e così la trasforma in una storia «sacra».

Il profeta legge sempre il presente con uno sguardo retrospettivo (alleanza del Sinai) e uno sguardo prospettico (nuova alleanza). Perennemente insoddisfatto del presente, egli fa camminare la storia e la spinge verso il compimento: l’alleanza, la comunione d’amore dell’umanità con Dio.

Ma quando il compimento giunge, si realizza in modo del tutto inatteso: l’alleanza è Gesù di Nazaret, Uomo-Dio. Una unione dell’uomo con Dio più perfetta è impossibile. Egli non solo parla a nome di Dio ma è Dio che parla in lui. È rivelazione perfetta. In lui coincidono la profezia e l’oggetto della profezia. Per questo Gesù è profeta, e insieme più che profeta (vangelo).



La Chiesa popolo di profeti

Come Corpo di Cristo, la Chiesa partecipa al carisma profetico del suo Capo. Essa ha l’autorità di leggere gli eventi nella fede, in rapporto a quanto è stato compiuto una volta per sempre in Gesù Cristo, e a quanto deve essere ancora compiuto perché il Corpo raggiunga la sua statura adulta.

Negli eventi essa scopre il terreno privilegiato in cui il Dio di Gesù Cristo non cessa di chiamare l’uomo all’incontro con lui, in vista della costruzione del Regno.

La Chiesa è comunità profetica in concreto, in quanto è comunità di amore gratuito ed universale (come Paolo prospetta nella seconda lettura). È una novità assoluta ed inaudita. È una denuncia concreta fatta con la vita e non con le parole per una società che si costruisce sull’egoismo, sull’arrivismo, sul profitto, sulla negazione pratica di Dio.

Ma è insieme una profezia concreta di ciò a cui nel profondo «aspira» ogni uomo e ogni comunità umana. Per questo dice che la speranza della comunione non è un’illusione.

Ma come a Geremia e a Cristo l’essere-contro per amore fruttò sofferenze, persecuzione e morte, tale è anche la sorte della Chiesa se è, secondo la sua vocazione, una comunità profetica. Non c’è profezia senza sofferenza.

Quando Gesù annunzia il Regno, mette di fronte a una scelta che sconvolge la nostra esistenza. Quelli che lo seguono devono buttare via la propria vita, per guadagnare tutto... Ogni logica umana viene così capovolta. Il Regno non sta nel dominio e nella forza, ma nel lasciarsi coinvolgere nella parola e nella vicenda di Gesù di Nazaret: vivere come lui, obbediente senza alcuna riserva alla volontà di Dio, e uomo per gli altri.

Prende la croce chi assume fino in fondo il peso gravoso delle situazioni reali della vita: non cerca motivi per scaricare sugli altri le proprie responsabilità, ma si impegna per il servizio di Dio e per il bene degli altri fino al dono supremo di sé.



Preghiera nel silenzio della comunione:

Signore Gesù, ti ringraziamo per il tuo dono eucaristico, per la tua presenza reale in mezzo a noi, fa che mediante il tuo Spirito Santo ti possiamo accogliere sempre nel nostro cuore, senza riserve e esitazione, come quelli della tua città, la tua parola ci sta sempre dinanzi, e viverla è una grazia che non ha misura, perché è viva ed efficace, trasformi la nostra vita quotidiana, spezzandola con gli altri nel reciproco amore che solo tu ci puoi dare, grazie Gesù.

Maria Madre nostra, tu sei la madre della parola, aiutaci ad intenderla nel nostro cuore, come tu l’hai concepita e ci l’hai donata, madre insegnaci l’umiltà, per saper riconoscere il tuo Figlio in mezzo a noi, accoglierlo nella nostra vita come tu l’hai accolto, aiutaci a spalancare il nostro cuore alla grazia, come tu sei piena di grazia, Maria prendici per mano e portaci al tuo Figlio Gesù, a te eleviamo la nostra preghiera. Ave Maria.

Copyright ©2010 Don Alberto Abreu

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