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feb 6

Written by: Don Alberto Abreu
06/02/2010 

7 febbraio 2010 – V Domenica Tempo Ordinario
Ciclo Liturgico: anno “C”

Sulla tua parola, Signore
getterò le reti

Sulla tua parola, Signore getterò le reti

Vangelo (Luca 5, 1-11)

PRIMA LETTURA
Eccomi, manda me! (Is 6,1-2.3-8)

SALMO RESPONSORIALE
Rit: Cantiamo al Signore, grande è la sua gloria (Sal 137).

SECONDA LETTURA
Così predichiamo e così avete creduto (1Cor 15,1-11).
Alleluia, alleluia.
Venite dietro a me, dice il Signore,
vi farò pescatori di uomini.
Alleluia.

 

VANGELO (Luca 5, 1-11)
+ Dal Vangelo secondo Luca

  1. In quel tempo, mentre la folla gli faceva ressa attorno per ascoltare la parola di Dio, Gesù, stando presso il lago di Gennèsaret,
  2. vide due barche accostate alla sponda. I pescatori erano scesi e lavavano le reti.
  3. Salì in una barca, che era di Simone, e lo pregò di scostarsi un poco da terra. Sedette e insegnava alle folle dalla barca.
  4. Quando ebbe finito di parlare, disse a Simone: «Prendi il largo e gettate le vostre reti per la pesca».
  5. Simone rispose: «Maestro, abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla; ma sulla tua parola getterò le reti».
  6. Fecero così e presero una quantità enorme di pesci e le loro reti quasi si rompevano.
  7. Allora fecero cenno ai compagni dell’altra barca, che venissero ad aiutarli. Essi vennero e riempirono tutte e due le barche fino a farle quasi affondare.
  8. Al vedere questo, Simon Pietro si gettò alle ginocchia di Gesù, dicendo: «Signore, allontananti da me, perché sono un peccatore».
  9. Lo stupore infatti aveva invaso lui e tutti quelli che erano con lui, per la pesca che avevano fatto;
  10. così pure Giacomo e Giovanni, figli di Zebedèo, che erano soci di Simone. Gesù disse a Simone: «Non temere; d’ora in poi sarai pescatore di uomini».
  11. E, tirate le barche a terra, lasciarono tutto e lo seguirono.

Parola del Signore

 

Riflessione:

Prima di essere la pietra su cui Cristo avrebbe fondato la sua Chiesa, Pietro-Simone è stato colui che ha percorso per intero il cammino pieno di passione impulsiva ed insieme di incertezze verso il suo Signore. Egli è stato in questo modo colui che ha percorso, prima di noi, l’itinerario che a ciascuno di noi è chiesto di percorrere.

Simone era un pescatore: ciascuno ha il suo lavoro e a ciascuno può capitare di faticare nel buio di tante notti e di non prendere nulla.

Ma interviene quella Presenza che chiede di lavorare sulla sua parola, cioè di vivere la propria esistenza all’interno di quell’avvenimento potente che è Cristo Signore e allora il nostro lavoro e la nostra esistenza trovano una fecondità mai prima conosciuta. In questo stesso momento ciascuno di noi percepisce la propria distanza da quell’abbraccio misericordioso ed insieme la propria estrema vicinanza.

Non saremo chiamati a fare altre cose, ma a farle per un altro scopo. Così Pietro continuerà ad essere pescatore, ma da allora in poi sarà pescatore di uomini.

Una comunità di inviati

Per annunciare Dio bisogna averlo «conosciuto». Per conoscere Dio bisogna che lui si «riveli». Dio non possiamo raggiungerlo con i nostri sillogismi, rinchiuderlo nei nostri ragionamenti. La rivelazione di Dio e un suo atto sovranamente libero, è una sua iniziativa totalmente gratuita. L’uomo non ha potere su Dio. Ora in quanto il profeta non annuncia una dottrina astratta, puramente umana, ma il Dio vivente, è profeta unicamente se Dio gli si rivela, se lo chiama, lo manda. Rivelazione, vocazione e missione sono strettamente collegate.



Rivelazione: vocazione per una missione

Le tre letture di questa domenica propongono un identico concetto di vocazione. Isaia ha visto la gloria di Dio prima di essere inviato in missione; gli apostoli hanno dovuto vedere il corpo del Cristo risuscitato prima di percorrere il mondo. I dodici, impressionati dalla pesca miracolosa, hanno abbandonato le reti per diventare pescatori di uomini.

La vocazione di Isaia è davvero tipica. Dio si rivela come il «Santo», cioè il totalmente diverso. Di fronte a lui l’uomo prende coscienza di essere «peccatore» (anche Pietro, di fronte alla rivelazione di Gesù nella pesca miracolosa, dice a Cristo: «Allontanati da me che sono un peccatore»: Lc 5,8).

Contemporaneamente sente la «chiamata» ad annunciare a tutti gli uomini la santità di Dio e la sua gloria universale. Ma ciò vuol dire predicare ad essi la conversione per conformarsi alla santità di Dio ed al suo disegno universalista.



Dio si rivela, chiama e manda in Cristo

Nel Nuovo Testamento è ancora Dio che si rivela e che chiama; ma questa chiamata divina prende corpo nelle chiamate ripetute che Gesù di Nazaret rivolge agli uomini durante la vita terrena (vangelo) e poi come risorto (prima lettura). In bocca a Gesù Ia chiamata assume il vero significato. Gesù chiama al suo seguito.

E’ lui l’iniziatore del Regno. E in lui che gli uomini accedono alla condizione filiale e che sono liberati dal peccato. E’ in lui che gli nomini diventano collaboratori di Dio nel compimento della salvezza. E’ attorno a lui, come pietra angolare, che si organizza la riuscita dell’avventura umana. Perciò più che mai la chiamata divina e legata ad una missione. Ma ogni missione affidata da Dio i collegata con la missione personale di Gesù e trova il suo vero senso solo in essa.

Fin dall’inizio le prime comunità cristiane si chiamarono «chiese». II termine greco «ekklesia» vuol dire «adunanza, assemblea» di persone convocate, chiamate.

Secondo Paolo, i discepoli del Signore devono avere la convinzione di essere stati chiamati da Dio in Gesù Cristo. Chiamati per un servizio, un compito da svolgere nella edificazione del Regno; ed è il riconoscimento da parte dell’assemblea che costituisce il criterio privilegiato per il discernimento di questa chiamata. I compiti sono diversi, ma «chi» chiama e il fine per cui chiama è unico. Tra la chiamata di Dio e la missione c’è in mezzo la libera risposta dell’uomo. La chiamata è una libera proposta di Dio fatta a un uomo libero.

Nella Chiesa la rivelazione, la «chiamata» e la missione non sono privilegio di alcuni, ma un dono fatto a tutti. Così la «missione» non è rivolta solo ad alcuni uomini, ma a tutti.



Missione come liberazione totale

L’umanità si trova sulla corda tesa: basta poco perché sprofondi da sola, tanto e il suo egoismo e il suo gusto di potenza. Essere pescatori di uomini significa oggi partecipare a tutte le imprese che vogliono evitare all’uomo questa perdizione e che concorrono attraverso una maggiore uguaglianza, una pace più stabile, una possibilità più ampia per i piccoli di promuoversi da sé, a trarre l’umanità dall’oceano che la minaccia.

Una Chiesa non potrà mai far credere alla sua vocazione di «pescare uomini» se i suoi membri staranno fuori da questi movimenti di salvezza o si accontenteranno di intervenire all’alba, senza faticare tutta la notte con gli altri uomini. La Chiesa non può rivelare l’amore di Dio se non condividendo questo amore per gli uomini.

In questo contesto si rivela più chiaro il senso della missione che il vangelo manifesta con l’espressione «pescatori di uomini».

L’ebreo considerava spesso l’acqua del mare come l’abitazione delle forze opposte a Dio: pescare gli uomini voleva anche dire liberarli dal male. Per Luca la Chiesa e l’istituzione incaricata di salvare l’umanità dall’inghiottimento che la minaccia.

Preghiera nel silenzio della comunione:

Signore Gesù tu sei presente nel nostro cuore eucaristico, vivo, risorto in mezzo a noi, donaci di comprendere il tempo che ci dai, per saper discernere la tua volontà, donaci la sapienza del cuore, per vivere la pienezza della tua parola, siamo deboli, peccatori, ma fiduciosi della tua misericordia, Gesù manda il tuo Santo Spirito a rinnovare tutto il nostro essere, guariscici delle nostre infermità, liberaci dai visi che si schiavizzano, allontana da noi le forze delle tenebre, e dacci la luce del tuo perdono.

Maria, tu sei la nostra Madre, guidaci sulla strada di luce e amore, insegnaci l’umiltà del cuore, la sapienza che solo il tuo Figlio ci può dare, fa che obbediamo alla parola del tuo Figlio Gesù viva ed efficace. Madre non lasciarci nel l’ombra del peccato prendici per mano e portaci al tuo Figlio Gesù. A te eleviamo la nostra preghiera. Ave Maria.

Copyright ©2010 Don Alberto Abreu

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