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feb 13

Inviato da: Don Alberto Abreu
13/02/2010 

14 febbraio 2010 – VI Domenica Tempo Ordinario
Ciclo Liturgico: anno “C”

“Beati voi poveri...
ma guai a voi ricchi”

“Beati voi poveri... ma guai a voi ricchi”

Vangelo (Luca 5, 17.20-26)

PRIMA LETTURA
Maledetto chi confida nell’uomo; benedetto chi confida nel Signore (Ger 17,5-8).

SALMO RESPONSORIALE
Rit: Beato l’uomo che confida nel Signore (Sal 1).

SECONDA LETTURA
Se Cristo non è risorto, vana è la vostra fede (1Cor 15,12.16-20).
Alleluia, alleluia.
Rallegratevi ed esultate, dice il Signore,
perché, ecco, la vostra ricompensa è grande nel cielo.
Alleluia.

 

VANGELO (Luca 5, 17.20-26)
+ Dal Vangelo secondo Luca

  1. In quel tempo, Gesù, disceso con i Dodici, si fermò in un luogo pianeggiante. C’era gran folla di suoi discepoli e gran moltitudine di gente da tutta la Giudea, da Gerusalemme e dal litorale di Tiro e di Sidòne.
  1. Ed egli, alzàti gli occhi verso i suoi discepoli, diceva: «Beati voi, poveri, perché vostro è il regno di Dio.
  2. Beati voi, che ora avete fame, perché sarete saziati. Beati voi, che ora piangete, perché riderete.
  3. Beati voi, quando gli uomini vi odieranno e quando vi metteranno al bando e vi insulteranno e disprezzeranno il vostro nome come infame, a causa del Figlio dell’uomo.
  4. Rallegratevi in quel giorno ed esultate perché, ecco, la vostra ricompensa è grande nel cielo. Allo stesso modo infatti agivano i loro padri con i profeti.
  5. Ma guai a voi, ricchi, perché avete già ricevuto la vostra consolazione.
  6. Guai a voi, che ora siete sazi, perché avrete fame. Guai a voi, che ora ridete, perché sarete nel dolore e piangerete.
  7. Guai, quando tutti gli uomini diranno bene di voi. Allo stesso modo infatti agivano i loro padri con i falsi profeti».

Parola del Signore

 

Riflessione:

Un annuncio che trasforma il mondo: Le Beatitudini

Con questa domenica si inizia la lettura del discorso del «piano» in cui Luca presenta la nuova legge, la vita morale del cristiano. In fondo ogni morale naturale si può riassumere in questa norma: agisci secondo quello che sei. L’azione morale è chiusa negli orizzonti della natura. Nella Bibbia le cose vanno diversamente.

La formula classica della legge morale nell’Antico Testamento incomincia così: «Io sono il Signore, tuo Dio, che ti ha fatto uscire dal paese d’Egitto, dalla condizione di schiavitù: Non avrai altri dèi di fronte a me» (Es 20,2-3). Fissa poi i precetti morali: non uccidere, non rubare, non commettere adulterio. Si inizia con una dichiarazione di fatti storici, visti alla luce della fede. I fatti si riferiscono alla liberazione del popolo dalla schiavitù e al suo costituirsi come libera nazione. I comandamenti sono il corollario di avvenimenti.

Nel Nuovo Testamento l’impostazione è analoga: l’insegnamento morale è connesso con l’annuncio del Vangelo. Ma vi è un fatto, un evento Storico preciso da cui deriva l’impegno morale.

La povertà di cui ci parla il vangelo di Luca, non è strettamente legata alla mancanza di beni, come a prima vista può sembrare. Povero è, colui il quale pone la sua fiducia in Dio e solo in Lui, perché riconosce la propria miseria. Povero è colui che, pur disponendo di comodità e opportunità sociali agisce con rettitudine e le mette a disposizione di quelli che non ne hanno, implorando continuamente la Divina Provvidenza. Chi non ha necessità della Sua Misericordia, può considerarsi ricco e pertanto non bisognoso della grazia di Dio. E intanto Gesù ci passa accanto e bussa al nostro cuore ma, noi siamo distratti e indaffarati in altre preoccupazioni e cose “molto più importanti”. Sembra essere questa la normalità ma così non è, infatti un giorno il Signore ci chiederà conto di come abbiamo utilizzato le ricchezze che abbiamo ricevuto.

Ci rivolgiamo a Dio nei momenti in cui la sofferenza, i dispiaceri e il bisogno, mordono il freno e questo è normale e comprensibile. Quello che non è normale e difficile da comprendere, sta nel fatto che pensiamo di non avere necessità del Suo aiuto perché ci reputiamo autosufficienti e abbiamo tutto quello che ci serve per vivere come vogliamo. Questa aberrazione - oltreché essere una presunzione - del nostro cuore e dell’intelletto, è l’oggetto della nostra sofferenza. Si pensi per esempio, a quali categorie di persone viene più facile riconoscere l’aiuto ricevuto e ringraziare il prossimo, e a quali invece, ringraziare è difficile o addirittura non serve. Si comprende che la prima categoria è la più debole, la più indifesa dalla società quella cioè, che riconosce di dover chiedere a Dio ogni giorno il pane quotidiano. La seconda, quella che dispone di più ricchezze o agi sociali e quindi si ritiene indifferente. E’ proprio vero che l’uomo nella prosperità non comprende. Ma il Signore ci dice: guai a voi ora che siete sazi; guai a voi ora che ridete perché avete già ricevuto le vostre consolazioni.

È necessario accogliere Gesù adesso mentre sta passando e ci chiama, dopo potrebbe essere troppo tardi perché non sappiamo se Egli ci darà ancora una possibilità e ammesso che questo avvenga, noi cristiani per principio, non dobbiamo mai tentare la Sua Bontà e Misericordia. Chi confida nel Signore e pone in Lui la sua speranza, sarà come un albero piantato vicino a un corso d’acqua; quando arriva la siccità, sarà ancora verde e non seccherà. Ecco che allora le Beatitudini possono a prima vista, sembrare un discorso duro e dall’aspetto politico e sociale ma, non è così, perché Gesù va in cerca di chi lo desidera e lo invoca, degli altri prova solo compassione perché il sangue che ha versato è anche per loro. Ecco che allora dobbiamo essere poveri in spirito e sentirci bisognosi per accoglierlo, avere fame per essere saziati, avere sete per essere dissetati, desiderarlo per riceverlo, infatti solo così il Signore si renderà sensibile alla nostra povera condizione umana. Quelli che lasceranno passare la grazia, sciuperanno la loro vita in frivolezze e banalità ma, non avendo radici si seccheranno alla Sua luce.



Preghiera nel silenzio della comunione:

Gesù, grazie per la potente presenza eucaristica, la tua presenza nella benedizione, nella tua parola, nella preghiera della assemblea. infondi il tuo Santo Spirito su ognuno di noi per camminare nella totale fiducia in te, e niente di questo mondo ci può allontanare dalla tua misericordia, aumenta la nostra fede per respingere ogni attacco del demonio, ogni tristezza, ogni egoismo, ogni scoraggiamento, donaci la gioia, la temperanza, di perseverare nella tua parola sempre.

Maria, Madre della fiducia, aiutaci ad aggrapparci al tuo Figlio, non lasciarci nelle ombre del peccato, fa risorgere in noi la vita, la pace, l’amore che solo il tuo Figlio Gesù c’la può dare, insegnaci l’umiltà di cuore per vivere la povertà di spirito evangelico. Maria prendici per mano e portaci al tuo Figlio Gesù. Ave Maria

Copyright ©2010 Don Alberto Abreu

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