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Written by: Don Alberto Abreu
20/02/2010 

21 febbraio 2010 – I Domenica di Quaresima
Ciclo Liturgico: anno “C”

La forza della fede
sulle nostre tentazioni

La forza della fede sulle nostre tentazioni

Vangelo (Luca 4, 1-13)

PRIMA LETTURA
Professione di fede del popolo eletto (Dt 26,4-10).

SALMO RESPONSORIALE
Rit: Resta con noi, Signore, nell’ora della prova (Sal 90).

SECONDA LETTURA
Professione di fede di chi crede in Cristo (Rm 10,8-13).
Lode a te, o Cristo, re di eterna gloria!
Non di solo pane vivrà l’uomo,
ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio.
Lode a te, o Cristo, re di eterna gloria!

 

VANGELO (Luca 4, 1-13)
+ Dal Vangelo secondo Luca

  1. In quel tempo, Gesù, pieno di Spirito Santo, si allontanò dal Giordano ed era guidato dallo Spirito nel deserto,
  2. per quaranta giorni, tentato dal diavolo. Non mangiò nulla in quei giorni, ma quando furono terminati, ebbe fame.
  3. Allora il diavolo gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, di’ a questa pietra che diventi pane».
  4. Gesù gli rispose: «Sta scritto: “Non di solo pane vivrà l’uomo”».
  5. Il diavolo lo condusse in alto, gli mostrò in un istante tutti i regni della terra
  6. e gli disse: «Ti darò tutto questo potere e la loro gloria, perché a me è stata data e io la do a chi voglio.
  7. Perciò, se ti prostrerai in adorazione dinanzi a me, tutto sarà tuo».
  8. Gesù gli rispose: «Sta scritto: “Il Signore, Dio tuo, adorerai: a lui solo renderai culto”».
  9. Lo condusse a Gerusalemme, lo pose sul punto più alto del tempio e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, gèttati giù di qui;
  10. sta scritto infatti: “Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo affinché essi ti custodiscano”;
  11. e anche: “Essi ti porteranno sulle loro mani perché il tuo piede non inciampi in una pietra”».
  12. Gesù gli rispose: «È stato detto: “Non metterai alla prova il Signore Dio tuo”».
  13. Dopo aver esaurito ogni tentazione, il diavolo si allontanò da lui fino al momento fissato.

Parola del Signore

 

Riflessione:

La Quaresima si apre con il racconto delle tentazioni di Gesù. Poste alla soglia del suo ministero pubblico, esse sono in qualche modo l’anticipazione delle numerose contraddizioni che Gesù dovrà subire nel suo itinerario, fino all’ultima violenza della morte. In esse è rivelata l’autenticità dell’umanità di Cristo, che, in completa solidarietà con l’uomo, subisce tutte le tentazioni tramite le quali il Nemico cerca di distoglierlo dalla sua completa sottomissione al Padre. “Cristo tentato dal demonio! Ma in Cristo sei tu che sei tentato” (sant’Agostino).

La Quaresima ripropone l’impegno dell’ascolto della parola di Dio, della conversione, della preghiera, della carità fraterna perché la Chiesa riscopra il senso della propria vocazione e appartenenza al Signore, in un continuo passaggio verso la vita nuova.

Ogni momento è segnato da questi impegni, ma il tempo quaresimale ha un’efficacia particolare perché è memoria viva e attuale del cammino pasquale di Cristo, del suo «si» alla volontà del Padre nel segno della comunità che si converte

In esse viene anticipata la vittoria finale di Cristo nella risurrezione. Cristo inaugura un cammino - che è l’itinerario di ogni essere umano - dove nessuno potrà impedire che il disegno di Dio si manifesti per tutti gli uomini: la sua volontà di riscattarlo, cioè di recuperare per l’uomo la sovranità della sua vita in un libero riconoscimento della sua dipendenza da Dio.

È nell’obbedienza a Dio che risiede la libertà dell’uomo. L’abbandono nelle mani del Padre - “Io vivo per il Padre” - è la fonte dell’unica e vera libertà, che consiste nel rifiutare di venire trattati in modo diverso da quello che siamo. Il potere di Dio la rende possibile.



Tempo di decisioni:

Ci sono momenti della vita in cui si impongono scelte decisive: per il lavoro o la professione, per la famiglia, per l’orientamento dei figli, o più radicalmente ancora, per l’impostazione dell’esistenza in rapporto a valori autentici o a pseudo-valori.

Per i credenti, il battesimo è stato la scelta fondamentale per Cristo, l’accettazione di criteri evangelici di vita. Ma vivendo nel mondo è inevitabile respirarne l’atmosfera e subirne gli influssi negativi: la sollecitazione a rincorrere i miti del profitto, della produzione, del consumo, a fondare la vita più sull’avere che sull’essere. Il fascino di queste prospettive alienanti arriva facilmente a determinare le decisioni, specialmente se manca una lucida capacità critica. Ponendosi contro ogni manipolazione della verità e smascherando ogni tradimento dell’uomo, la parola di Dio diventa criterio di giudizio e grazia liberante.

Il punto di riferimento di questa domenica è Cristo, presentato da Luca come nuovo Adamo, capostipite di una nuova umanità (cf Lc 3,23-38: la genealogia di Gesù), che nel deserto fa esperienza di incertezza: o cedere alla tentazione del prestigio umano e del facile successo, o fidarsi del Padre.

La sua scelta cade dalla parte più scomoda, cioè dalla parte di Dio (vangelo), e resta fedele alla sua identità di Figlio. Per lui, al di fuori del Padre, non ci sono altri signori che meritino adorazione e servizio. Alle insinuazioni del tentatore e alla seduzione della potenza Gesù ribadisce la sua scelta di fedeltà al progetto del Padre: «Solo al Signore Dio tuo ti prostrerai, lui solo adorerai».

Il primato di Dio non intende mortificare l’uomo, ma mira a salvaguardarne la libertà e la dignità.



Professare la fede nel Dio della Pasqua:

Il popolo d’Israele, per tener viva la memoria delle meraviglie operate dal Signore, specialmente nell’esodo, è chiamato a scandire la sua esistenza con una professione di fede che è il compendio della sua storia singolare (prima lettura). La sua dignità di popolo libero, il dono e la fecondità della terra sono opera solo del Signore, esplicitamente confessato come protagonista e creatore della storia. Questa professione di fede storica tende a creare nel popolo la coscienza riconoscente dell’iniziativa di Dio e la fiducia nella sua assistenza provvidente.

Se Dio non è estraneo alla vicenda dell’uomo, se ha dato prova della sua vicinanza, il fedele proclama che tutto avrà esito positivo perché tutto è nelle mani del Signore della storia. Chi fa credito a Dio, si radica in lui e si lascia guidare dalla sua parola, è in grado come Gesù di superare ogni difficoltà: «Camminerai su aspidi e vipere, schiaccerai leoni e draghi (salmo responsoriale).

Lo stesso tema della fede ricorre in Paolo (seconda lettura), il quale esorta a riconoscere nella Pasqua di Cristo il fondamento e il centro della vita cristiana. La professione di fede del nuovo popolo di Dio consiste nel riconoscimento della signoria di Cristo sull’uomo, sull’universo e sulla storia. Riconoscimento che implica il cuore e la bocca, ossia tutto l’uomo nella sua apertura di fede, nelle sue decisioni, nella sua testimonianza.



Tempo di preghiera:

Dichiarare che Gesù è Signore significa prendere posizione per lui, non essere neutrali nelle scelte che la vita cristiana impone.

Momento e luogo privilegiato per questa professione di fede è la preghiera che vuole essere riconoscimento di Dio come protagonista della nostra storia di salvati, ed espressione di una coscienza filiale che risponde alla sua paternità.

La preghiera è uno degli impegni quaresimali più forti. Non è sufficiente affermare che «tutta la vita è preghiera»; può essere uno slogan per coprire elegantemente la nostra pigrizia. Esimersi da momenti di preghiera specifici e qualificanti può essere una spia che segnala una crisi di fede.

Ma per essere una autentica professione di fede la preghiera non può limitarsi a invocazioni vuote. Ciò che conta è il consenso alla volontà del Padre (cf Mt 7,21), che conduca a scelte evangeliche nella vita concreta e che manifesti il significato liberante del nostro essere figli di Dio.



Preghiera nel silenzio della comunione:

Signore, grazie per questo tempo di grazie che ci doni, la tua potente Presenza eucaristica, Gesù sei in mezzo a noi per accompagnarci giorno e notte per non lasciarci in balìa del nemico, custodiscici in tutti i nostri passi, non lasciarci cadere nella tentazione, liberaci dalla assenza di fede, dalle tenebre della depressione, dell’esaurimento mentale, e dalla paura. Illuminaci nella preghiera e la penitenza quaresimale.

Maria Madre, nostra aiutaci a vivere questo tempo di grazia quaresimale come tempo di santità, amore e comunione gli uni con gli altri, insegnaci l’umiltà del cuore e la povertà evangelica, Mamma predici per mano e portaci al tuo Figlio Gesù. A te eleviamo la nostra preghiera Ave Maria.

Copyright ©2010 Don Alberto Abreu

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