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Mentre pregava il suo volto cambiò d’aspetto

feb 26

Inviato da:
26/02/2010  RssIcon

28 febbraio 2010 – Ii Domenica di Quaresima
Ciclo Liturgico: anno “C”

Mentre pregava
il suo volto cambiò d’aspetto

La forza della fede sulle nostre tentazioni

Vangelo (Luca 9, 28-36)

PRIMA LETTURA
Dio stipula l’alleanza con Abram fedele (Gen 15,5-12.17-18).

SALMO RESPONSORIALE
Rit: Il Signore è mia luce e mia salvezza (Sal 26).

SECONDA LETTURA
Cristo ci trasfigurerà nel suo corpo glorioso (Fil 3,17- 4,1).
Lode e onore a te, Signore Gesù!
Dalla nube luminosa, si udì la voce del Padre:
«Questi è il mio Figlio, l’amato: ascoltatelo!».
Lode e onore a te, Signore Gesù!

 

VANGELO (Luca 9, 28-36)
+ Dal Vangelo secondo Luca

  1. In quel tempo, Gesù, prese con sé Pietro, Giovanni e Giacomo e salì sul monte a pregare.
  2. E, mentre pregava, il suo volto cambiò d’aspetto e la sua veste divenne candida e sfolgorante.
  3. Ed ecco due uomini parlavano con lui: erano Mosè ed Elia,
  4. apparsi nella loro gloria, e parlavano della sua dipartita che avrebbe portato a compimento a Gerusalemme.
  5. Pietro e i suoi compagni erano oppressi dal sonno; tuttavia restarono svegli e videro la sua gloria e i due uomini che stavano con lui.
  6. Mentre questi si separavano da lui, Pietro disse a Gesù: «Maestro, è bello per noi stare qui. Facciamo tre tende, una per te, una per Mosè e una per Elia». Egli non sapeva quel che diceva.
  7. Mentre parlava così, venne una nube e li avvolse; all’entrare in quella nube, ebbero paura.
  8. E dalla nube uscì una voce, che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’eletto; ascoltatelo».
  9. Appena la voce cessò, Gesù restò solo. Essi tacquero e in quei giorni non riferirono a nessuno ciò che avevano visto.

Parola del Signore

 

Riflessione:

Nella Trasfigurazione, Gesù è indicato come la vera speranza dell’uomo e come l’apogeo dell’Antico Testamento. Luca parla dell’”esodo” di Gesù, che contiene allo stesso tempo morte e risurrezione.

I tre apostoli, vinti dal sonno, che rappresenta l’incapacità dell’uomo di penetrare nel Mistero, sono risvegliati da Gesù, cioè dalla grazia, e vedono la sua gloria. La nube, simbolo dell’immensità di Dio e della sua presenza, li copre tutti. I tre apostoli ascoltano le parole del Padre che definiscono il Figlio come l’eletto: “Questi è il Figlio mio, l’eletto, ascoltatelo”. Non c’è altro commento. Essi reagiscono con timore e stupore. Vorrebbero attaccarsi a questo momento, evitare l’attimo seguente della discesa dalla montagna e il suo fardello di abitudine, di oscurità, di passione.

La Gloria, Mosè ed Elia, scompaiono. Non rimane “che Gesù solo”, sola verità, sola vita e sola via di salvezza nella trama quotidiana della storia umana. Questa visione non li solleverà dal peso della vita di tutti i giorni, spesso spogliata dello splendore del Tabor, e neanche li dispenserà dall’atto di fede al momento della prova, quando i vestiti bianchi e il viso trasfigurato di Gesù saranno strappati e umiliati. Ma il ricordo di questa visione li aiuterà a capire, come spiega il Prefazio della Messa di oggi, “che attraverso la passione possiamo giungere al trionfo della risurrezione”.



Dio si fa «alleato» dell’uomo

Scegliere una strada impegnativa implica coraggio e sacrificio. Nella famiglia, nel lavoro, nella professione o in una missione non si raggiungono obiettivi senza pagare un prezzo in sacrificio e in generosa dedizione. A poco prezzo, a breve scadenza, senza sforzo non si ottiene e non si costruisce molto. Su ogni realizzazione autenticamente umana c’è il marchio della croce. Ma quando il risultato non ripaga lo sforzo si è tentati di abbandonare il progetto e di lasciarsi prendere dalla sfiducia.

Un’alleanza che impegna

Quando Dio irrompe nella vita di un uomo sconvolge piani, sradica sicurezze, domanda la rinuncia a progetti e ambizioni personali, chiede incrollabile fiducia nelle sue proposte. Ma ciò che egli prospetta supera ampiamente ogni attesa e previsione umana.

Abramo e Cristo, non a caso scelti come personaggi-chiave di questa domenica, nella loro disponibilità e obbedienza sperimentano la risposta di Dio: la luminosa teofania incoraggia entrambi ad affrontare il cammino che resta da percorrere fino al possesso della terra (prima lettura), fino alla gloria della risurrezione (vangelo).

A coloro che accettano con fiducia il suo piano, Dio si lega con un solenne vincolo di alleanza, apre un futuro di luce e di speranza.

La Chiesa di fronte all’impegno di rinnovamento ne intravede le modalità è il traguardo. La fede e la fiducia nelle promesse di Dio sono condizione indispensabile per arrivare alla meta della trasfigurazione pasquale che anticipa e prefigura la trasfigurazione di tutto l’uomo nella gloria finale (seconda lettura).



La preghiera fonte di luce

Dio lascia all’uomo la fatica di scoprire il suo disegno, di cercare il senso della sua volontà nello svolgersi dell’esistenza. Per la vita cristiana l’esperienza della preghiera diventa momento illuminante.

Luca annota come la trasfigurazione di Gesù avvenga durante la preghiera, ne sia quasi la conseguenza. Tutta la vita di Gesù è intessuta di preghiera, e Luca registra il fatto soprattutto nei momenti decisivi: al battesimo (3,12), prima della scelta dei dodici (6,12), prima della confessione di Pietro (9,18), al monte della trasfigurazione (vangelo), nel Getsemani (22,39-46), sulla croce (23,34.46).

Il significato e l’orientamento della vita di Gesù sono inequivocabili: Mosè ed Elia parlano con lui del prossimo «esodo» che dovrà sostenere a Gerusalemme; la voce del Padre lo indica Figlio che, come il Servo di Iahvè (cf Is 42,1-8), è destinato al sacrificio. Ma oltre la sofferenza ci sarà l’epilogo della risurrezione.

Questa luminosa manifestazione, scaturita dalla preghiera, suggerisce qualche spunto sul significato che la preghiera assume nella nostra vita. L’orazione cristiana non può essere l’ultima spiaggia o l’estremo rimedio dei disperati, né una specie di contratto sindacale. Essa è invece «espressione di un’esistenza debitrice» (W. Kasper), momento in cui si approfondisce la comunione con il Padre e si esprime la relazione filiale nell’ascolto e nel dialogo; momento di confronto, di decisioni coraggiose e di conversione. Il cristiano che prega, infatti, prende le distanze dall’autosufficienza del mondo, consente a Dio di trasformargli il cuore, si lascia guidare dallo Spirito per essere plasmato a immagine del Figlio.

Se si confronta con disponibilità la propria vita con la logica che ha guidato Cristo alla solidarietà con gli uomini e con la sua obbedienza al Padre, senza malinconici ripiegamenti su se stessi, si esce cambiati e si ritorna ai fratelli con il segno dell’incontro con Dio. Può essere che non si ottengano risultati tangibili. L’unico risultato, che però non è matematicamente misurabile, è un più profondo senso di fiducia nel Padre con la certezza che egli guida la nostra storia in senso positivo.



Verso la trasfigurazione finale

«Il tuo volto, Signore, io cerco. Non nascondermi il tuo volto... Sei tu il mio aiuto, non lasciarmi, non abbandonarmi, Dio della mia salvezza...» (salmo responsoriale). La preghiera di chi rinuncia alla propria sufficienza diventa accorata invocazione, aperta alla speranza. Solo chi non ha nulla da difendere è in grado di affidarsi a Dio. Chi invece ripone fiducia solo nei propri mezzi e nella propria potenza non ha né futuro, né speranza e conoscerà il giudizio negativo di Dio, ossia il proprio fallimento (seconda lettura).

Il cristiano, consapevole del proprio inserimento in Cristo, se vive la propria vocazione senza sottostare alla tentazione di installarsi nel possesso delle cose e si apre all’attesa fedele e perseverante, conoscerà la sorte gloriosa del risorto, la trasfigurazione totale della persona.

Un anticipo della condizione finale è offerto alla comunità nell’eucaristia che è assimilazione al Corpo risorto del Signore e partecipazione alla sua gloria.



Preghiera nel silenzio della comunione:

Signore Gesù, grazie per la tua presenza nel Santissimo Sacramento, per la tua benedizione, tu pur essendo Dio ti sei sottomesso a Giuseppe e Maria, perché noi imparassimo l’obbedienza e l’umiltà, Gesù mando il tuo Santo Spirito a ravvivare la nostra condizione di figli tuoi. Non lasciarci alla preda delle tenebre, all’offuscamento della nostra fede, ma illuminaci con la tua sapienza per vivere come veri figli di Dio nell’amore.

Maria e Giuseppe a voi Dio vi è affidato il compito di custodire il bambino Gesù e formare la famiglia di Nazareth, fate che tutte le famiglie sia vostro esempio per dare testimonianza del amore e l’importanza della comunione con Dio, aiutateci ad essere famiglie in mondo senza Dio, che la vostra presenza sia luce nelle nuove famiglie, prendeteci per mano e portateci al vostro Figlio Gesù. Ave Maria.

Copyright ©2010 Don Alberto Abreu

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