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Il figlio dell’uomo ha il potere di perdonare i peccati

feb 15

Inviato da:
15/02/2012  RssIcon

19 Febbraio 2012 – VII Domenica Tempo ordinario
Ciclo Liturgico: anno “B”

Il figlio dell’uomo ha il potere di perdonare i peccati - www.pietrascartata.com

 

Prima Lettura
Per amore di me stesso non ricordo più i tuoi peccati. (Is 43,18-19.21-22.24-25)

Salmo Responsoriale
Rit: Rinnovaci, Signore, con il tuo perdono. (Sal 40)

Seconda Lettura
Gesù non fu «sì» e «no», ma in lui vi fu il «sì». (2Cor 1,18-22)

Canto al Vangelo (Lc 2,10-11)
Alleluia, alleluia.
Il Signore mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio,
a proclamare ai prigionieri la liberazione.
Alleluia.

 

Vangelo (Mc 2,1-12)
La lebbra scomparve da lui ed egli fu purificato.

+ Dal Vangelo secondo Marco

1Entrò di nuovo a Cafarnao, dopo alcuni giorni. Si seppe che era in casa 2e si radunarono tante persone che non vi era più posto neanche davanti alla porta; ed egli annunciava loro la Parola.

3Si recarono da lui portando un paralitico, sorretto da quattro persone. 4Non potendo però portarglielo innanzi, a causa della folla, scoperchiarono il tetto nel punto dove egli si trovava e, fatta un’apertura, calarono la barella su cui era adagiato il paralitico.

5Gesù, vedendo la loro fede, disse al paralitico: “Figlio, ti sono perdonati i peccati”.

6Erano seduti là alcuni scribi e pensavano in cuor loro: 7“Perché costui parla così? Bestemmia! Chi può perdonare i peccati, se non Dio solo?”.

8E subito Gesù, conoscendo nel suo spirito che così pensavano tra sé, disse loro: “Perché pensate queste cose nel vostro cuore? 9Che cosa è più facile: dire al paralitico “Ti sono perdonati i peccati”, oppure dire “Alzati, prendi la tua barella e cammina”? 10Ora, perché sappiate che il Figlio dell’uomo ha il potere di perdonare i peccati sulla terra, 11dico a te - disse al paralitico -: alzati, prendi la tua barella e va’ a casa tua”. 12Quello si alzò e subito presa la sua barella, sotto gli occhi di tutti se ne andò, e tutti si meravigliarono e lodavano Dio, dicendo: “Non abbiamo mai visto nulla di simile!”.

Parola del Signore

 

Commento

Marco, dopo la guarigione del lebbroso (1,40-45), raggruppa una prima serie di controversie (il perdono dei peccati concesso al paralitico; la polemica sulla purità legale: “non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori”; il tema del digiuno, pratica non rispettata da Cristo; la polemica sul sabato). Più tardi riferirà una seconda serie di controversie ambientate a Gerusalemme (11,27-12,34).

Questa sezione serve a mostrare la crescente opposizione a Gesù che porterà poi al complotto dei farisei in 3,6.

Questa pericope potrebbe riferirsi a un singolo evento del ministero di Gesù, oppure essere la fusione del racconto di un miracolo (2, 3-5.11-12) con un detto di Gesù (6-10), in forza dell’associazione tra il perdono dei peccati e la fede.

La difficoltà maggiore è contenuta in 2,10 dove c’è uno spostamento di persone alle quali è rivolta la parola e viene in tal modo rotta l’unità della pericope. Sorprende, inoltre, data la maniera marciana di presentare il segreto messianico, che Gesù abbia svelato se stesso come il Figlio dell’uomo con potere di perdonare i peccati proprio all’inizio del suo ministero e che, ancor più sorprendente, l’abbia fatto a degli scribi ostili (cfr. 8, 11-13). È possibile, quindi, che 2,10 non sia un detto di Gesù ma un commento della Chiesa indirizzato ai lettori cristiani del vangelo, intendendo con ciò spiegare il significato della guarigione.

In questo caso la pericope formerebbe una perfetta unità letteraria nella quale Gesù stabilisce l’efficacia della sua parola di perdono non mediante un’asserzione verbale ma per mezzo di un miracolo il cui significato è accessibile unicamente a coloro che hanno fede.

 

Guarigione di un paralitico (2, 1-12)

“Vedendo la loro fede”: la fede è il pre-requisito necessario per un miracolo (5,34; 5,56; 7,29; 9,23, 10,52) ed è una richiesta essenziale nella predicazione di Gesù (1,15); non poteva, prima della risurrezione, aver significato un atto di fede in Cristo visto come una persona divina. Gli evangelisti, scrivendo in quanto credenti cristiani, tendono a colorare di significati una fede specificatamente cristiana.

“Egli bestemmia”: una prefigurazione della condanna presente in 14, 60-64.

“Affinché voi sappiate”: questo versetto è un commento redazionale cristiano al miracolo di Gesù, il “voi” non può essere riferito agli scribi. La parola qui è rivolta ai lettori cristiani ai quali viene raccontato il miracolo.

“Io ti dico alzati”: la guarigione avvalora la sua asserzione di poter perdonare i peccati e simboleggia la salute spirituale del peccatore che ha ottenuto il perdono.

“Restarono stupiti”: la gente, stupita, non riesce a vedere il miracolo come una testimonianza del potere di Gesù di perdonare i peccati (cfr. Mt. 9,8); un altro motivo per pensare che 2,10 non rappresenti un detto pronunciato da Gesù in questa occasione.

 

La misericordia

Quando l’uomo acquista la coscienza di essere bisognoso e peccatore, allora gli si rivela il volto della misericordia di Dio.

La misericordia di Dio attraversa tutta la storia dell’uomo

La Bibbia ci descrive la storia umana e la storia di Israele come un continuo ritorno al peccato originale e al peccato del deserto. Invece di camminare per le vie di Dio, l’uomo percorre il proprio cammino e si allontana da lui.

Ma Dio non abbandona il suo popolo, come non si dimentica dell’umanità. Anzi, paradossalmente, è proprio in occasione del peccato dell’uomo che Dio rivela più profondamente il mistero della sua «tenerezza».

Il Signore è un «Dio misericordioso e pietoso, lento all’ira e ricco di grazia e di fedeltà, che conserva il suo favore per mille generazioni» (Es 34,6-7). «Come un padre ha pietà dei suoi figli, così il Signore ha pietà di quanti lo temono. Perché egli sa di che siamo plasmati, ricorda che noi siamo polvere» (Sal 102,13-14).

Se deve castigare il popolo che ha peccato, è preso da commiserazione non appena esso grida a lui dal fondo della sua miseria. «Il mio cuore si commuove dentro di me, il mio intimo freme di compassione. Non darò sfogo all’ardore della mia ira» (Os 11,8-9).

In questa linea si colloca la missione di Gesù. Egli è venuto a rivelare il volto misericordioso del Padre, che guarisce e perdona. Cristo rivela Dio che è Padre, che è «amore», come si esprimerà san Giovanni nella sua prima lettera; rivela Dio «ricco di misericordia», come leggiamo in san Paolo. Tale verità, più che tema di un insegnamento, è una realtà a noi resa presente da Cristo.

Rendere presente il Padre come amore e misericordia è, nella coscienza di Cristo stesso, la fondamentale verifica della sua missione di Messia (cf Dives in misericordia, 3).

 

Dio solo può rimettere i peccati

Il miracolo che Gesù compie sul paralitico non è solo una prova della sua divinità (chi può rimettere i peccati se non Dio solo?)…, ma è anche segno della radicale efficacia del suo perdono: un perdono che rinnova completamente. Il passato lascia un segno, il peccato pesa, gli uomini ricordano il male. Dio invece dimentica, e quando risana, risana radicalmente. Non restaura, ma crea di nuovo. Perdona i peccati, li cancella, li getta dietro le spalle, non li ricorda più.

Ecco che cosa Cristo compie nel paralitico: una nuova creazione. «Io cancello i tuoi misfatti, per riguardo a me non ricordo più i tuoi peccati… Ecco, faccio una cosa nuova» (prima lettura).

 

Peccato e perdono rimessi in questione

Nella misura in cui l’uomo moderno ha perso il senso di Dio, rimette in questione le categorie cristiane del peccato e del perdono. Il più grande peccato del nostro tempo — si è detto — è che l’uomo ha perso il senso del peccato e, conseguentemente, il bisogno di perdono e di misericordia.

All’origine di questa perdita del senso cristiano del peccato non c’è solo una certa ottusità dell’uomo moderno e il suo pregiudiziale rifiuto di una dimensione anche teologica del proprio comportamento morale, ma anche delle grossolane deformazioni di una certa catechesi e pastorale. Abbiamo troppo insistito sulla materialità dell’atto che chiamiamo peccato, sulla rigida classificazione di esso, su un certo legalismo, su una preoccupazione quantitativa, trascurando le cause, facendo scarsa attenzione agli atteggiamenti e alle opzioni di fondo, insistendo quasi morbosamente su certi settori della nostra morale, riducendo il peccato ad un gesto individuale e trascurandone la dimensione sociale e comunitaria, dimenticando le colpe collettive legate alla nostra pigrizia, e le segrete connivenze con istituzioni o sistemi oppressivi…

A questo bisogna aggiungere la concezione di chi pensa di ottenere il perdono in una maniera semimagica senza le disposizioni necessarie.

La crisi in atto a riguardo del sacramento della penitenza può avere un esito positivo se libererà il cristiano da una serie di incrostazioni inutili e pericolose e lo aiuterà a ridursi all’essenziale nei riti, e a tornare al giusto senso del peccato.

Una concezione troppo ristretta della sacramentalità ha condotto il cristiano a limitare indebitamente al sacramento della penitenza l’esercizio del potere sacramentale del perdono affidato alla Chiesa. Oggi abbiamo riscoperto il valore originariamente penitenziale dell’Eucaristia nel suo insieme e in alcuni dei suoi riti particolari.

 

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