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Inviato da: Don Alberto Abreu
17/10/2009 

18 ottobre 2009 – XXIX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO
Ciclo Liturgico: anno “B”

Il Figlio dell’uomo è venuto per servire
e dare la propria vita in riscatto per molti.

Il Figlio dell’uomo è venuto per servire e dare la propria vita in riscatto per molti.

Vangelo (Marco 10, 35-45)

PRIMA LETTURA
Quando offrirà se stesso in sacrificio di riparazione, vedrà una discendenza (Is 53, 10-11).

SALMO RESPONSORIALE
Rit: Donaci, Signore, il tuo amore: in te speriamo (Sal 32).

SECONDA LETTURA
Accostiamoci con piena fiducia al trono della grazia (Eb 4, 14-16).
Alleluia, alleluia.
Il Figlio dell’uomo è venuto per servire
e dare la propria vita in riscatto per molti.
Alleluia.

 

+ Dal Vangelo secondo Marco (Marco 10, 35-45)

  1. In quel tempo, si avvicinarono a Gesù Giacomo e Giovanni, i figli di Zebedèo, dicendogli: «Maestro, vogliamo che tu faccia per noi quello che ti chiederemo».
  2. Egli disse loro: «Che cosa volete che io faccia per voi?». Gli risposero:
  3. «Concedici di sedere, nella tua gloria, uno alla tua destra e uno alla tua sinistra».
  4. Gesù disse loro: «Voi non sapete quello che chiedete. Potete bere il calice che io bevo, o essere battezzati nel battesimo in cui io sono battezzato?». Gli risposero: «Lo possiamo».
  5. E Gesù disse loro: «Il calice che io bevo, anche voi lo berrete, e nel battesimo in cui io sono battezzato anche voi sarete battezzati.
  6. Ma sedere alla mia destra o alla mia sinistra non sta a me concederlo; è per coloro per i quali è stato preparato».
  7. Gli altri dieci, avendo sentito, cominciarono a indignarsi con Giacomo e Giovanni.
  8. Allora Gesù li chiamò a sé e disse loro: «Voi sapete che coloro i quali sono considerati i governanti delle nazioni dominano su di esse e i loro capi le opprimono.
  9. Tra voi però non è così; ma chi vuole diventare grande tra voi sarà vostro servitore,
  10. e chi vuole essere il primo tra voi sarà schiavo di tutti.
  11. Anche il Figlio dell’uomo infatti non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti».

Dio della pace e del perdono, tu ci hai dato in Cristo il sommo sacerdote che è entrato nel santuario dei cieli in forza dell’unico sacrificio di espiazione; concedi a tutti noi di trovare grazia davanti a te, perché possiamo condividere fino in fondo il calice della tua volontà e partecipare pienamente alla morte redentrice del tuo Figlio.

Parola del Signore

 

Commento:

Il carme del Servo di Iahvè (1a lettura) trova il suo riscontro e quasi il suo riassunto nella conclusione della lettura evangelica: «Il Figlio dell’uomo... è venuto... per servire e dare la propria vita in riscatto per molti». Questo è uno dei detti più importanti dei vangeli. Assieme a Mc 14,24, è il solo luogo dove Gesù enuncia il motivo della sua morte violenta.

La sostanza del detto, che riassume tutta la dottrina di Is 53, è espressa specialmente dal termine «riscatto» sostitutivo. Il termine indica di per sé la liberazione (o l’acquisto) di una persona, di uno schiavo, dietro versamento di un prezzo. È qui espressa la dottrina della soddisfazione, che è un tentativo di chiarire il mistero dell’efficacia redentiva della passione e morte del Signore.

Gesù attacca il male, il peccato, alla radice, facendosi obbediente sino alla morte. «Per le sue piaghe noi siamo stati guariti» (Is 53,5). Dio ha amato gli uomini fino a mandare il suo Figlio nel mondo per riconciliarci con sé (2 Cor 5,19).

Gesù, il primogenito di molti fratelli (Rm 8,29), si è fatto obbediente fino alla morte (Fil 2,8). Santo, innocente e senza macchia (Eb 8,26), egli ha preso su di sé, per i suoi fratelli peccatori, e come loro mediatore (1 Tm 2,5), la morte, che è per loro stipendio del peccato (Rm 6,23). Così egli ha riparato agli occhi di Dio le loro offese e ha meritato che la grazia divina fosse di nuovo data ad un’umanità che aveva essa stessa riparato nella persona del suo Capo divino.

Gesù reagisce vivamente di fronte alla minaccia che pesa ancora una volta sulla sua comunità a causa dell’ambizione sfrenata di avere i primi posti, di conquistare il potere. La sua lezione è molto severa, quasi solenne. Egli propone in compenso una nuova economia sociale: quella di una comunità senza potere la cui sola regola è servire, fino a offrire la propria vita per i fratelli, bevendo il calice fino all’ultima goccia. E per tutti i suoi membri, perché tutti sono fratelli. All’immagine del capo che comanda si oppone quella del capo che serve. Ed ecco che i capi avranno paradossalmente un solo compito: servire. Il suo prototipo è il Messia, diventato piuttosto il Figlio dell’uomo, schiavo di tutti gli schiavi, per il riscatto dei quali egli offre quello che possiede e quello che è: tutto. Perché egli applica una tecnica poco impiegata per guarire la società umana, la schiavitù di Gesù e la nostra guariranno giustamente tutta l’umanità dalla sua schiavitù endemica. Egli ha appena formulato il suo progetto di comunità, la sua carta “costituzionale”, alla quale tutti i partecipanti devono aderire: ognuno è servitore di tutti.

Bisogna capire se questa è in realtà una tecnica: vuoi essere il capo? Il grande? fatti servitore, quello è il vero grande. Chi è il vero capo? Chi è il vero primo? Chi è che ha la vera capacità? Chi è il possessore di una vera maturità, di una vera grandezza? Nessuno è mai tanto grande quanto chi si sa inchinare. Chi si sa mettere al di sotto dell’altro e lo sa sostenere.

Tante volte, dietro cose buone che ci sono nella vita c’è qualcuno che le sostiene, che si è fatto servo di quella realtà.

Da una parte è una tecnica autentica di supremazia, veramente è il primo posto e il potere a cui vale la pena di tendere. Ma dall’altra parte è anche una cura. Chi fra di voi vuol diventare grande, beh si curi un po’ questo impulso di potere accettando le occasioni di servizio, perché è lì che uno si risveglia, scoprendo le cose che sono molto più comprensibili se guardate dal basso che non dall’alto. Le cose guardate dalla cima sembrano un po’ troppo facili, le cose guardate dalla base iniziano ad essere un po’ più autentiche.

C’è una sapienza, una grandezza, che viene soltanto a chi si è lasciato curare dalle occasioni di servizio; ma la cosa più importante è che in questo piano di Dio è entrato il Signore Gesù Cristo. Il Figlio dell’Uomo infatti non è venuto per farsi servire ma per servire, per dare la propria vita in riscatto per molti.

Concepire la propria vita come un regalo. Chi concepisce la propria vita come un possesso, in fondo veramente non la possiede. Chi concepisce la propria vita come una cosa da difendere e da accrescere, vuol dire che in fondo è ansioso rispetto a questa realtà. Chi invece la può regalare, vuol dire che la possiede veramente. Chi la può offrire, vuol dire che ne ha un possesso sereno, ne ha una cognizione autentica.

La vita concepita come regalo, questa è la vera libertà, questo è il vero potere, questo è il pertugio per cui entrare per entrare nella gloria di Dio.

Preghiera di ringraziamento dopo la comunione

Signore Gesù, Ti ringraziamo per la tua presenza eucaristica nel nostro cuore, per la tua benedizione, tu sei grande, noi siamo un nulla, eppure siamo importante per te, donaci l’umiltà del cuore per saper riconoscere la tua signoria nella nostra vita, per non essere superbi e altezzosi, ma servi della tua bontà e misericordia, operatore di pace e concordia, aiutaci ad essere segni di testimonianza in questo mondo, anchese ci mostriamo segni di contraddizione, ma tu sei la nostra forza.

Maria, Madre nostra, ci affidiamo alla tua intercessione materna, per compiere la volontà del tuo Figlio Gesù, aiutaci a risorgere dal peccato, dai visi, dal degrado della vita superba, insegnaci la docilità allo Spirito Santo, l’umiltà, e l’amore verso il tuo Figlio. Maria Madre, prendici per mano e portaci al tuo Figlio Gesù. A te eleviamo la nostra preghiera. Ave Maria.

Copyright ©2009 Don Alberto Abreu

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