Accedi    Registrazione    venerdì 12 marzo 2010      Cerca  
 Elenco blog    
   
  
 Cerca    
   
  
 Articoli pubblicati    
   
  


Ultimi articoli
ott 24

Inviato da: Don Alberto Abreu
24/10/2009 

25 ottobre 2009 – XXX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO
Ciclo Liturgico: anno “B”

Il salvatore nostro Cristo Gesù ha vinto la morte
e ha fatto risplendere la vita per mezzo del Vangelo.

Il salvatore nostro Cristo Gesù ha vinto la morte e ha fatto risplendere la vita per mezzo del Vangelo.

Vangelo (Marco 10, 46-52)

PRIMA LETTURA
Riporterò tra le consolazioni il cieco e lo zoppo (Ger 31, 7-9).

SALMO RESPONSORIALE
Rit: Grandi cose ha fatto il Signore per noi (Sal 125).

SECONDA LETTURA
Tu sei sacerdote per sempre, secondo l’ordine di Melchìsedek (Eb 5, 1-6).
Alleluia, alleluia.
Il salvatore nostro Cristo Gesù ha vinto la morte
e ha fatto risplendere la vita per mezzo del Vangelo.
Alleluia.

 

+ Dal Vangelo secondo Marco (Marco 10, 46-52)

  1. In quel tempo, mentre Gesù partiva da Gèrico insieme ai suoi discepoli e a molta folla, il figlio di Timèo, Bartimèo, che era cieco, sedeva lungo la strada a mendicare.
  2. Sentendo che era Gesù Nazareno, cominciò a gridare e a dire: «Figlio di Davide, Gesù, abbi pietà di me! ».
  3. Molti lo rimproveravano perché tacesse, ma egli gridava ancora più forte: «Figlio di Davide, abbi pietà di me!».
  4. Gesù si fermò e disse: «Chiamatelo!». Chiamarono il cieco, dicendogli: «Coraggio! Àlzati, ti chiama!».
  5. Egli, gettato via il suo mantello, balzò in piedi e venne da Gesù.
  6. Allora Gesù gli disse: «Che cosa vuoi che io faccia per te?». E il cieco gli rispose: «Rabbunì, che io veda di nuovo!».
  7. E Gesù gli disse: «Va', la tua fede ti ha salvato». E subito vide di nuovo e lo seguiva lungo la strada.

Parola del Signore

 

Riflessione:

L’evangelista Marco che ascoltiamo quest’anno ci presenta le azioni e le parole di Gesù durante il suo viaggio a Gerusalemme. Viaggio sicuramente topografico, ma anche e soprattutto simbolico. Questa strada che Gesù percorre con entusiasmo - “Gesù li precedeva” - e dove i discepoli lo seguono con diffidenza o inquietudine - “essi erano spaventati, e coloro che seguivano erano anche timorosi” (Mc 10,32) - qui arriva al termine. Ecco il contesto della lettura sulla quale meditiamo oggi.

La descrizione profetica del ritorno gioioso degli esuli in patria (1a lettura) è letta dalla liturgia in chiave evangelica. È Gesù Cristo che chiama tutti, anche i deboli, gli zoppi, i ciechi al grande ritorno e li colma di consolazione e di gioia.

Tra le righe della 1a lettura diventa, così, facile leggere, come in filigrana, i tratti della conversione alla quale siamo noi pure chiamati continuamente. Essa è un ritorno: si tratta di fare a ritroso il cammino percorso nell’allontanarci da Dio. È la liberazione da una schiavitù umiliante, la riscoperta di una gioia, prima dimenticata: quella di sentirci circondati dalle braccia amorose del Padre che ci accoglie di nuovo nel suo amore.

Se la 1a lettura mette in evidenza un aspetto dell'itinerario della conversione, quello della gratuita e preveniente iniziativa di Dio, il vangelo sottolinea la partecipazione e la risposta attiva dell'uomo, proponendo la guarigione del cieco nel quadro di un rituale catecumenale, del quale descrive le tappe successive

L'iniziazione alla fede

Questa incomincia con una manifestazione di Gesù nella vita dell'uomo: è necessario che Cristo passi di là (cf Mt 20,30). Ma questa manifestazione è misteriosa: il cieco che rappresenta l'uomo sulla via della fede, non vede Gesù; intuisce soltanto la presenza del Signore negli avvenimenti (v. 47a), ma esprime già la sua fede rimettendosi alla iniziativa salvifica di Dio (v. 47b).

Questa apertura a Dio è subito contestata dal mondo che lo circonda (v. 48a) ed è necessario tutto il coraggio per mantenere il proposito di apertura all'uomo-Dio (v. 48b).

Il candidato alla fede si sente così oggetto della attenzione di alcuni che gli rivelano la chiamata di Dio, lo incoraggiano e lo invitano a convertirsi («alzarsi» o risuscitare, e «gettare via il mantello» o spogliarsi del vecchio uomo: vv. 49 e 50).

Allora si intreccia il dialogo finale: «Che vuoi?...» (v. 51). Si tratta dell'impegno definitivo, presentato sotto forma di domanda e di risposta, per mettere bene in risalto la libertà totale delle due parti che contraggono l'alleanza.

Infine, la vista è restituita al cieco come una visione della fede (vv. 51-52) che lo impegna immediatamente a «seguire» Cristo «per la strada».

In un mondo come il nostro non c'è più posto per una fede anonima, formalistica, ereditaria.

È necessaria una fede fondata sull'approfondimento della parola di Dio, sulla scelta e sulle convinzioni personali.

Una fede consapevolmente abbracciata e non passivamente ricevuta in eredità.

Tutto questo comporta un nuovo modo di affrontare il problema della iniziazione cristiana, un nuovo modo di considerare l'evangelizzazione e la sacramentalizzazione.

Un immenso campo di azione si apre alla pastorale in genere e a quella, catechistica in particolare.

Il cristiano dovrà percorrere (o ripercorrere, se si tratta di un adulto) non tanto un cammino fatto di tappe e di gesti sacramentali, quanto piuttosto un itinerario di fede, un catecumenato restaurato, senza del quale non hanno senso né efficacia i gesti sacramentali donati a scadenze fisse.

Copyright ©2009 Don Alberto Abreu

Tags:

Il tuo nome:
La tua email:
(Optional) Email è usata solo per mostrare Gravatar.
Il tuo sito:
Titolo:
Commento:
Aggiungi Commento   Annulla 

- Sito aggiornato al: 04 marzo 2010 -

Realizzazione a cura di Carlo Orlando
Viale Giuseppe Genoese Zerbi 4 - 00122 ROMA
carlo.orlando@lamejo.it - www.lamejo.it

Realizzazione siti web SEO - Ca.O.S. WebAgency


    Home Clinica dell'Anima Ecco tua Madre Blog
Copyright 2009 by Ca.O.S.    Privacy   
Downloaded from DNNSkins.com