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Inviato da: Don Alberto Abreu
06/11/2009 

8 novembre 2009 – XXXII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO
Ciclo Liturgico: anno “B”

“Beati i poveri in spirito:
Perché di essi è il regno dei cieli”

“Beati i poveri in spirito: perché di essi è il regno dei cieli”

Vangelo (Marco 12, 38-44)

PRIMA LETTURA
La vedova fece con la sua farina una piccola focaccia e la portò a Elia (1Re 17, 10-16).

SALMO RESPONSORIALE
Rit: Loda il Signore, anima mia (Sal 145).

SECONDA LETTURA
Cristo si è offerto una volta per tutte per togliere i peccati di molti (Eb 9, 24-28).
Alleluia, alleluia.
Beati i poveri in spirito,
perché di essi è il regno dei cieli.
Alleluia.

 

VANGELO (Marco 12, 38-44)
Questa vedova, nella sua povertà, ha dato tutto quello che aveva.
+ Dal Vangelo secondo Marco

  1. In quel tempo, Gesù [nel tempio] diceva alla folla nel suo insegnamento: «Guardatevi dagli scribi, che amano passeggiare in lunghe vesti, ricevere saluti nelle piazze,
  2. avere i primi seggi nelle sinagoghe e i primi posti nei banchetti.
  3. Divorano le case delle vedove e pregano a lungo per farsi vedere. Essi riceveranno una condanna più severa».
  4. Seduto di fronte al tesoro, osservava come la folla vi gettava monete. Tanti ricchi ne gettavano molte.
  5. Ma, venuta una vedova povera, vi gettò due monetine, che fanno un soldo.
  6. Allora, chiamati a sé i suoi discepoli, disse loro: «In verità io vi dico: questa vedova, così povera, ha gettato nel tesoro più di tutti gli altri.
  7. Tutti infatti hanno gettato parte del loro superfluo. Lei invece, nella sua miseria, vi ha gettato tutto quello che aveva, tutto quanto aveva per vivere».

Parola del Signore
O Dio, padre degli orfani e delle vedove, rifugio agli stranieri, giustizia agli oppressi, sostieni la speranza del povero che confida nel tuo amore, perché mai venga a mancare la libertà e il pane che tu provvedi, e tutti impariamo a donare sull’esempio di colui che ha donato se stesso, Gesù Cristo.

 

Riflessione:

Due povere vedove sono al centro della liturgia di questa domenica. L’ospitalità della prima viene compensata dal miracolo di Elia (1a lettura) e l’umile generosità della seconda merita da Gesù un elogio che non ha l’eguale.

La loro generosa prestazione è ancora più notevole se la si confronta con l’atteggiamento dei ricchi che, quasi a contrasto, il racconto oppone ad esse: da una parte (1a lettura) l’empia regina Gezabele che vive nel lusso e nella ricchezza disprezzando i poveri (1 Re 21), dall’altra i ricchi scribi che «divorano le case delle vedove» e sono sempre alla ricerca dei primi posti.

Gesù contrappone qui due tipi di comportamento religioso. Il primo è quello degli scribi pretenziosi che si pavoneggiano ed usano la religione per farsi valere. Gesù riprende questo atteggiamento e lo condanna senza alcuna pietà. Il secondo comportamento è invece quello della vedova povera che, agli occhi degli uomini, compie un gesto irrisorio, ma, per lei, carico di conseguenze, in quanto si priva di ciò di cui ha assolutamente bisogno. Gesù loda questo atteggiamento e lo indica come esempio ai suoi discepoli per la sua impressionante autenticità. Non è quanto gli uomini notano che ha valore agli occhi di Dio, perché Dio non giudica dall’apparenza, ma guarda il cuore (1Sam 16,7). Gesù vuole che guardiamo in noi stessi. La salvezza non è una questione di successo, e ancor meno di parvenze. La salvezza esige che l’uomo conformi le azioni alle sue convinzioni. In tutto ciò grave! ; che fa, specialmente nella sua vita religiosa, l’uomo dovrebbe sempre stare attento a non prendersi gioco di Dio. Scrive san Paolo: “Non vi fate illusioni; non ci si può prendere gioco di Dio. Ciascuno raccoglierà quello che avrà seminato” (Gal 6,7).

Il Signore chiede che si abbia un cuore puro, una fede autentica, una fiducia totale. Questa donna non ha nulla. È vedova, e dunque senza appoggio e senza risorse. È povera, senza entrate e senza garanzie. Eppure dà quello che le sarebbe necessario per vivere, affidandosi a Dio per non morire. Quando la fede arriva a tal punto, il cuore di Cristo si commuove, poiché sa che Dio è amato, e amato per se stesso. L’avvenire della Chiesa, il nostro avvenire, per i quali le apparenze contano tanto, è nelle mani di questi veri credenti.

Amore e donazione nella comunità cristiana

La parola del Signore e il comportamento della vedova portano facilmente la nostra considerazione sul senso della ricchezza e della povertà, non solo nella vita del singolo cristiano, ma anche nella vita delle nostre comunità.

«La santa Chiesa, come fin dalle sue prime origini, unendo insieme l’ "agape" con la Cena eucaristica si manifestava tutta unita nel vincolo della carità attorno a Cristo, così, in ogni tempo, si riconosce da questo contrassegno della carità, e, mentre gode delle iniziative altrui, rivendica le opere di carità come suo dovere e diritto inalienabile. Perciò la misericordia verso i poveri e gli infermi e le cosiddette opere caritative e di mutuo aiuto, destinate ad alleviare ogni umano bisogno, sono tenute dalla Chiesa in particolare onore». (Decreto Conciliare “Apostolicam Actuositatem” n. 8)

Copyright ©2009 Don Alberto Abreu

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