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nov 14

Inviato da: Don Alberto Abreu
14/11/2009 

15 novembre 2009 – XXXIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO
Ciclo Liturgico: anno “B”

“Vedranno il Figlio dell’uomo
Venire sulle nubi...”

Vedranno il Figlio dell’uomo venire sulle nubi...

Vangelo (Marco 13, 24-32)

PRIMA LETTURA
In quel tempo sarà salvato il tuo popolo (Dn 12,1-3).

SALMO RESPONSORIALE
Rit: Proteggimi, o Dio: in te mi rifugio. (Sal 15).

SECONDA LETTURA
Cristo con un’unica offerta ha reso perfetti per sempre quelli che vengono santificati (Eb 10,11-14.18).
Alleluia, alleluia.
Vegliate e state pronti, perché non sapete
in quale giorno verrà il Signore.
Alleluia.

 

VANGELO (Marco 13, 24-32)
Questa vedova, nella sua povertà, ha dato tutto quello che aveva.
+ Dal Vangelo secondo Marco

  1. In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «In quei giorni, dopo quella tribolazione, il sole si oscurerà, la luna non darà più la sua luce,
  2. le stelle cadranno dal cielo e le potenze che sono nei cieli saranno sconvolte.
  3. Allora vedranno il Figlio dell'uomo venire sulle nubi con grande potenza e gloria.
  4. Egli manderà gli angeli e radunerà i suoi eletti dai quattro venti, dall'estremità della terra fino all'estremità del cielo.
  5. Dalla pianta di fico imparate la parabola: quando ormai il suo ramo diventa tenero e spuntano le foglie, sapete che l'estate è vicina.
  6. Così anche voi: quando vedrete accadere queste cose, sappiate che egli è vicino, è alle porte.
  7. In verità io vi dico: non passerà questa generazione prima che tutto questo avvenga.
  8. Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno.
  9. Quanto però a quel giorno o a quell'ora, nessuno lo sa, né gli angeli nel cielo né il Figlio, eccetto il Padre».

Parola del Signore
O Dio, padre degli orfani e delle vedove, rifugio agli stranieri, giustizia agli oppressi, sostieni la speranza del povero che confida nel tuo amore, perché mai venga a mancare la libertà e il pane che tu provvedi, e tutti impariamo a donare sull’esempio di colui che ha donato se stesso, Gesù Cristo.

 

Riflessione:

Quando si chiede ad un bambino della seconda metà del ventesimo secolo che cosa sia per lui la fine del mondo, risponde in termini di catastrofe e di annientamento, così come suggeriscono la bomba atomica e l’inquinamento. Ma quando si interroga Gesù sulla fine dei tempi, risponde in termini di pienezza e di ritorno. Egli afferma con forza che il Figlio dell’uomo ritornerà; non, come è già venuto, per annunciare il regno (Mc 1,15) e il tempo della misericordia (Gv 3,17), ma perché tutto si compia (1Cor 15,28). Allora ognuno troverà il proprio posto (1Cor 14,2-3) e otterrà la sua ricompensa in funzione delle proprie opere (Mt 16,27). La predicazione di Gesù è carica di questa preoccupazione: aprire gli occhi agli uomini sui segni premonitori di questa fine del mondo che non sarà una caduta nel nulla, ma un ingresso nella gloria. Ma ciò che resta e resterà nascosto,! è la data di questo istante. Questo è un segreto del Padre. Egli non l’ha ancora svelato. Ecco perché la Parola (il Figlio) non lo sa. Il Padre non ha ancora espresso questo pensiero, per via della sua pazienza infinita e della sua bontà illimitata (2Pt 3,9). Inutile insistere (At 1,6-7) e chiedere: “Perché?”. Per il momento, questo non ci riguarda e non è nemmeno utile per noi saperlo. La sola cosa che conta è sapere che questo ritorno di Cristo ci sarà e che bisogna prepararsi ad esso, altrimenti ci si ritroverà irrimediabilmente esclusi dal Regno (Mt 25,11-12; Lc 13,25).

Le ultime realtà

«Il cristianesimo è escatologia dal principio alla fine e non solo in appendice»; «tutta la predicazione cristiana, tutta l'esistenza cristiana, e la Chiesa stessa nel suo insieme, sono caratterizzate dal loro orientamento escatologico» (Moltmann).

Con la risurrezione di Gesù, infatti, il mondo e la storia sono entrati nella loro fase finale, nella pienezza dei tempi. Le promesse di Dio si sono compiute e i cicli e la terra nuovi sono già stati inaugurati. In Cristo, Dio ha già detto la sua parola definitiva; in noi è già stato deposto lo Spirito che è il seme delle realtà future.

Il cristiano in cammino non è solo

II cristiano è un pellegrino su questa terra. Non è un cittadino, ma un esule in marcia verso la vera Patria. Egli considera la terra non come una dimora permanente, ma come la tappa di un viaggio. Per questo non vi costruisce una casa di solida pietra, ma solo una tenda, come il viandante che sosta nel deserto.

Una interpretazione unilaterale ed ingiusta delle realtà umane (favorita peraltro da certa predicazione altrettanto unilaterale e miope) ha fatto sì che molti uomini del nostro tempo guardino con diffidenza alla religione cristiana, quasi fosse nemica del mondo, della vita, del progresso, dell'impegno umano; una religione di evasione, di disimpegno, di rinuncia passiva e vile; l'oppio che addormenta l'uomo e lo distoglie da ogni interesse verso la città terrena, facendogli balenare la promessa di un aldilà felice e illusorio.

Per Cristo, con Cristo e in Cristo...

Diverso è invece il compito del cristiano nel mondo: «Il cristiano non è un evaso, al contrario un impegnato come persona nell’incremento, nella riuscita, nella salvezza del mondo. Sa che l'universo intero ha un solo principio di consistenza, di movimento, di fine: Cristo, perché per mezzo di lui sono state fatte tutte le cose e in lui trovano la loro consistenza (Col 1,16-18). Cristo è in tal modo il grande Adunatore che lavora nell'intimo delle anime e delle cose a tutto santificare, a tutto unire, a tutto consacrare alla gloria di Dio. Il cristiano si impegna volontariamente a questa gigantesca impresa, al suo posto, a suo tempo, con le proprie risorse. Non lavora da solo: collabora... Lavora con coraggio, perché la fatica è dura; con fede, perché il compito è misterioso e senza proporzione con le forze umane; lavora a far crescere l'universo e a far spuntare la nuova creazione attraverso il tra vaglio caotico e doloroso, pieno di speranza e di affanni, travaglio che non è però quello di un'agonia, ma di un parto» (J. Mouroux).

Preghiera nel silenzio della comunione:

Signore Gesù tu sei presente nel nostro cuore eucaristico, vivo, risorto in mezzo a noi, donaci di comprendere il tempo che ci dai, per saper discernere la tua volontà, donaci la sapienza del cuore, per vivere la pienezza della tua parola, siamo deboli, peccatori, ma fiduciosi della tua misericordia, Gesù manda il tuo Santo Spirito a rinnovare tutto il nostro essere, guariscici delle nostre infermità, liberaci dai visi che si schiavizzano, allontana da noi le forze delle tenebre, e dacci la luce del tuo perdono.

Maria, tu sei la nostra Madre, guidaci sulla strada di luce e amore, insegnaci l’umiltà del cuore, la sapienza che solo il tuo Figlio ci può dare, fa che obbediamo alla parola del tuo Figlio Gesù viva ed efficace. Madre non lasciarci nel l’ombra del peccato prendici per mano e portaci al tuo Figlio Gesù. A te eleviamo la nostra preghiera. Ave Maria.

Copyright ©2009 Don Alberto Abreu

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