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Inviato da: Don Alberto Abreu
20/11/2009 

22 novembre 2009 – Nostro Signore Gesù Cristo
Re dell’Universo (solennità)
Ciclo Liturgico: anno “B”

Pilato disse a Gesù:
“Sei Tu il Re dei giudei?”

Pilato disse a Gesù: “Sei Tu il Re dei giudei?”

Vangelo (Giovanni 18, 33b-37)

PRIMA LETTURA
Il suo potere è un potere eterno (Dn 7,13-14).

SALMO RESPONSORIALE
Rit: Il Signore regna, si riveste di splendore (Sal 92).
Il Signore regna, si riveste di maestà:

SECONDA LETTURA
Il sovrano dei re della terra ha fatto di noi un regno, sacerdoti per il suo Dio (Ap 1,5-8).
Canto al Vangelo (Mc 11,9.10)
Alleluia, alleluia.
Benedetto colui che viene nel nome del Signore!
Benedetto il Regno che viene, del nostro padre Davide!
Alleluia.

 

VANGELO (Giovanni 18, 33b-37)
Tu lo dici: io sono re.
+ Dal Vangelo secondo Giovanni

  1. In quel tempo, Pilato disse a Gesù: «Sei tu il re dei Giudei?».
  2. Gesù rispose: «Dici questo da te, oppure altri ti hanno parlato di me?».
  3. Pilato disse: «Sono forse io Giudeo? La tua gente e i capi dei sacerdoti ti hanno con­segnato a me. Che cosa hai fatto?».
  4. Rispose Gesù: «Il mio regno non è di questo mondo; se il mio regno fosse di questo mondo, i miei servitori avrebbero combattuto perché non fossi consegnato ai Giudei; ma il mio regno non è di quaggiù».
  5. Allora Pilato gli disse: «Dunque tu sei re?». Rispose Gesù: «Tu lo dici: io sono re. Per questo io sono nato e per questo sono venuto nel mondo: per dare testimonianza alla verità. Chiunque è dalla verità, ascolta la mia voce».

Parola del Signore

 

Riflessione:

Per festeggiare Cristo, re dell’universo, la Chiesa non ci propone il racconto di una teofania splendente. Ma, al contrario, questa scena straziante della passione secondo san Giovanni, in cui Gesù umiliato e in catene compare davanti a Pilato, onnipotente rappresentante di un impero onnipotente. Scena straziante in cui l’accusato senza avvocato è a due giorni dal risuscitare nella gloria, e in cui il potente del momento è a due passi dallo sprofondare nell’oblio. Chi dei due è re? Quale dei due può rivendicare un potere reale (Gv 19,11)? Ancora una volta, secondo il modo di vedere umano, non si poteva che sbagliarsi. Ma poco importa. I giochi sono fatti. Ciò che conta è il dialogo di questi due uomini. Pilato non capisce niente, né dei Giudei, né di Gesù (Gv 18,35), né del senso profondo del dibattito (Gv 18,38). Quanto a Gesù, una sola cosa conta, ed è la verità! grave; (Gv 18,37). Durante tutta la sua vita ha servito la verità, ha reso testimonianza alla verità. La verità sul Padre, la verità sulla vita eterna, la verità sulla lotta che l’uomo deve condurre in questo mondo, la verità sulla vita e sulla morte. Tutti campi essenziali, in cui la menzogna e l’errore sono mortali. Ecco cos’è essere re dell’universo: entrare nella verità e renderle testimonianza (Gv 8,44-45). Tutti i discepoli di Gesù sono chiamati a condividere la sua regalità, se “ascoltano la sua voce” (Gv 18,37). È veramente re colui che la libertà ha reso libero (Gv 8,32).

Cristo rispetta la libertà e la responsabilità dell'uomo

La regalità di Cristo è universale e ha un reale potere su tutto e su tutti; nessuna realtà creata sfugge al suo giudizio supremo. Egli ha acquistato questa regalità per mezzo della sua morte sulla croce in remissione di tutti i peccati. Il primogenito di ogni creatura è pure il primogenito di fra i morti, il risorto.

La regalità di Cristo è un tema cristologico abbondantemente sfruttato nella tradizione ecclesiastica, per le sue concrete incidenze sul ruolo della Chiesa nel mondo.

La riflessione teologica su questo argomento ha talora peccato di gratuità; a più riprese si è degradata in una ideologia giustificatrice di una situazione contingente della Chiesa, che alcuni si auguravano di veder continuare.

In particolare, il tema è servito per spiegare i rapporti fra la Chiesa e il mondo in un «regime di cristianità», senza tener abbastanza conto del carattere transitorio di quest'ultimo.

Quando questo stato di cose ha cominciato a scricchiolare alcuni si sono riferiti alla regalità di Cristo per difendere certe istituzioni e combattere i nemici della Chiesa con spirito non alieno da clericalismo.

D'altra parte l'avvento del mondo moderno rischia di mettere in causa una giusta concezione della regalità universale di Cristo, relegandola al puro dominio dello spirito.

La regalità di Cristo è per la regalità dell'uomo

Quando Pio XI istituì, nel 1925, la festa di Cristo Re, intendeva reagire contemporaneamente agli eccessi del laicismo moderno che fa a meno di Dio, e a quelli del cesaropapismo e del clericalismo di ieri tentati di «servirsi» di Dio.

Ma certo le eredità del passato erano tali che alcuni cristiani hanno preso questa festa come un'arma per difendere l'ordine antico e rifiutare il mondo che veniva; mentre i laicisti si sono irrigiditi sulle loro posizioni di rifiuto.

Oggi, altri cristiani, preoccupati di una riconciliazione della Chiesa col mondo e del mondo con la Chiesa, vedono in questa proclamazione della regalità di Cristo un ostacolo al loro irenismo (Orientamento teologico tendente all'unione delle diverse confessioni cristiane in base ai loro punti comuni. [Dal greco eirÈne = pace]).

Ma la festa di Cristo Re può essere l'occasione per approfondire una verità essenziale della nostra fede e per rivalutare il contenuto di questa regalità nel contesto dei nuovi rapporti Chiesa-mondo.

Cristo è re per creare un popolo regale, libero da ogni asservimento dell'uomo, per favorire e accogliere le risorse, le consuetudini, le ricchezze dei popoli, purificarle, consolidarle, elevarle (cf Lumen Gentium 13).

In particolare, i laici, partecipi della regalità di Cristo, devono operare per la promozione della persona umana, per animare di spirito evangelico le realtà temporali, e dare così testimonianza concreta che Cristo Re è liberatore e salvatore di tutto l’uomo e di tutti gli uomini. Cristo, l'uomo nuovo, solidale con la comunità umana, eleva e perfeziona, nel suo mistero pasquale, l'attività degli uomini per una migliore, più umana convivenza nella collaborazione, nella fraternità, nella pace (cf Gaudium et Spes 22; 32;33-45; 77-78; 92-93).

Preghiera nel silenzio della comunione:

Signore Gesù, ti ringraziamo per il dono della Eucaristia, presente nel nostro cuore, per il dono della tua benedizione allargando le tue braccia amandoci cosi come siamo, Signore tu sei il nostro Re e Signore della nostra vita, manda il tuo Spirito Santo perché tu possa regnare sempre in noi, e riconoscere la tua regalità divina, in Te noi siamo re perché hai fatto di noi un popolo sacerdotale per il nostro Dio, Gesù mio Re liberaci dalle potenze del male, dai visi che ci schiavizzano, dalle malattie che ci rattristano e dal peccato che ci oscura, governi tu la nostra strada e troveremo la tua pace nel nostro cuore.

Tu Maria Madre nostra, sei la regina della pace, madre aiutaci ad aderire sempre al nostro Re, aiutaci l’umiltà del cuore, insegnaci a camminare secondo la parola del tuo Figlio per non inciampare nelle tenebre, Madre nostra prendici per mano e portaci al tuo Figlio Gesù, a te eleviamo la nostra preghiera. Ave Maria.

Copyright ©2009 Don Alberto Abreu

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