“Ha fatto bene ogni cosa: Fa udire i sordi e fa parlare i muti”
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Inviato da:
05/09/2009
6 settembre 2009 – XXIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO
Ciclo Liturgico: anno “B”
“Ha fatto bene ogni cosa:
Fa udire i sordi e fa parlare i muti”
Vangelo (Marco 7, 31-37)
PRIMA LETTURA (Is 35,4-7a)
Si schiuderanno gli orecchi dei sordi, griderà di gioia la lingua del muto.
SALMO RESPONSORIALE (Sal 145)
Rit: Loda il Signore, anima mia.
SECONDA LETTURA (Gc 2,1-5)
Dio non ha forse scelto i poveri per farli eredi del Regno?
Canto al Vangelo(Mt 4,23)
Alleluia, alleluia.
Gesù annunciava il vangelo del Regno
e guariva ogni sorta di infermità nel popolo.
Alleluia.
+ Dal Vangelo secondo Marco (Marco 7, 31-37)
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In quel tempo, Gesù, uscito dalla regione di Tiro, passando per Sidòne, venne verso il mare di Galilea in pieno territorio della Decàpoli.
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Gli portarono un sordomuto e lo pregarono di imporgli la mano.
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Lo prese in disparte, lontano dalla folla, gli pose le dita negli orecchi e con la saliva gli toccò la lingua;
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guardando quindi verso il cielo, emise un sospiro e gli disse: «Effatà», cioè: «Apriti!».
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E subito gli si aprirono gli orecchi, si sciolse il nodo della sua lingua e parlava correttamente.
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E comandò loro di non dirlo a nessuno. Ma più egli lo proibiva, più essi lo proclamavano
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e, pieni di stupore, dicevano: «Ha fatto bene ogni cosa: fa udire i sordi e fa parlare i muti!».
Parola del Signore
Riflessione:
Un sordomuto. Assomiglia molto a noi, quando siamo nel peccato.
Possiamo avere accanto Dio, che ci sussurra le parole più dolci e imperiose. Non lo sentiamo. Possiamo aver vicino le persone più acute e più buone, che desiderano aiutarci. Non prestiamo attenzione. O passiamo davanti a chi ha bisogno di un conforto, di una speranza. È come se fossimo soli al mondo, chiusi nel nostro egoismo.
Ma se il sacramento di Cristo ci raggiunge... Può essere la Chiesa che battezza o ci offre il perdono a nome del Signore Gesù. Le dita, la saliva, l’“apriti” possono essere l’acqua o la mano benedicente che si leva su di noi: “Io ti battezzo”; “Io ti assolvo”.
Allora avviene nuovamente il “miracolo”.
Diventiamo capaci, per grazia, di udire le consolazioni e i suggerimenti e gli imperativi di Dio. Diventiamo capaci di rispondergli con la preghiera e con la vita.
E il prossimo è colui che dev’essere ascoltato e confortato. Nasce la fraternità.
Se ci lasciamo salvare dal Signore. Se aderiamo a lui con tutte le forze.
Copyright ©2009 Don Alberto Abreu