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Per noi Cristo si è fatto obbediente fino alla morte e a una morte di croce. Per questo Dio lo esaltò e gli donò il nome che è al di sopra di ogni nome.

apr 5

Inviato da:
05/04/2009  RssIcon

5 aprile 2009 – Domenica delle Palme
Commemorazione dell’ingresso di Gesù a Gerusalemme
Ciclo Liturgico: anno “B”

Per noi Cristo si è fatto obbediente fino alla morte e a una morte di croce.
Per questo Dio lo esaltò e gli donò il nome che è al di sopra di ogni nome.

Per noi Cristo si è fatto obbediente fino alla morte e a una morte di croce. Per questo Dio lo esaltò e gli donò il nome che è al di sopra di ogni nome.

Marco 14,1-15,47 (Is 50,4-7 – Salmo 21 – Fil 2,6-11)
Marco 11,1-10 ingresso di Gesù a Gerusalemme

  1. Quando si avvicinarono a Gerusalemme, verso Bètfage e Betània, presso il monte degli Ulivi, mandò due dei suoi discepoli e disse loro: «Andate nel villaggio che vi sta di fronte, e subito entrando in esso troverete un asinello legato, sul quale nessuno è mai salito.
  2. Scioglietelo e conducetelo.
  3. E se qualcuno vi dirà: Perché fate questo?, rispondete: Il Signore ne ha bisogno, ma lo rimanderà qui subito».
  4. Andarono e trovarono un asinello legato vicino a una porta, fuori sulla strada, e lo sciolsero.
  5. E alcuni dei presenti però dissero loro: «Che cosa fate, sciogliendo questo asinello?».
  6. Ed essi risposero come aveva detto loro il Signore.
  7. E li lasciarono fare.
  8. Essi condussero l’asinello da Gesù, e vi gettarono sopra i loro mantelli, ed egli vi montò sopra.
  9. E molti stendevano i propri mantelli sulla strada e altri delle fronde, che avevano tagliate dai campi.
  10. Quelli poi che andavano innanzi, e quelli che venivano dietro gridavano: «Osanna! Benedetto colui che viene nel nome del Signore! Benedetto il regno che viene, del nostro padre Davide! Osanna nel più alto dei cieli!».

Riflessione:

Che cos’è che fa correre l’apostolo Giovanni al sepolcro? Egli ha vissuto per intero il dramma della Pasqua, essendo molto vicino al suo maestro. Ci sembra perciò inammissibile un’affermazione del genere: “Non avevano infatti ancora compreso la Scrittura”. Eppure era proprio così: non meravigliamoci allora di constatare l’ignoranza attuale, per molti versi simile. Il mondo di Dio, i progetti di Dio sono così diversi che ancor oggi succede che anche chi è più vicino a Dio non capisca e si stupisca degli avvenimenti.

È il primo dei sei giorni (secondo Marco) che Gesù passerà a Gerusalemme per compiere la nuova creazione. Grandezza e umiltà sono le due caratteristiche inscindibili che ci aprono il mistero di Gesù, la cui grandezza sta nel servire e nel dare la vita per tutti. Secondo la profezia di Natan (2 Samuele 7,16) in Gesù viene il regno del padre Davide che resterà saldo in eterno davanti a Dio, e il suo trono sarà reso stabile per sempre. Il problema sta nel vederlo iniziare in questo modo inglorioso e vederlo poi compiersi in modo ancor più abominevole sulla croce! Ma è un regno di «servizio» e non di «potere»: solo questo servizio avrà il potere di liberare l’uomo.

Dai «Discorsi» di sant’Andrea di Creta, vescovo (Damasco 660 – Erisso 4 luglio 740)

Siamo arrivati al culmine della quaresima, per entrare con la domenica delle palme nella settimana Santa. Gesù entra trionfante in Gerusalemme, la folla osannava Gesù con le palme con grida di giubilo, riconoscendo in Gesù il Figlio di Davide, il messia atteso da Israele. Gesù viene proclamato re, ed è veramente un re venuto con un puledro, mite e umile, come lo accolse il grembo di Maria, nell’umiltà della sua serva (Lc. 1,48). Lo partorisce in una grotta a Betlemme di Giudea (Mt. 2,1). Questo è Gesù chiamato il Cristo, Figlio di Dio, qui troviamo, per la mentalità di questo mondo sia allora come oggi, l’assurdo che un Dio onnipotente possa prendere carne, dimorare in mezzo a noi, nascere in quelle condizioni e presentarsi come uno qualsiasi, non come il potente, il vendicativo della oppressione del suo popolo o del genere umano, ma come uno che ama, perdona, e dona la sua vita per la salvezza del genere umano. E’ incomprensibile alla ragione e al pensiero, Dio è trascendentale e non contingente, ma si manifesta nella realtà e nella storia di ogni essere.

Si Gesù viene, a Gerusalemme con la certezza che il Padre, mediante la sua passione, compierà l’opera della salvezza. Egli viene non per conquistare la gloria, non nello sfarzo e nella spettacolarità, “non contenderà, dice. Ne griderà, né si udrà sulle piazza la sua voce” (Mt. 12,19). Sara mansueto e umile, ed entrerà con un vestito dimesso e in condizione di povertà.

Accogliamo così il Verbo di Dio che si avanza e riceviamo in noi stessi quel Dio che nessun luogo può contenere. Egli, che è la mansuetudine stessa, gode di venire a noi mansueto. Sale, per così dire, sopra il crepuscolo del nostro orgoglio, o meglio entra nell’ombra della nostra infinita bassezza, si fa nostro intimo, diventa uno di noi per sollevarci e ricondurci a sé. Egli salì «verso oriente sopra i cieli dei cieli» (Sal 67,34) cioè al culmine della gloria e del suo trionfo divino, come principio e anticipazione della nostra condizione futura. Tuttavia non abbandona il genere umano perché lo ama, perché vuole sublimare con sé la natura umana, innalzandola dalle bassezze della terra verso la gloria.

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