Riflessione:
Nel vangelo odierno Gesù sale a Gerusalemme per compiere il rito pasquale, e si trova di fronte ad una scena di un mercato, di disordine nel tempio.
Il tempio è luogo della presenza di Dio, dove Dio a voluto prendere dimora con il suo popolo.
Gesù si sconvolge davanti a questo scenario e reagisce con violenza.
Con questo segno ha voluto annunciare che la nuova dimora di Dio sta per attuarsi nella sua stessa persona a favore di un nuovo popolo di Dio, provocando una reazione dei giudei,.
Questo popolo aveva perso la sua identità, aveva posto come suo fulcro essenziale le dieci parole, la Legge donatagli da Dio dopo averlo liberato dalla schiavitù.
Le dieci parole sono il contenuto dell’arca dell’alleanza conservata nella Sancta Sanctorum, sono il verbo di Dio dato a Mosè nel Sinai, segno visibile della presenza di Dio con il suo popolo.
Il tempio è stato profanato avendone fatto un luogo di mercato.
Gesù manifesta lo zelo per la casa di Dio, luogo in cui viene Egli viene adorato.
Ma i giudei vedono soltanto il Tempio fatto di pietra, costruita con mani di uomo, ed alle parole di Gesù “distruggete questo tempio e io lo ricostruirò in tre giorni”, non potevano comprendere che stava parlando del tempio del suo corpo.
Questa è la grande novità del vangelo, cioè che la dimora di Dio non è più in un tempio di pietra ma è in Lui stesso che abita tutta la divinità.
È in Cristo che noi, uniti al suo corpo mediante il battesimo, diventiamo tempio di Dio, dimora dello Spirito Santo (1Cor. 6,19); (1Cor. 3,16).
Questa è la novità del cristiano; dentro di lui abita Dio e in forza di ciò diviene quindi luogo e depositario della sua parola (i comandamenti) presenza dello Spirito Santo perché “l’amore che è stato riversato nei nostri cuori grida Abbà, Padre!” (Gal. 4,6).
Quindi il peccato, il disordine, i vizi fanno del tempio di Dio un mercato che Cristo in questa quaresima viene a ripulire con la sua grazia e riconciliazione, esortandoci a buttar via tutto ciò che ci rende schiavi e profana il tempio del nostro corpo e spirito.
Gesù conosce ciò che c’è dentro l’uomo, l’uomo cerca i segni (miracoli), sebbene Gesù compia miracoli per manifestare la sua potenza, l’uomo coglie soltanto il suo interesse materiale.
San Paolo nella lettera ai corinzi centra la vera condizione della nostra salvezza e dice “ i Giudei cercano i segni, e i pagani la sapienza di questo mondo, ma per noi chiamati e salvati noi predichiamo Cristo e questo crocifisso scandalo per i giudei, stoltezza per i pagani”.
E ciò che è assurdo, soprattutto per l’uomo di oggi, è che la sapienza di Dio non è compatibile con la logica umana, con ragionamenti materialistici che fanno dell’uomo un “superuomo” che vive nell’illusione di elevarsi o procurarsi una salvezza da se, con le proprie forze.
L’uomo è un nulla e i suoi giorni sono come un soffio (cfr Salmo 39,6-7), e finché l’uomo non prende coscienza di questa sua condizione e che tutto dipende da questa realtà sconvolgente di un Dio crocifisso, morto e risorto, non potrà comprendere che Egli solo è il Vivente, che era morto ma adesso vive per sempre e ha potere sopra la morte e sopra gli inferi. (cfr Ap. 1,18).
Il Cristo crocifisso e sofferente è il segno di contraddizione per l’uomo, fatto a sua immagine, di ieri come per quello di oggi.
Ma Egli è sapienza, salvezza e redenzione per tutta l’umanità.