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Written by:
Don Alberto Abreu
23/02/2009
Pseudo-Religioni: Il Satanismo.
Perché lo considero una pseudo-religione e ne parlo:
Lo considero una pseudo-religione, insieme alla magia e allo spiritismo, perché, come le religioni ufficiali, si vorrebbe proporre come un “sistema di significato”, cioè come una visione completa del mondo e della vita, ma basata su argomenti razionalmente insostenibili. Queste false forme di religione, infatti, più che le caratteristiche di una religione hanno le caratteristiche di una setta, che vedremo quali sono, e che sono sempre caratteristiche negative per la persona, a livello sia psicologico, che fisico e spirituale.
Ne parlo con voi perché oggi pure essendo dei fenomeni limitati, sono però in forte crescita: avrete sicuramente sentito dei casi avvenuti in Italia legati ad alcune sette; o forse non sapete che in Italia, da una indagine fatta, sembra che un italiano su 5 ha avuto a che fare o si è rivolto almeno una volta ad un mago. E il giro di affari che ruota attorno ai maghi è enorme. Ma qui non tatteremo della magia, ma solo del satanismo.
Gli argomenti che affronteremo:
- Alcuni fatti di cronaca
- Definizione
- Storia
- I gruppi nel mondo e in Italia
- I riti
- I simboli
- Lettura di alcune testimonianze
- Chi è Satana per la Chiesa cattolica
1. I fatti di cronaca
Vi riporto alcuni tra i più famosi casi avvenuti in Italia e legati al satanismo, di modo che possiate avere un’idea di ciò che purtroppo in Italia avviene:
- Caselluccio dei Sauri (FG)
Due amiche di Castelluccio dei Sauri (Foggia) il 14 marzo 1998 inscenano l’impiccagione della loro amica Nadia Roccia. Annamaria Botticelli e Marielena Sica sono condannate prima all’ergastolo, poi a 25 anni, poi a 21 anni col patteggiamento. Nadia si sarebbe uccisa perché omosessuale e rifiutata dall’amore di Annamaria. Gli investigatori indagano ma si accorgono subito che molte cose non quadrano. Ad esempio il fatto che nel garage dove era stato ritrovato il corpo della ragazza non c’erano agganci a cui attaccare la corda per impiccarsi; non c’erano i segni della pressione della corda sul collo di Nadia; la lettera che Nadia avrebbe scritto come addio e spiegazione del suo gesto è dattiloscritta e questo perché, spiegano le due ragazze, la sua scrittura non era buona e l’avrebbe fatta battere a macchina. Ma da chi? Non viene fuori. Nella lettera parla del suo amore non corrisposto per Annamaria.
Per gli inquirenti le dichiarazioni di altre amiche di scuola di Nadia non rivelano nessuna tendenza omosessuale nascosta, come invece vuole far credere Annamaria. Non convincono le loro dichiarazioni, cadono in contraddizione. L’autopsia rivela che non è morta per impiccagione ma per strangolamento.
A poche ore dall’omicidio, prima ancora che le due ragazze fossero indagate per omicidio, giunge una telefonata anonima in procura che accusa le due ragazze dell’omicidio.
La notte stessa le due ragazze sono interrogate e poi lasciate sole, appositamente, in una stanza della procura, rivestita di microspie. Salta fuori che le due si mettono d’accordo per non dire la verità. Vengono accusate dell’omicidio, ma negano, finchè Annamaria non confessa ad una donna poliziotto su un auto della polizia di averla uccisa lei. Poche ore dopo anche Marielena confessa.
Secondo il criminologo Francesco Bruno, invece, le due ragazze sono innocenti. Oggi una delle due, la Botticelli, è pazza, schizofrenica, l’altra è succube di questa. Non sarebbero state loro, ma hanno accettato il carcere per coprire i veri assassini. Nel loro racconto non c’è nessun particolare che quadra. Ad esempio dicono di essere state nel garage di Annamaria per scrivere una ricerca per la scuola, e scrivevano un po’ per ognuno. Ma dei fogli con la scrittura di Nadia non c’è traccia e quelli con le loro scritture saltano fuori molto tempo dopo. Inoltre Si intuisce che loro non hanno vista morire Nadia. Inoltre Marielena dice di aver tenuto una sola mano al collo di Nadia per strangolarla e per soli 50 secondi. Ma per morire in quel modo ci vogliono almeno 3-4 minuti. Inoltre la vittima non presenta segni sulle unghia che di solito si rompono nel tentativo di liberarsi dalle mani dell’assassino. Allora era incosciente. Inoltre è morta non oltre tre ore dopo l’ultimo pasto, alle 14,30. Mentre secondo le ragazze la morte sarebbe avvenuta alle 19,00.
Mariena adesso non parla perché ha rimosso tutto.
Secondo il criminologo, Nadia era una vittima sacrificale di un gruppo satanista di cui Annamaria a Marielena facevano parte. E in una seconda intercettazione si sentono le due ragazze dire: “Lucifero è bello”. È stata uccisa, dopo percosse e droghe, con il rito della levitazione, cioè quello di alcune sette secondo cui si dovrebbe far uscire l’anima dal corpo, ma senza morire, per prepararsi a ricevere il demonio e realizzare il patto con lui. Un uomo le si è posto dietro e l’ha sollevata prendendola per la testa, ma questo le ha fatto perdere i sensi, ha provocato un arresto respiratorio ed è morta. Quando i membri del gruppo si sono accorti che Nadia era morta, hanno ordinato alle due ragazze che l’avevano portata di sbarazzarsene, sotto minacce di morte per loro e per la loro famiglia, come è risultato dalle intercettazioni telefoniche (si parla di riti satanici, di gente venuta da fuori) e dalle lettere giunte in carcere. Marielena rimarrà shockata e rimuoverà tutto, mentre Annamaria con l’aiuto di altri inscena il suicidio.
Sono state condannate a 21 anni col patteggiamento.
- Chiavenna (SO)
Tre ragazze a Chiavenna (Sondrio), Milena D. G., Veronica P. e Ambra G., massacrano il 6 giugno 2000 suor Maria Laura Mainetti affermando di averla sacrificata al demonio.
Nella notte fra il 6 e il 7 giugno 2000 a Chiavenna, una cittadina in provincia di Sondrio (in Lombardia, al confine con la Svizzera), la religiosa cattolica suor Maria Laura Mainetti, della congregazione delle Figlie della Croce, viene uccisa con diciannove coltellate da tre ragazze, due di diciassette e una di sedici anni. La suora, nota nella cittadina in cui risiede e nel territorio circostante per il suo impegno sociale e di carità nei confronti dei giovani, dei disagiati e dei bisognosi, cade in una trappola ben congegnata: le giovani assassine riescono ad attirarla di notte in un luogo isolato annunciando il falso dramma di una ragazza incinta che si trova in difficoltà e chiedendo aiuto alla religiosa per cui tali azioni di carità sono tutt’altro che infrequenti.
Secondo la ricostruzione prodotta dagli inquirenti e gli elementi emergenti dagli interrogatori delle tre omicide, colpita inizialmente sul cranio con un cubetto di porfido e con una coltellata, la religiosa viene fatta inginocchiare dalle tre assassine a fini simbolico-ritualistici (come gesto di sottomissione) e di nuovo ripetutamente colpita dalle tre ragazze che al contempo lanciano insulti contro di lei e fanno uso di due coltelli per consumare il loro macabro rito, mentre la suora prega e concede loro il perdono: “Signore, perdonale”. Le tre ragazze, dopo, si allontanano e vanno al Luna Park con un amico incontrato per caso.
Le tre ragazze, scoperte e arrestate dai Carabinieri ventidue giorni dopo l’omicidio, prima affermano la loro intenzione di compiere un gioco al fine di rompere la monotonia della vita noiosa che conducono nella cittadina in cui vivono, poi dal carcere confessano di aver voluto compiere un sacrificio a Satana. Al termine dell’inchiesta gli inquirenti – che, peraltro, nelle numerose perquisizioni presso le case di adolescenti e giovani della zona hanno modo di riscontrare l’insospettata esistenza di una subcultura satanica presso vari ragazzi di buona famiglia – individuano realmente nel satanismo la chiave di lettura dell’intera vicenda.
Le vite delle tre giovani assassine di suor Maria Laura non parlano di frequentazioni o contatti con gruppi satanisti ufficiali ed organizzati, ma di sessualità vissuta all’eccesso e in maniera ossessiva, «male di vivere», noia, adolescenze inquiete, grande fascino per tematiche quali la morte, il sesso, la droga e la disperazione, temi oggetto di interminabili corrispondenze e diari, che riportano pure vari «motti» tratti dalle canzoni del controverso cantante rock Marilyn Manson, e che emergono anche dallo studio delle memorie dei loro personal computer, vagliate attentamente dagli inquirenti – e attrazione per il satanismo così come proposto dai resoconti giornalistici sui fenomeni satanici, da cui nasce un interesse morboso e costante per le pratiche sataniche, attraverso l’acquisto, la lettura di volumi e la pratica di rituali caserecci e rudimentali, fino al gravissimo gesto compiuto.
Saranno condannate nel 2003 a 10 e 12 anni Milena e Veronica. Ambra adesso è in una comunità protetta, per decorrenza dei termini di detenzione.
- Sannicola di Lecce (LE)
A Sannicola di Lecce (Lecce), nel 2001 due ragazzi di 14 anni, decidono di uccidere una loro amica coetanea per attirare l’attenzione del loro idolo, Marilyn Manson. Con la scusa di un giro in moto, la portano in una masseria abbandonata e lì con un coltello da cucina tentano di pugnalarla al collo. Ma la lama si spezza sul mento della ragazza. Lei scappa, ma la raggiungono e gettatala per terra la prendono a calci e pugni. Vedendola svenuta in una pozza di sangue, con la gola piena di tagli, la abbandonano e scappano. Uno dei due a casa fa una confessione parziale al fratello, che corre sul luogo e trovano la ragazza, ancora viva. I due erano stati già denunciati per aver profanato alcune tombe. Si sta indagando se dietro ci sia qualcun altro, o una setta.
Gli angeli di Sodoma (PE)
Nel 2002 nella provincia di Pescara in seguito alla denuncia di una ragazza tenuta nell’anonimato, sono stati indagati e arrestati Giovanni Carbotti, di 32 anni, e di Gaetano De Carne di 24. La ragazza era stata adescata da uno della setta, diventando la sua fidanzata. Agli arresti domiciliari Italo Diodato e Amleto De Cesare. La sette era composta però da 14 persone. Il testimone ha accusato queste persone di far parte di una setta satanista chiamata “Angeli di Sodoma”. Queste persone sospettato di aver circuito, ingannato, attirato, minorenni, di aver fatto uso di droghe di ogni tipo, di praticare riti satanici nei cimiteri tra cadaveri riesumati ed altre orribili pratiche. I ragazzi venivano adescati o nei locali o fuori dalle scuole con l’invito a partecipare a un concerto di rock satanico; giravano con macchine di lusso per agganciare delle donne. E una volta lì venivano offerte loro dello ostie imbevute di LSD. Una volta drogati, abusavano di loro. Oltre alle droghe, minacciavano di continuo le vittime di far vedere a tutti riprese e fotografie (dei riti e delle orge) e di diffonderle in Internet se solo uno di loro avesse provato a denunciare alla Polizia quello che stavano subendo.
I riti si svolgevano a volte in un appartamento di Carbotti vicino Chieti, altre volte nei cimiteri tra resti di cadaveri riesumati. Un testimone racconto di essere stato adescato in un pub a Roma da Carbotti, che lo plagiò ad avere rapporti sessuali con lui, ad odiare i suoi genitori, ad assumere droga, a travestirsi e a frequentare così locali di Roma. E soprattutto alla fine a praticare riti satanici. Carbotti stava cercando di creare in Italia una filiale della Chiesa di Satana di LaVey (USA). Ad Ottobre del 2006 De Cesare e Diodato sono stati assolti, mentre Carbotti ha ricevuti 9 anni di condanna.
- Le Bestie di Satana (VA)
Nella notte fra il 23 e il 24 gennaio 2004, presso uno chalet immerso nei boschi di Golasecca (Varese) è barbaramente uccisa, all’età di 27 anni, a colpi di pistola e badile, con il tentativo di seppellirne il corpo in una vicina serra, Mariangela Pezzotta (1977-2004). Per l’omicidio vengono arrestati il suo ex fidanzato, Andrea Volpe (30 anni), e l’attuale fidanzata di questi, Elisabetta Ballarin (19 anni), fermatidai carabinieri in paese subito dopo l’omicidio per schiamazzi e per aver tentato di gettare in acqua l’auto di Mariangela Pezzotta. Il crimine conduce gli inquirenti verso la pista del disagio e della devianza giovanile, nonché dell’abbondante utilizzo di droghe e alcool, del sesso vissuto in maniera ossessiva e sfrenata da parte degli incriminati e del loro giro di amicizie, ma le cronache – alludendo alle frequentazioni e agli interessi dei personaggi coinvolti – iniziano pure ad accennare al cosiddetto “satanismo acido”. Mariangela Pezzotta fu uccisa probabilmente perché era venuta a conoscenza di un altro duplice omicidio commesso dalle Bestie di Satana. Mariangela era stata infatti la ragazza di Volpe alcuni anni prima, ma quando Volpe si avvicina all’heavy metal, alle droghe e al satanismo Mariangela cerca prima di aiutarlo e poi, vedendo che non era possibile fare niente, lo lascia. Ma erano rimasti in contatto.
L’arresto contribuisce a dare nuovo slancio alle indagini – peraltro mai interrotte – relative al caso della scomparsa, avvenuta il 17 gennaio 1998, di due giovanissimi frequentatori del gruppo di Volpe: Fabio Tollis (1982-1998) e Chiara Marino (1979-1998). Questi, la sera della loro scomparsa, si trovano con alcuni amici in un pub di Milano, frequentato pure da Volpe; intorno alle 23.30 escono dal locale dicendo che sarebbero andati a telefonare, ma da quel momento non si hanno più loro notizie. I loro corpi senza vita sono ritrovati il 28 maggio 2004, in una fossa nei boschi nei pressi di Somma Lombardo (Varese).
Fra giugno e luglio 2004, gli inquirenti danno seguito a una notevole ondata di arresti: dei tre omicidi sono accusati Volpe (già in carcere) e Nicola Sapone, accorso sul luogo del delitto di Mariangela Pezzotta su richiesta dell’amico Volpe. Per la morte di Tollis e della Marino – oltre a Volpe e Sapone – sono arrestati Pietro Guerrieri, Mario Maccione, Eros Monterosso, Paolo Leoni e Marco Zampollo, mentre Elisabetta Ballarin è accusata per il solo omicidio della Pezzotta. Accanto alle uccisioni si parla di altri due casi di morti sospette che avrebbero coinvolto persone appartenenti al gruppo dove Volpe e Sapone pare avessero una parte di rilievo a livello di leadership: si tratta dei casi di Andrea Ballarin (1977-1999), trovato impiccato il 7 maggio 1999 nel cortile della scuola media che aveva frequentato, e di Andrea Bontade (1979-1999), che – nel corso dello stesso anno – muore in auto poche ore dopo un incontro con Sapone, accusato di averlo indotto al suicidio.
Le cronache mettono in luce l’appartenenza degli arrestati, e anche di Tollis e della Marino, a un contesto tipico del satanismo giovanile, ovvero a un gruppo costituitosi informalmente intorno al 1995 e autodenominatosi Bestie di Satana, appassionati e interpreti di una frangia estrema del filone hard, black o death rock. In particolare, dai diari di alcuni dei coinvolti emerge l’interesse per tematiche e ritualità di genere vagamente occultistico e satanico. I familiari raccontano che la stessa Chiara Marino aveva allestito nella sua stanza un altarino, con candele nere, un telo con una stella a cinque punte e la riproduzione di un grosso piede di caprone e un teschio. Inoltre, uno degli accusati, Mario Maccione, era ritenuto essere un medium, in quanto gli altri membri lo credevano essere “posseduto” dai demòni durante la celebrazione dei riti caserecci messi in atto dal gruppo. Anche l’uccisone della stessa Marino e di Tollis paiono collocarsi in un contesto rituale satanico, per quanto – anche a causa delle strategie difensive variamente adottate dagli avvocati – i racconti relativi al fatto da parte degli accusati in sede giudiziaria mostrino alcune discrepanze. In ogni caso, la sera della scomparsa, Fabio Tollis e Chiara Marino sono colpiti con armi da taglio e corpi contundenti e gettati uno sopra l’altro in una buca, scavata alcuni giorni prima da Pietro Guerrieri. Al momento dell’uccisione i componenti del gruppo avevano dai 17 ai 22 anni.
In questo duplice delitto sono finiti sotto inchiesta anche Paolo Leoni, 27 anni, considerato “il capo carismatico”. I carabinieri nella sua abitazione di Corsico trovarono teste di caprone e stelle a cinque punte appese nella sua stanza da letto le cui pareti erano tinteggiate di nero. Lui avrebbe organizzato, pianificato, ideato la morte di Fabio e Chiara. Con la complicità, dicono le carte investigative, di Eros Monterosso, 27 anni, e Marco Zampollo, 26 anni. Paolo Leoni ha confessato che Chiara doveva essere uccisa perchè stava uscendo dal gruppo e per le “Bestie” era un pericolo. E lui l’avrebbe convinta a restare nel gruppo, ma solo per ammazzarla. Fabio invece doveva essere ucciso perchè a conoscenza del progetto di morte e al quale non avrebbe voluto collaborare.
Le condanne: MarioMaccione, a febbraio 2003 ha avuto 16 anni, Massimiliano Magni (anche lui minorenne allora) a febbraio 2006 ne ha avuti 9. A gennaio 2006 Nicola Sapone è condannato a due ergastoli e tre anni d isolamento diurno. Paolo Leoni è condannato all’ergastolo e all’isolamento per 9 mesi; Marco Zampollo riceve 29 anni, mentre Eros Monterosso 27 ed Elisabetta Ballarin 23. Andrea Volpe ne ha avuti 20; Pietro Guerrieri, sconterà 12 anni e 8 mesi. Ultimamente sono indagati per altre 11 morti sospette, di ragazzi che loro conoscevano, alcuni morti suicidi.
Nel 2007 il Procuratore capo di Monza ha riaperto il caso per nuovi indizi e testimonianze. In particolare quelle di alcuni ragazzi. Uno di questi aveva conosciuto Christian Frigerio, un altro ragazzo scomparso nella provincia di Milano, e che gli aveva confessato di essere terrorizzato perché finito in una setta potente che compiva stupri e omicidi. Un altro ragazzo ha affermato di aver assistito ad una messa nera delle Bestie di Satana e di aver visto uccidere una prostituta. Inoltre sono emerse nuove prove. Alcuni ragazzi che conoscevano i membri della setta e che sembravano essersi suicidati, si è scoperto che i loro non erano suicidi ma omicidi. Tra questi Doriano Molla. E soprattutto si è ormai quasi certi che la setta delle Bestie di Satana faceva parte di una organizzazione superiore che raccoglieva più sette, e che la controllava e le dava ordini. Il procuratore capo di Monza Antonio Pizzi ha affermato: «Siamo ormai certi che esista un’organizzazione di ordine superiore dedita al culto del demonio. Sarebbe una sorta di “Casa madre”, operante nel nord Italia, dalle quale le “Bestie di Satana” cercarono di affrancarsi commettendo omicidi come dimostrazione di forza». Una delle prove che sosterrebbe questa ipotesi, sono le parole di Nicola Sapone e Andrea Volpe durante l’omicidio del Tollis e della Marino: «Dobbiamo fare le cose per bene, perché dobbiamo rendere conto agli altri». Inoltre, il ragazzo che ha testimoniato di aver visto uccidere una prostituta ha riferito che spesso si parlava di qualcuno che dava gli ordini e che non era della setta. A giugno del 2008, Maccione ha confessato che gli omicidi compiuti dalla setta sono stati 18.
- Il mostro di Firenze (FI)
Ricostruzione presa dai libri: LUCARELLI C., Nuovi misteri italiani, Einaudi, Torino 2004; GIUTTARI M., Il mostro. Anatomia di un’indagine, Rizzoli, Milano 2006.
Tutto comincia il 14 settembre del 1974. In una collina vicino Firenze, in un luogo appartato, due ragazzi di 19 e 18 anni vengono uccisi brutalmente. Vengono sparati con una pistola calibro 22, serie H, la stessa che verrà usata in tutti gli altri delitti. La ragazza trascinata fuori, accoltellata e pugnalata all’addome e al pube con 96 coltellate. Il delitto è attribuito a un ignoto maniaco sessuale e le indagini si fermano. Anche i delitti per 7 anni.
Il 6 giugno 1981 ancora una coppia massacrata. Alla donna le hanno asportato il pube con tre tagli netti. Vicino al corpo della ragazza viene ritrovato un blocchetto di granito colorato, a forma di piramide. Il sospettato che subito salta fuori abita vicino Firenze. È un guardone che frequentava la zona per spiare le coppie. Ma quando avviene il terzo omicidio, il 23 ottobre 1981, lui è in carcere, perciò viene scarcerato.
19 giugno 1982:sette mesi dopo altri due ragazzi. Il ragazzo riesce ad accorgersene e mette in moto, fa marcia indietro, ma per la fretta e la paura finisce nel fosso nella parte opposta della strada. Sarà l’unica volta che la ragazza non viene toccata, quasi sicuramente perché erano finiti troppo vicino alla strada principale.
Si pensa allora a un serial killer e si ricollegano gli omicidi ad uno avvenuto il 21 agosto 1968: una coppia, uccisa con una calibro 22 serie H. La stessa pistola. Li ha uccisi il marito della donna, Stefano Mele, per gelosia. Ma al momento dei delitti del Mostro è ancora in galera. Stefano Mele, però, aveva parlato di un altro amante della moglie che gli aveva dato la pistola, per vendicarsi. È Francesco Vinci, che poi comparirà come accusato al processo. Vinci è legato all’Anonima Sarda, e si pensa a questa pista. Viene indagato e arrestato.
Mail Mostro colpisce ancora mentre lui è in carcere, il 9 settembre 1983. Questa volta invece di una coppia si tratta di due omosessuali. Perciò dopo essere stati uccisi con la pistola lasciano intatti i corpi. A questo punto Stefano Mele viene scarcerato e arrestati il fratello e il cognato. Ma il Mostro uccide ancora.
30 luglio 1984. È il delitto più feroce. La donna viene sparata in faccia e ad un braccio. Due coltellate alla sua gola e alla gola del suo ragazzo. Viene mutilata al pube. E le viene portato via anche il seno sinistro. Si continua a seguire la pista sarda e viene arrestato Salvatore Vinci, altro amante di Barbara Locci uccisa nel ’68, fratello di Francesco Vinci. Ma il Mostro uccide ancora.
8 settembre 1985. In una tenda due tedeschi vengono uccisi e la donna mutilata ancora allo stesso modo.
Siamo a sedici omicidi, di otto coppie, dal 1968 al 1985. E da allora il Mostro non colpisce più.
Le indagini svolte sul profilo psicologico del mostro fanno pensare ad un serial killer. Ma chi è? Un macellaio, un chirurgo, un medico? Si abbandona la pista sarda; si crea la SAM (Squadra Anti-Mostro) e si cominciano a rielaborare tutti i dati (per la prima volta con l’uso del computer) e si crea una lista di 60 nomi di possibili colpevoli, poi 30, poi 1: Pietro Pacciani.
Nel 1992 viene arrestato. Aveva precedenti penali per un omicidio passionale: uccise l’amante della moglie. Tredici anni di carcere. Si dice che fosse un violento, un perverso, uno che tratta male la famiglia. Aveva abusato sessualmente delle figlie. 4 anni di carcere. Nel 1991 è indagato per tutti gli omicidi del Mostro, tranne che per quello del 1968. Già dal 1985 si sospettava di lui e fu posto sotto sorveglianza, spiato, intercettato. Dopo l’ultimo omicidio era giunta alla caserma dei carabinieri una lettera anonima che lo accusava, con dei particolari che lo avrebbero collegato agli omicidi (ad es. che fosse un tiratore scelto). Le microspie in casa sua registrano la lite con la moglie quando questa torna dal colloquio col magistrato al quale parla di un fucile. La moglie se ne va di casa. Le microspie intercettano Pacciani che apre un borsello e dice che non sa dove adesso deve metterla. Forse è la pistola. Nel 1992 durante una perquisizione viene trovato nascosto sotto una tettoia un proiettile calibro 22 serie H. In casa sua viene trovato un bloc notes appartenente ad un dei due ragazzi tedeschi uccisi nel 1985.
Pacciani al processo, iniziato nel 1994, si dichiara innocente. Al processo un amico di Pacciani dichiara che questi negli anni ’70-’80 si vantava di andare a caccia di fagiani con una calibro 22. È condannato all’ergastolo. Anzi a 14 ergastoli per i 14 omicidi. Emerge però una novità, che i giudici dichiarano nella sentenza di condanna: Pacciani non poteva averli compiuti da solo.
Nel processo di appello nel febbraio 1996 Pacciani sta per essere assolto per insufficienza di prove, perché vengono smontate dalla difesa le prove di accusa. Ma poco prima della sentenza la procura aveva presentato nuovi elementi emersi durante i dibattiti del processo. Ci sono 4 testimoni, due dei quali dicono di aver visto nel 1985 Pacciani uccidere i due francesi insieme ad un altro: si chiama Mario Vanni, che già nel primo processo aveva testimoniato ed era stato indagato. Ma avendo la procura tenuto segreti, per motivi di sicurezza, i nomi dei testimoni, Pacciani viene assolto. Due giorni prima della sentenza di assoluzione, però, la procura aveva spiccato un mandato di cattura per Vanni per complicità negli omicidi. Viene arrestato. A questo punto ci si trova davanti a una contraddizione: persona complice di un innocente.
La Cassazione, però, a dicembre del ’96 respinge la sentenza del processo di appello e dispone un nuovo processo.
Mario Vanni era un amico molto intimo insieme ad altri di Pacciani e al processo dice di essere stato a “fare delle merende col Pacciani”. Da allora i complici di Pacciani furono chiamati “i compagni di merende”.
Due dei 4 testimoni (Gabriella Ghiribelli e Norberto Gallo) dicono di aver visto sui luoghi dei delitti un’auto che riconoscono: quella di Giancarlo Lotti. Gli altri 2 testimonierano Gianfranco Pucci e Giancarlo Lotti. Pucci confessa: ha assistito all’omicidio dei francesi. E anche Lotti confessa: faceva da palo a Vanni e Pacciani che eseguivano gli omicidi, mentre Pucci se lo era portato lì senza che sapesse niente, per fargli vedere chi fosse il Mostro di Firenze. Lotti, confessione dopo confessione, ammette di avere assistito ad alcuni degli altri omicidi e di avervi partecipato attivamente.
Un carcerato accusa Pacciani di avergli offerto dei soldi per uccidere una coppia. Il compagno di cella ha dichiarato di averlo visto la domenica in cella fare un specie di messa con delle candele fatte dalla cera del formaggio e con delle immagine ritagliate da un giornale.
Al processo, però, emerge un elemento nuovo: Pacciani, Vanni e Lotti avevano un interesse per la magia e l’occultismo. A casa di Pacciani furono trovati alcuni libri su satanismo e sulla magia nera. Un testimone, Gabriella Ghiribelli, che conosceva Lotti parla di incontri che avvenivano a casa di un santone a San Casciano, vicino al luogo dell’ultimo omicidio, un mago che si chiamava Salvatore Indovino, morto a metà degli anni ottanta. Parla di riti satanisti, di orge, di magia nera.
Nel 1999 Mario Vanni è condannato all’ergastolo, Gianfranco Lotti a 30 anni.
Il 22 febbraio 1998, pochi giorni prima del secondo processo di appello, Pacciani viene trovato morto. Si disse per arresto cardiaco. L’autopsia rivelerà che è stato provocato dall’ingestione di un farmaco che era controindicato per le patologie di cui soffriva. Ma non è l’unica morte sospetta. Ce ne sono altre dieci, tra morti e scomparsi. Nel 1993 Francesco Vinci, uno dei primi sospettati, viene trovato carbonizzato nel bagagliaio della sua auto insieme ad un altro uomo, Angelo Bargiu. Lotti aveva confessato che Vanni e Pacciani gli avevano detto che l’omicidio dei due tedeschi era stato commesso per far scarcerare Vinci, che era stato arrestato pochi mesi prima. Vinci era quello che aveva dato loro la pistola. Prima di essere scarcerato Vinci aveva confidato al suo compagno di cella di avere paura di Pacciani e degli altri perché lo avrebbero ucciso, perché avevano fatto insieme cose orrende, frequentando la casa del mago. E gli aveva chiesto, quando sarebbe uscito, di consegnare alla moglie una lettera che avrebbe consegnato alla procura di Firenze se l’avessero ucciso. Non si sa se la lettera l’ha ma scritta e se sia stata consegnata. Dodici giorni dopo anche una prostituta, Milva Malatesta, amica dei compagni di merende e di Francesco Vinci viene trovata carbonizzata insieme al figlio nella sua auto. Aveva partecipata a riti esoterico-sessuali nella villa del mago Salvatore Indovino. Nel 1981 era morto il marito dell’amante di Pacciani, Renato Malatesta, padre di Milva. Suicidato per impiccagione, ma il suo corpo toccava con i piedi per terra.
Secondo la Procura i compagni di merende non erano soli. Sì perché i compagni di merende erano considerati “gli scemi del villaggio”, erano ignoranti, qualcuno di loro (il Lotti) leggermente ritardato: come era possibile che avessero potuto compiere tutti quegli omicidi senza essere incastrati? I giudici, nella condanna a Vanni e Lotti, avevano ipotizzato che ci fossero dei mandanti e avevano chiesto di indagare. Già durante i processi era venuto fuori qualcosa. Giancarlo Lotti aveva parlato di un medico che andava a casa di Pacciani a prendere i feticci delle donne. E lo pagava. Sul conto di Pacciani e degli altri furono trovati soldi per quasi 500 mila euro di oggi. Così anche su quello di Vanni.
Dunque qualcuno pagava i compagni di merende per procurarsi quei feticci per riti esoterici. È questa la pista più seria e probabile seguita ancora oggi.
La testimone Gabriella Ghiribelli, una prostituta amica di Lotti, aveva dichiarato che Lotti le aveva detto che più a nord di San Casciano c’era uno svizzero a cui gli era morta la figlia. Quest’uomo aveva trovato dei papiri egizi in cui si descriveva la mummificazione, ma questa era possibile su tutto il corpo meno che per le parti molli: seno e pube. Quindi, a quanto sapeva Lotti, questo persona avrebbe ordinato queste parti anatomiche. Ma forse questo è quanto avevano detto a Lotti Vanni e Pacciani, ma non era tutta la verità.
Il capo della squadra mobile della Polizia di Firenze, Michele Giuttari, ha indagato per molti anni sul caso del Mostro di Firenze ed è stato lui ad aver chiarito definitivamente come dietro quegli omicidi ci fosse una sette di tipo esoterico-satanista. Nel suo libro, in cui ricostruisce tutta l’indagine sul caso, ne riporta le motivazioni principali: la ritualità degli omicidi, compiuti spesso in condizioni climatiche particolari, in notti di luna crescente (novilunio), vicino a corsi d’acqua, vicino ad alberi dal significato esoterico come cipressi e viti, sempre con la stessa pistola e con lo stesso coltello, come se fossero delle armi rituali; mutilazioni di quel tipo inferte a donne uccise mentre stavano avendo un rapporto sessuale con un uomo. Nel delitto del ’74 la non mutilazione della donna e il tralcio di vite simboleggerebbero l’inizio di un opera importante a livello magico.
La presenza, vicino ai luoghi del delitto, di cimiteri e Chiese sconsacrate. Gli omicidi rituali vengono perpetrati in nome della credenza che l’energia emessa dal corpo in fase di morte, soprattutto se accompagnata da molta sofferenza, darebbe agli omicidi una nuova vitalità e un senso di onnipotenza e di risurrezione dallo stato di morte psicologica e spirituale nella quale entrano uccidendo la persona. Per i satanisti il sacrificio migliore per evocare i demòni è quello degli esseri umani. Questa idea deriva soprattutto dal mago inglese Aleister Crowley che aveva affermato che la morte più favorevole è quella che avviene durante l’orgasmo (chiamata “mors justi”).
La torinese Maria Consolata Corti, regista alla RAI per dieci anni, al giornalista Maurizio Caravella ha raccontato: “Il mostro di Firenze è un personaggio molto noto e potente, con una doppia identità, e fa parte di una terribile setta satanica. Mi ha confessato che i membri della setta uccidono l’uomo e la donna nell’atto di accoppiarsi, per uccidere l’amore e colpire Dio. Mi ha detto anche: – io strappo il pube o il seno con un coltello milleusi, e lo faccio non solo per odio, ma perché, secondo la setta, durante l’atto sessuale il corpo libera energie di cui ci si può servire anche per curarsi o per aumentare la forza fisica – “ (“Visto”, n.46, novembre 1990).
Franz Hartmann, mago e medico, aveva scritto che i corpi di quelli morti violentemente, uccisi, «...hanno grandi poteri occulti. Essi non contengono vita, bensì il balsamo della vita, ed è anche una fortuna che questo fatto non sia pubblicamente conosciuto, perché se persone mal disposte conoscessero queste cose e l’uso che se ne può fare, potrebbero servirsene per stregonerie e scopi malvagi, e infliggere agli altri molte sofferenze...» (Franz Hartmann, Il mondo magico di Paracelso, Mediterranee, Roma 1982, pag. 112).
Theophrastus Paracelsus (1493-1541), era un mago del Cinquecento, convinto che ad una persona morta all’improvviso e violentemente, può essere preso, da un mago esperto, il suo corpo astrale e questi se ne può servire per gli scopi che vuole; l’arma: sempre la stessa, la pistola e il coltello, come se fossero armi rituali, facenti parti di un rito in cui vanno usati sempre gli stessi oggetti. Inoltre 7 colpi, numero simbolico che indica la pienezza, la totalità, forse anche la pienezza del potere; i tempi: (14/9, 6/6, 23/10, 9/9, 30/7, 8/9) giorni festivi o prefestivi del calendario cristiano-cattolico,quasi sempre di sabato (il giorno del sabba, la festa della luna piena). Il sabato, poi, secondo la tradizione astrologica, è attribuito al pianeta Saturno, il più oscuro a cui è stato attribuito il nome di “Grande Malefico”. Inoltre, nelle tradizioni ermetiche Saturno è un altro nome di Satana. Notti senza luna o di luna crescente, precedenti o successive la domenica, solo in periodo estivo tra giugno e settembre e una sola volta in ottobre. Una sola volta uccide di domenica, l’8 settembre 1985. Ma l’8 settembre nel calendario cattolica è la festività della nascita della Madonna; gli oggetti ritrovati accanto ai cadaveri: la piramide nel 1981. Altri segni: nel 1985 sul primo luogo dove si erano accampati i francesi e da cui erano stati allontanati perché zona archeologica (una necropoli etrusca), erano stati trovati tre cerchi fatti con le pietre, del diametro di 90 cm, uno aperto e vuoto, uno aperto e con resti di pelli di animali bruciate, uno chiuso, ognuno con una croce di legno e due bacche. Inoltre vicino ai cerchi era stato trovato un proiettile inesploso marca Winchester calibro 22 serie H. Nella simbologia esoterica sono tre momenti della preparazione di un rito che preannuncia l’omicidio della coppia. Si scopre anche che probabilmente la coppia tedesca sarebbe venuta in Toscana per partecipare a un rito satanico, non sapendo di esserne la vittima prescelta; Ultimamente ci sarebbero due nomi nel fascicolosegreto della procura di Firenze che sta indagando sui delitti del mostro di Firenze. E sarebbero i nomi di due notabili fiorentini appartenenti a una setta satanica e che avrebbero ordinato i delitti per rifornirsi di organi da usare per i loro riti. La svolta delle indagini sarebbe contenuta in un rapporto inviato dal capo della mobile Michele Giuttari al sostituto procuratore Paolo Canessa, titolare delle indagini.
A fornire indicazioni utili all’identificazione dei due uomini sarebbe stata la testimonianza di un tedesco che, 17 anni fa, era arrivato in Italia per indagare sul Mostro. L’uomo, che adesso ha sessant’anni, era riuscito a infiltrarsi nella setta e a carpire informazioni poi rivelatesi utilissime per le indagini della squadra mobile.
Ma il fronte delle indagini si allarga anche verso l’Umbria. La squadra mobile della regione potrebbe infatti aver fornito alcuni elementi utili ai magistrati di Firenze. In particolare la questura di Perugia starebbe indagando da tempo sul mondo dell’occultismo umbro e su sette sataniche che potrebbero aver avuto contatti con esponenti dell’occultismo toscano.
La procura di Perugia, inoltre, ha riaperto il caso di un medico di 36 anni morto annegato, nel 1985, nel lago Trasimeno, Francesco Narducci, poco dopo l’ultimo duplice omicidio. Nel 2002 viene riesumata la sua salma che in precedenza non era stata sottoposta ad autopsia e si scopre che il corpo ripescato nel lago non era quello di Narducci, perché più basso di 8 cm e con segni di strangolamento.
Secondo le ultime indagini, avrebbero fatto parte della setta anche Francesco Calamandrei, 63 anni farmacista a San Casciano, e Achille Sertoli, 70 anni, ex professore all’Università di dermatologia di Firenze. Entrambi conoscevano molto bene Narducci.
Di tutti i compagni di merende, oggi è vivo solo Mario Vanni, condannato all’ergastolo, e ricoverato in un clinica per anziani.
Il questore Michele Giuttari a Novembre 2005 ha dovuto lasciare le indagini sul “Mostro” perché gli era stato imposto più volte il trasferimento. Aveva ricevuto molto minacce di morte, lettere intimidatorie, telefonate anonime. Diversi reperti trovati suoi luoghi dei delitti sono stati fatti sparire.
Adesso è il PM di Perugia, Giuliano Mignini, che sta continuando le indagini sulla morte di Francesco Narducci. Aveva collaborato con Giuttari e ha ricevuto da Giuttari tutta la documentazione e le conclusioni a cui Giuttari era giunto.
2. Definizione di satanismo
Innanzitutto dobbiamo dire ciò che il satanismo non è: non è la magia, non è l’esorcismo o la possessione diabolica, non è lo spiritismo.
Che cos’è quindi? Uno dei maggiori esperti italiani e mondiali di sette e satanismo, Massimo Introvigne di Torino, professore universitario e fondatore del CESNUR (Centro Studi Nuove Religioni), ha dato un’ottima definizione di satanismo. Scrive: “Il satanismo – da un punto di vista storico e sociologico – può essere definito come l’adorazione o la venerazione, da parte di gruppi organizzati in forma di movimento, tramite pratiche ripetute di tipo cultuale o liturgico, del personaggio chiamato Satana o Diavolo nella Bibbia”. Quindi si dicono satanisti coloro che mettono l’entità demoniaca al centro del loro culto religioso.
3. Storia del satanismo
Ma quando nasce il satanismo?
Dobbiamo dire che è nel Medio Evo che si comincia a parlare di gruppi satanici. Il loro rito era il “sabba” (da “Sabbatu”, il sabato, giorno dedicato a Saturno), un convegno notturno, durante il quale, secondo le confessioni rese dai partecipanti, uomini e streghe si davano appuntamento con demòni per consumare riti blasfemi e orgiastici. Come si svolgeva: arrivo, omaggio a Satana, battesimo alla rovescia per i nuovi arrivati, banchetto (cibi insipidi portati dai demòni), sacrifici, danze e orgia finale. Per essere ammessi bisognava fare un patto con Satana col proprio sangue. Le confessioni di come si svolgeva sono state fatte sotto tortura nel periodo dell’Inquisizione, quindi quasi certamente moltissimi dettagli sono falsi, perché il torturatore faceva confessare ai torturati ciò che lui voleva sentire. Dunque quelle testimonianze non sono quasi mai attendibili. Però ci fanno capire quale era il clima di quel tempo (1200-1700: periodo dell’Inquisizione) e come circolava l’idea di riti rivolti a Satana. Spesso qualcuno, come Dan Brown nel libro “Il Codice Da Vinci” (p. 150), vuol fa passare come vera la diceria secondo cui in 500 anni di Inquisizione siano state messe al rogo più di 5 milioni di streghe. Cosa assolutamente falsa: le stime più attendibili parlano di circa 50.000 persone, soprattutto nella Spagna e nella Germania protestante.
L’Inquisizione ebbe due fasi. Una prima che va dal 1300 al 1400, decisamente più moderata. Si perseguitano soprattutto gli eretici, con punizioni che vanno dal carcere alla pena pecuniaria o con penitenze. Poi con il 1486 le cose cambiano, con la pubblicazione del Malleus Maleficarum, il “Martello delle streghe”, una guida per gli interrogatori nei processi contro la stregoneria, che tuttavia introduce alcune mostruosità giuridiche come l’uso della tortura e dell’inganno da parte dell’inquisitore, l’accusa agli scettici come complici.
Il satanismo si manifesta per la prima volta nel gruppo attivo ai margini della corte del re di Francia Luigi XIV (1638-1715) intorno a Catherine La Voisin (†1680). Con l’aiuto di un sacerdote cattolico rinnegato, l’abbé Guibourg (1603-1683) – di cui i documenti tacciono il nome di battesimo – la La Voisin organizza per dame di corte, anche molto vicine al re, le prime “Messe nere” (l’espressione nasce appunto in questa occasione) nelle quali il Diavolo è adorato per ottenere favori o vantaggi materiali. Erano dette messe nere perché la Lavoisin fece costruire in una casa che aveva comprato una cripta con le pareti tappezzate di nero e l’altare coperto di un panno nero. La croce sull’altare era bianca e le candele fatte di grasso umano fornito dal boia del re. Su di un materasso si stendeva una donna nuda che con il suo corpo faceva da altare. Il rito era presieduto da un vero sacerdote (Guibourg), che celebrava su di lei la finta messa, faceva delle cose orribili con l’ostia e poi aveva un rapporto sessuale con la donna. Venivano sacrificati anche animali come colombe (simbolo dello Spirito Santo), feti abortiti, e bambini adescati tra la gente povera. Tra i 1666 e il 1679 sarebbero stati circa 2000, tra feti e bambini. Moltissime erano le dame di corte che vi partecipavano per ottenere ricchezze e favori e spesso dovevano bere da un calice detto “l’elisir”, nel quale ci poteva essere di tutto.
Nel 1751 in Inghilterra sir Francis Dashwood, politico e cancelliere, in Inghilterra fonda l’Hell Fire Club, nei cui rituali, compiuti dai Dodici Miscredenti, veniva invocato Lucifero e compiuti atti sacrileghi sul crocifisso.
Un personaggio di passaggio dall’epoca moderna a quella contemporanea è Aleister Crowley, (1875-1947) che fece parte di una famosa setta inglese, la Golden Dawn (derivata dalla setta dei Rosacroce) e poi ne uscì a causa dei suoi atteggiamenti sessuali osceni e per le sue teorie sugli angeli custodi demoniaci. Era un perverso e un sadico. Entrò a far parte del l’O.T.O. (Ordo Templi Orientis). Ha affermato contraddittoriamente di non credere all’esistenza di Satana e di aver ricevuto delle rivelazioni da dei demòni, sotto la cui dettatura ha scritto dei sacrifici umani da compiere nei suoi riti di magia cerimoniale e sessuale, per ottenere poteri soprannaturali e per eliminare il cristianesimo e preparare la venuto del “nuovo Eone di Horus”, il figlio delle potenze demoniache.
Nel 1967 i Beatles pubblicano un loro album, Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band, sulla cui copertina compare la foto di A. Crowley, insieme a quelle di Einstein, Marx, Marlon Brando. Il motivo da loro dichiarato esplicitamente: “questi sono i nostri eroi, personaggi che ammiriamo e che amiamo”.
Il vero e proprio satanismo contemporaneo, nasce con un cineasta underground di Hollywood, Kenneth Anger, e con il suo amico Anton Szandor LaVey (pseudonimo di Howard Stanton Levey, 1930-1997), fondatori nel 1961 di un’organizzazione chiamata Magic Circle e nel 1966 a San Francisco della Chiesa di Satana alla mezzanotte del 30 aprile, data importante per i satanisti, perché è l’inizio dell’estate esoterica ed è la notte di Valpurga, la notte in cui si ritiene si svolgessero i sabba delle streghe nel medioevo.
Il 1966 per La Vey è l’anno uno del calendario di Satana. La Vey, fotografo della polizia di San Francisco, diventa regista di film satanici nei quali annuncia la nascita dell’anticristo.
I primi anni della Chiesa di Satana di LaVey sono quelli del maggiore successo giornalistico, grazie all’adesione di personalità di Hollywood (Sammy Davis, Jayne Mansfield), che permette di raccogliere qualche migliaio di aderenti in diversi paesi del mondo. La Vey ha anche scritto una Bibbia satanica (The satanic bible) e un Rituale satanico.
All’interno si sviluppa una tensione tra il satanismo “razionalista” di LaVey, che interpreta sostanzialmente Satana non esistente e sumbolo dell’“indulgenza in luogo dell’astinenza”, di una rivolta razionalista e atea contro la religione e la morale, e un’ala “occultista”, il cui leader è il luogotenente stesso di LaVey, Michael Aquino (all’epoca colonnello dell’esercito americano, specializzato in guerra psicologica e disinformazione), che invece ritiene Satana realmente esistente secondo quanto trasmesso dalla Bibbia. Queste tensioni porteranno nel 1975 allo scisma di Aquino, che fonderà il Tempio di Set, che costituisce oggi la maggiore espressione del satanismo organizzato su scala internazionale.
Quanto alla Chiesa di Satana, sopravvissuta con difficoltà alla morte di LaVey nel 1997 è soprattutto un’organizzazione di vendita per corrispondenza di tessere e diplomi d’associato, anche se a New York e altrove sopravvive con modeste attività rituali.
Ultimamente si è notato che alcuni gruppi che nascono, provengono da aggregazioni d’ispirazione neonazista, anche se in seguito costoro si “specializzano” nel satanismo più deviato. È questo un culto che si rifà all’idea che Hitler, oltre che ad essere legato alla massoneria deviata, avesse fatto nel 1934 un patto con il diavolo: «Tu mi dai il potere, io ti do il popolo ebraico che ti è sempre sfuggito».
L’ideologia satanista
Qual è il pensiero principale della pseudo-religione satanista? Lo riassumiamo con le stesse parole di LaVey scritte nella sua Bibbia satanica: “La vita è la grande indulgenza, la morte la grande astinenza. Per questo godetevi il meglio della vita, qui e ora!”. La Vey ha ripreso le parole di A. Crowley: «Non vi è alcuna legge eccetto «fa quel che vuoi», la parola della legge, Thelema, Volontà. Sii forte, o uomo! Brama e godi tutte le cose dei sensi e dell’estasi: non temere che alcun Dio ti rinneghi per questo... Sia esclusa la misericordia: dannati coloro che hanno compassione! Uccidi e tortura: non risparmiare alcuno!» (Liber Legis, citato da M.C. Del Re, Riti e crimini del satanismo, ed. Jovene, Napoli, 1994, pag. 53).
È chiaro che la parte principale dell’ideologia satanista espressa dalla frase “godetevi il meglio della vita qui e ora” è ambigua. A prima vista uno potrebbe dire: è una frase giusta, che male c’è? Ma di questa frase è possibile dare tre interpretazioni: satanista o anti-religiosa, filosofica o atea, e religiosa-cattolica. Vediamole:
- satanista o antireligiosa: significa godersi il meglio della vita non tenendo conto di niente e di nessuno. Fare ciò che si vuole, imponendo la propria volontà su tutto e tutti. Qui non c’è nessun limite morale o giuridico alla mia volontà, per ottenere ciò che voglio.
- filosofica o atea: non voglio dire che chi è filosofo è sempre ateo, ma voglio distinguerla da quella religiosa. Qui significa che una persona che non ha una visione religiosa della vita, non crede in Dio, deve godersi il meglio della vita in ogni momento ma deve tener conto (e qui sta la differenza con l’interpretazione antireligiosa) che il mio limite sono gli altri: io non posso imporre la mia volontà sempre, fare tutto ciò che voglio, se questo crea un male agli altri e limita la loro libertà. È in un certo senso la filosofia del carpe diem, del cogliere l’attimo, quell’opportunità che la vita ci mette davanti per essere “felici”.
- religiosa-cattolica: una terza interpretazione del “godersi il meglio della vita qui e ora” è quella religiosa. Qui, per non dilungarmi troppo, mi limito alla visione cattolica, non prendendo in considerazione cosa direbbero le altre religioni su questo. Sì perché anche la religione cattolica ci dice di goderci la vita qui e ora, ma con una differenza rispetto alle altre due interpretazioni (antireligiosa e filosofica), e che cioè nel “goderti” il meglio della vita devi tener conto non solo che esistono gli altri (interpretazione filosofica) ma anche che esisti tu e che esisti in rapporto ad un Altro (Dio). La religione cattolica non è la religione dei “no”, delle negazioni (“non puoi fare questo, questo, quest’altro”, ecc.), ma del sì al vero bene dell’uomo. Perché il punto è che cosa si intende per quel “meglio della vita”: non è il potere, il denaro, il sesso, il successo, i beni materiali (come nell’interpretazione satanista), né solamente ciò che mi dà piacere e non fa male agli altri, o il comportarmi bene, l’essere una persona virtuosa, o avere relazioni amichevoli e oneste con gli altri (come nell’interpretazione filosofica), ma il meglio, la felicità per l’essere umano è la partecipazione della vita di conoscenza e di amore di Dio, i due atti che solo possono rendere veramente felice un essere intelligente come l’uomo: conoscere la Verità, la Bellezza e godere di quel Bene massimo che è Dio stesso, nel modo in cui Lui stesso si conosce, si ama e per questo è Felice. Questo la Chiesa cattolica lo ha chiamato “vedere Dio”. Noi siamo fatti per partecipare della stessa felicità di Dio, e già da adesso in modo iniziale, non solo dopo la morte. Per i cristiani, e in particolare i cattolici, la vita non è solo una preparazione, una “prova”, un “soffrire qui per poi essere ricompensati lì”. No. Dio non ha creato l’uomo per farlo prima soffrire e poi dargli il premio se si fosse comportato bene, altrimenti sarebbe un Dio sadico. Ha creato l’uomo perché già dalla sua esistenza nel tempo cominciasse a godere dell’unione con Lui, una unione che Lui stesso prepara e realizza nell’uomo se l’uomo gli dice “sì, mi sono innamorato di Te, voglio stare con Te, tienimi con Te”. Vedere Dio è il fine per cui noi esistiamo, ma è chiaro che se io devo entrare fuori del tempo (dopo la morte) nella vita di Tre Persone (il Padre, il Figlio e lo Spirito) e godere della Loro visione e della Loro presenza, allora devo in qualche modo essere simile a Loro, perché è come un rapporto tra amici: noi stiamo con quelli che sono simili a noi, amano le stesse cose, pensano allo stesso modo, fanno le stesse cose, e perciò le chiamiamo “amiche”. Dio ha voluto degli amici, non dei burattini, degli schiavi. E per questo la mia amicizia, la mia somiglianza con Dio la devo far crescere adesso che sono nel tempo: Lui me la dà, mi rende simile a Lui con quella trasformazione profonda della nostra natura che è chiamata “Grazia” (la parola più importante del cristianesimo), che io non mi posso dare, ma che una volta che Lui me la dà (nel Battesimo o con la Confessione) posso far crescere sempre di più cercando di amare, volere quello che Lui ama e vuole e facendo le cose che Lui fa e che Cristo stesso ha fatto, lasciandoci un esempio. E risto cosa ama e fa? Ama il Padre, lo Spirito, Dio, si prende cura dell’umanità che amano, la conduce a Dio, la libera da tutti gli impedimenti che la tengono lontana da Lui, si fa carico del peccato del mondo e lo rigenera nel suo corpo. Così adesso potete capire perché la Chiesa cattolica dice che alcune cose sono peccato ed altre no: perché ci sono alcune azioni, comportamenti che non ci rendono di più simili a Dio e per questo ci staccano da Lui e di conseguenza non ci fanno veramente felici. Le indicazioni che la Chiesa cattolica dà (soprattutto con in Dieci comandamenti) sono proprio indicazioni della strada da seguire per evitare di restare infelici adesso e sempre.
Diceva sant’Agostino che Dio dona a coloro che lo amano quella felicità e quei beni che altri cercano e non trovano lontani da Lui.
I tipi di satanismo
Per quanto riguarda i diversi tipi di satanismo oggi, Massimo Introvigne distingue due tipi principali di satanismo:
1) un satanismi degli adulti. 2) Un satanismo dei giovani. Quello degli adulti è organizzato, quello dei giovani no.
Quello dei giovani è sempre composto da piccoli gruppi, spesso di minorenni, senza organizzazione e senza rituali. I riti che fanno sono spesso inventati da loro. È anche detto “satanismo acido” perché in questi gruppi gira molta droga. Non essendo organizzato, e quindi non essendo conosciuto dallo Stato, è difficile dire quanti siano i giovani che ne fanno parte. Ma per questo è anche oggi il più pericoloso, perché avete visto cosa sono arrivati a fare le Bestie di Satana. Quasi tutti i crimini gravi attribuiti al satanismo – se si parla di omicidi, ce n’è in media uno all’anno nell’America del Nord secondo dati dall’FBI – possono essere ricollegati ai gruppi giovanili.
Quello degli adulti invece è fatto da gruppi che hanno una dottrina, dei rituali, dei capi, delle sedi, delle pubblicazioni. Negli USA sono presenti anche sulle elenchi telefonici.
Le sette hanno una rigorosa gerarchia, con simpatizzanti, fedeli, diaconi, sacerdoti e “vescovi” oltre naturalmente al sommo sacerdote che è il leader del gruppo. Nella gerarchia non si fanno differenze fra uomini e donne e vi sono capi-congreghe maschi come femmine. Le donne però sembrano essere presenti in numero inferiore ai maschi nelle sette sataniche.
Esistono tre tipi di satanismo degli adulti:
Un satanismo occultista: è quello più antico. Accetta la visione che viene dalla Bibbia, che ritiene Satana una creatura inferiore a Dio, ma invece che rivolgersi a Dio si rivolgono a Satana, il “principe di questo mondo” (Gv 12, 31) per ottenere ciò che vogliono. Ritengono che il vero bene sia Satana.
Un satanismo razionalista: crede che Satana non esista, ma lo prendono come simbolo di ribellione, di edonismo, e soprattutto come simbolo della volontà e del male che c’è nell’uomo.
Un satanismo luciferiano: ritengono che Satana sia un principio, un dio, alla pari del Dio biblico-cristiano. È una visione manichea dell’universo: Dio avrebbe dato origine al bene, Satana al male. Due princìpi sullo stesso piano. Si affidano a Satana per affermarsi in questo mondo.
È possibile anche fare un’altra distinzione tra i diversi tipi di satanismo, secondo l’Associazione antisette Giovanni XXIII: 1) un satanismo erotomane, dove il fine è il compimento, da parte del capo o dei capi, di atti sessuali e orge con gli adepti attraverso l’uso di droghe e alcool. 2) un satanismo del potere, al quale appartengono le sette “anticristiane” che promuovono messaggi contrari alla morale cristiana come l’aborto, l’eutanasia, la divisione della famiglia, eccetera. 3) un satanismo apocalittico, che attribuisce a se stesso, con compiacimento, qualsiasi tipo di catastrofe accada nel mondo. Tra queste sette ci sono quelle che realizzano i suicidi di massa, in cui vedono raggiunto il proprio obiettivo.
Nel mondo gli adepti dei gruppi organizzati del satanismo degli adulti non sono più di cinquemila. Le organizzazioni più importanti si trovano (oltre che in Italia) negli Stati Uniti, Spagna, Scandinavia, Grecia, Russia, Australia e Nuova Zelanda, con qualche presenza anche in Germania e in Francia.
Le organizzazioni più importanti però si trovano negli USA e sono: la Chiesa di Satana, il Tempio di Set, il Tempio di Nephtys, la Chiesa mondiale della liberazione satanica.
I gruppi satanisti in Italia
Estrapolando da dati di polizia che riguardano diverse regioni italiane (Piemonte, Lombardia, Lazio) si può avanzare l’ipotesi che il fenomeno del satanismo giovanile – che anche in Italia non ha collegamenti con il satanismo degli adulti – coinvolga purtroppo da duemila a tremila giovani e giovanissimi.
Per quanto riguarda il satanismo degli adulti, le formazioni maggiori sono:
- la Chiesa di Satana torinese, che si è formata fra il 1968 e il 1970 in seguito a contatti con la Chiesa di Satana californiana di Anton LaVey. Il numero massimo di aderenti, nel corso della storia di questa formazione, ha sfiorato il centinaio; oggi i membri attivi sono una cinquantina.
- Una seconda Chiesa di Satana di Torino (stesso nome della prima, ma si tratta di una organizzazione diversa) appartiene al filone “occultista” (mentre la prima, di derivazione californiana, fa parte piuttosto del filone “razionalista”) e conta una settantina di aderenti. Il mito della Torino satanica è nato nell’Ottocento per ragioni politiche collegate sia all’accoglienza da parte di governi anticlericali di forme religiose “alternative” e anti-cattoliche di ogni tipo, sia a una reazione cattolica che etichettava come “satanica” ogni forma di occultismo e di magismo.
- Al 1980 risale la Confraternità di Efrem Del Gatto (il cui vero nome è Sergio Gatti) o CEDG, che ha sede a Roma. Si chiamava “Chiesa nazionale luciferina”. Verosimilmente che gli adepti non sono più di una trentina. La CEDG sembra avere cessato l’attività dopo la morte nel 1996 del suo fondatore Efrem Del Gatto (pseudonimo di Sergio Gatti, 1945-1996).
- Il gruppo più numeroso, che si fa pubblicità in modo aggressivo, è quello dei Bambini di Satana di Bologna fondato nel 1992 da Marco Dimitri. Il gruppo di Dimitri – ai cui rituali hanno partecipato talora anche adepte minorenni – ha attirato l’attenzione della polizia nel 1992 e nuovamente nel 1996, quando Dimitri è stato arrestato e accusato di violenza carnale, pedofilia e poi prosciolto. Dopo l’arresto del capo nel 1996, la setta è stata sciolta.
- Il Tempio di Pan (chiamato dapprima Impero Satanico La Luce degli Inferi, poi Chiesa del Grande Ordine di Satana), un gruppo “luciferiano” il cui fondatore, che si faceva chiamare Maestro Loitan e operava nell’Italia centrale, ha deciso nel 1998 di sciogliere il movimento e di convertirsi al cattolicesimo.
A Roma, per esempio, due articoli pubblicati dal quotidiano “Il Messaggero” (19 e 20 Febbraio 1997), rivelarono l’esistenza della “Setta del Laterano” della quale farebbero parte circa 30 adepti, tra i quali, un personaggio importante del “Centro italiano di Psicologia e di Ipnosi Applicata” (Cipia). Scrive Alessandro Calderoni, che si è occupato di sette e magia per “Sette” del “Corriere della Sera”, che questa come altre sette “acquistano bambini dell’Est d’Europa, o pagano donne perché consegnino i loro feti a fini sacrificali...” (”Night by Night”, n.1 – Dicembre/Gennaio 1999).
Una tabella degli aderenti ai gruppi organizzati di satanismo degli adulti (dove l’espressione “degli adulti” non esclude la presenza occasionale di minori) è la seguente: Bambini di Satana 200
Chiesa di Satana (razionalista) 50
Chiesa di Satana (occultista) 70
Confraternita di Efrem del Gatto 30
Tempio di Pan 60
Altri quindici gruppi minori 250:
La Loggia Nera – Roma, 666 Realtà Satanica – Milano, Tempio del sole d’oro, Centro del sole nero, Congrega di Oid, Gli adoratori del nulla, Orgasmo nero – Roma, Tempio di Satana, Figli di Sammael, a Roma il Gruppo del Laterano e il Tempio del sole d’oro; a Genova ci sono i seguaci di Astarot, ecc.
Totale 660
Dobbiamo dire che oggi, dopo lo scioglimento della setta de “I Bambini di Satana”, il satanismo degli adulti non conta più di 200-300 persone circa.
Da uno studio compiuto dalla Polizia di Stato, sembrerebbe che i luoghi di riunione dei satanisti nel Lazio sono l’Acquedotto Felice, il parco della Caffarella, la pineta di Castelfusano a Roma; necropoli di Verio, pendici dei monti della Tolfa, dintorni dei laghi di Albano, Bracciano, Nemi, Castelgandolfo; Civita di Bagnoregio, il parco del Circeo, Anagni.
Satanismo e legge in Italia
Le sette “ufficiali”, cioè conosciute dalla Stato italiano come Associazioni di culto, sono monitorate dalla Polizia.
In Italia, infatti c’è la libertà di culto stabilita dalla Costituzione Italiana dal 1946. L’art. 8 recita: “Tutte le confessioni religiose sono ugualmente libere davanti alla legge. Le confessioni religiose diverse dalla cattolica hanno il diritto di organizzarsi secondo i propri statuti, in quanto non contrastino con l’ordinamento giuridico italiano”. E l’art 19, recita: “Tutti hanno il diritto di professare liberamente la propria fede religiosa in qualsiasi forma, individuale o associata, di farne propaganda e di esercitarne in privato o in pubblico il culto, purchè non si tratti di riti contrari al buon costume”.
Da qui potete capire perché a nessuno è impedito di mettere su un culto, ma con il limite di non andare contro la legge e di non praticare riti contrari al buon costume. Per questo anche le sette sataniche non possono celebrare i loro riti pubblicamente, come invece fanno le religioni ufficiali.
Da tempo si discute sull’ipotesi di riformulare il reato di “plagio” basato sul condizionamento mentale all’interno delle sette: in questo caso si tratterebbe di una formula non più tanto generica e che restringerebbe il campo di intervento.
A questo proposito ci sono attualmente due le iniziative che giacciono in Parlamento: il disegno di legge 800 presentato nel novembre 2001, sulla manipolazione psicologica e la più recente proposta di legge 3770. Presentata nel marzo del 2003 questa proposta si prefigge la tutela contro i reati commessi dalle sette introducendo la nuova figura di reato di “abuso di rituale esoterico-satanista”, equiparando le sette sataniche alle associazioni segrete.
Ance la Polizia postale oggi indaga su Internet per i reati commessi da sette sataniche nei loro siti per i reati di vilipendio alla religioni (offesa ad una religione). Molti siti sono continuamente monitorati.
Era stato istituito dal Sisde un ufficio ad hoc che si occupava esclusivamente di censire e controllare i gruppi settari italiani e che aveva prodotto nel 1998 un documentato rapporto sui gruppi magico-satanici in Italia, ma è stato chiuso qualche anno fa.
Purtroppo manca ancora in Italia una legge che sia in grado di liberare in tempi brevi le vittime delle sette e successivamente proteggerle.
Nel dicembre 2006 è stata istituita all’interno della polizia la SAS, la Squadra Anti-Sette.
5. I riti:
In ogni gruppo satanista vengono compiuti alcuni rituali che, pur con le dovute rielaborazioni da parte di ogni congrega, presentano caratteristiche comuni che cercano di mettere in evidenza i concetti magici e gnostici ai quali si rifanno: essi si svolgono principalmente nelle cinque date cardine (vigilia di ognissanti, vigilia di candelora, venerdì santo, solstizio d’estate, solstizio d’inverno), per porre in atto rituali di evocazione dei demoni e di invio di anatemi; inoltre altri rituali sono possibili in altre date dell’anno (sempre però attraverso complicati calcoli astrologici e di solito il martedì e il venerdì e il sabato) fra i quali spiccano i patti con il diavolo, la messa nera, le iniziazioni sataniche.
Il patto con il diavolo:
«Il patto con il diavolo è un classico del mondo satanico. I casi più antichi di cui abbiamo testimonianza risalgono al XVII secolo. La formula con la quale l’adepto vende l’anima al diavolo in cambio di benefici – formula alla quale si ispirerà Goethe per il suo Faust – la troviamo nella letteratura, nel folklore ma anche nella realtà. Esemplari sono i cosiddetti processi “della camera ardente” nella Francia di Luigi XV contro un gruppo di nobildonne, che poi però subiranno pene molto lievi, accusate di ricorrere al patto con il diavolo e di compiere sacrifici umani. In cambio, a Satana chiedevano di ottenere i favori sessuali del Re».
(di M. Introvigne da http://www.cesnur.org/2006/catanzaro.htm)
La messa nera:
Il rito della messa nera nacque nel rinascimento con Catherine La Voisin. La Vey, poi, ha scritto “The satanic rituals” (1972).
Per il satanismo razionalista si tratta di uno psicodramma che cerca di liberare gli adepti dai condizionamenti della fede cristiana, mentre per il satanismo occultista ha lo scopo di compiere un atto di adorazione a Satana in persona. Questo tragico rito consiste nella parodia della messa cattolica.
L’ambiente è lugubre, spesso con drappi e ceri neri, la liturgia corrente viene mantenuta, ma, ciò che è oggetto del credo dei cristiani, viene oscenamente invertito ed oltraggiato. Invece di benedire si maledice, a Dio ci si rivolge come a un nemico, invece che “amore” si usa la parola “odio”. Spesso i “celebranti” riescono a procurarsi ostie consacrate che subiscono infamie e profanazioni.
Testimonianza di M. Introvigne:
Vi leggo adesso la testimonianza di M. Introvigne, forse uno dei pochissimi studiosi che ha potuto assistere ad una vera Messa Nera senza essere parte della setta. È stata riportata dal giornale Epoca nel 1993:“Il Diavolo è fra noi”, dossier di Epoca, 28 settembre 1993:
“Non era un clima orgiastico. Non ho sentito il digrignar di denti descritto nei libri. L’atmosfera era però sacrale. E sicuramente sinistra”. È il maggio del 1989. Dopo mesi di contatti, assicurazioni, garanzie di anonimato, Massimo Introvigne riesce a farsi accettare durante una messa nera celebrata da una delle due Chiese di Satana di Torino.
Lo studioso cattolico, direttore dal 1988 del Cesnur, Centro Studi sulle Nuove Religioni, al quale collaborano laici ed ecclesiastici, oltre ad accademici delle università di mezzo mondo, aveva già assistito ai riti satanici degli adoratori del diavolo a New York e della San Fernando Valley, vicino a Los Angeles. Ma lì le chiese del demonio sono organizzazioni pubbliche, con indirizzi che compaiono persino sulle pagine gialle. Niente a che vedere con la riservatezza e il mistero che circonda sette chiuse come quelle torinesi.
Epoca: Com’è riuscito, dottor Introvigne, a superare la diffidenza dei torinesi?
Introvigne: Frequento da anni gli ambienti occulti. I contatti con i satanisti li ho trovati tra coloro che praticano magia sessuale. Nonostante sia cattolico, godo di buona stampa. Sono stati loro a cercarmi. Ci siamo incontrati qualche volta in territorio neutro, poi mi hanno concesso di assistere.
Epoca: Dove si svolgeva la cerimonia?
Introvigne: In una casa privata del centro storico. Un appartamento usato probabilmente come magazzino, con un salone lungo una decina di metri.
Epoca: Com’era addobbato?
Introvigne: In modo essenziale. Niente pareti coperte di nero, come si vedono negli Stati Uniti e come sono state scoperte in cappelle sataniche abbandonate nella stessa Torino. Solo un altare, al centro, con un drappo scuro, simile a quelli che si usano per i funerali. Sopra, una statuetta del demonio con un fallo proteso, sproporzionato, 30 centimetri almeno... Tante candele rosse a forma di diavoletto, una “mano di gloria” e un teschio, presumo, umano.
Epoca: Chi partecipava alla messa?
Introvigne: Una ventina di persone, tutte in piedi. In media abbastanza giovani, sui trent’anni. Poche le donne: non più di sette o otto. In borghese. Solo il celebrante era vestito di nero, con un manto lungo fino ai piedi e il cappuccio sulle spalle.
Epoca: Come si è svolto il rito?
Introvigne: È cominciato con l’invocazione a Satana, in un latino zoppicante, secondo la liturgia classica che rovescia perfettamente quella cattolica. I fedeli rispondevano secondo il testo, a memoria. C’è stato un susseguirsi di gesti rituali: accensioni di candele, formule sataniche, manipolazioni di oggetti, che sono durati una ventina di minuti. Poi è entrata la sacerdotessa.
Epoca: Cioè?
Introvigne: Nei riti a Satana deve esserci sempre una donna che fa da “altare”, preferibilmente vergine. In America ho visto sostegni di legno anatomicamente predisposti per far adagiare la sacerdotessa. In Italia si tratta quasi sempre di un tavolo. Scomodo. Questo spiega, forse, perché la donna è entrata a rito iniziato.
Epoca: Quanti anni dimostrava?
Introvigne: Escludo che fosse una giovane illibata. Era una signora sui 40 anni, piacente, ma molto imbarazzata. In questo campo, forse alla sua prima esperienza. Sempre in America, ho osservato donne muoversi nude con la massima naturalezza. Non questa. È entrata coperta di un accappatoio. Si è spogliata e si è sdraiata sull’altare.
Epoca: Cosa è successo, poi?
Introvigne: Il “sacerdote” ha continuato il rito, con la sconsacrazione dell’ostia (mi hanno assicurato che non si trattava di ostia rubata). L’ha appoggiata sul corpo della donna e poi l’ha messa nelle parti intime, con un gesto quasi furtivo. Quindi ha innalzato il calice. L’elisir, il miscuglio di secrezioni, che serve a dare l’immortalità, a creare il “corpo di gloria”, era già stato preparato in anticipo.
Epoca: C’è stato accoppiamento?
Introvigne: Sì, subito dopo. Ma abbastanza breve. È durato sì e no un paio di minuti. E solo tra il sacerdote e la donna-altare. Quasi mimato, al contrario di cerimonie in cui avevo visto celebrante e “altare” provare piacere evidente nell’eseguire il rito, al quale si uniscono anche i fedeli.
Epoca: Cosa hanno fatto gli adepti nel frattempo?
Introvigne: Hanno bevuto dal calice. Ma sono rimasti rigorosamente vestiti.
Epoca: Cantavano inni?
Introvigne: No, biascicavano invocazioni al demonio, in un clima di forte tensione emotiva. Né canti, né strumenti musicali, come succede negli Stati Uniti dove c’è spesso una pianola d’accompagnamento.
Epoca: Come si è conclusa la cerimonia?
Introvigne: Il sacerdote ha benedetto i fedeli con un aspersorio nel quale, confìdo, ci sia stata solo acqua. Nei manuali si parla di urina... Dovrebbe essere la donna-altare a fornirla.
Ma non credo proprio che la signora di Torino, già tanto imbarazzata, si sia prestata.
6. I simboli:
La croce rovesciata:
È il simbolo per eccellenza dell’opposizione a Gesù Cristo. È il rovesciamento di tutti i valori cristiani: all’amore si sostituisce l’odio, al perdono la vendetta, alla libertà nella verità la libertà assoluta. È volere e fare tutto il contrario di ciò che Cristo ha voluto e ha fatto.
La stella rovesciata col caprone:
In questo simbolo confluiscono diverse idee e simboli di diverse culture. Tecnicamente è chiamato “Baphomet”. Un Baphomet o Bafometto è un idolo o un’immagine. Ne esistono varie descrizioni come: un idolo con un teschio umano, una testa con due facce, un idolo-gatto ed una testa barbuta. La probabile etimologia del nome è discussa.
Una più recente e conosciuta descrizione raffigura il Bafometto nella forma di un capro umanoide alato con seno ed una torcia sulla testa tra le corna. Questa immagine proviene dall’opera di Eliphas Lévi del 1854 Dogme et rituel de la haute magie (dogma e rituale dell’alta magia). Elifas Levi (ex Alphonse Louis Constant), occultista del XIX secolo interpretò il simbolo del Bafomet (si dice lo abbia visto a Parigi in un edificio di Saint Brix le Vineux ex proprietà dei Templari) come la rappresentazione dell’assoluto in forma simbolica.
Il Baphomet, come suggerisce l’illustrazione di Levi, è stato occasionalmente mal interpretato come sinonimo di Satana o come un demone, un membro della gerarchia dell’Inferno. La testa del Baphomet di Levi era inscritta in un pentacolo, che è un simbolo occasionalmente adottato dai fedeli del Wicca e da altri seguaci dell’occultismo.
Il pentacolo:
Il pentacolo è la stella a 5 punte rovesciata all’interno di un cerchio.
Questo simbolo è di importanza centrale in diverse tradizioni esoteriche, per esempio la Wicca. Nella tradizione di questa, a ciascuna delle punte del pentagramma corrisponde uno dei cinque elementi metafisici: la terra (angolo in basso a sinistra); il fuoco (angolo in basso a destra); l’acqua (angolo in alto a destra); l’aria (angolo in alto a sinistra); lo spirito (angolo superiore). Il simbolo viene usualmente interpretato come raffigurante la supremazia dello spirito sugli elementi fisici. Il cerchio intorno al pentagramma, viceversa, rappresenterebbe Dioo “la Dea” a seconda delle tradizioni. Lo stesso simbolo, però tracciato con la punta verso il basso, rappresenta le forze invisibili dell’universo e la conoscenza nascosta.
Elifas Levi ne realizzò due varianti:
-la prima rappresenta le 5 estremità di un uomo con i nomi di Adamo ed Eva e intorno una corona con il nome ebraico di Gesù, redentore dell’universo: JeHoShUaH. È l’uomo-microcosmo immerso nei 4 elementi fondamentali terra, acqua, fuoco, aria ; il 5° , lo spirito (testa) si erge su di essi.
-la seconda è la stella rovesciata sottosopra con il Bafomet al posto dell’uomo ed i nomi di Samael (demone maschio, primo disubbidiente a Dio nella tradizione ebraica) e Lilith (demonio femmina della tradizione ebraica, la qabbalah,considerata la prima moglie di Adamo) e il loro redentore: Leviatan (nome biblico del serpente mitico tentatore e nemico di Dio). Il simbolo si ritrova nei tarocchi come simbolo del Diavolo.
I satanisti hanno aggiunto all’interno della stella la figura stilizzata di un caprone.
Per la Vey e la Chiesa di Satana che per prima lo utilizzò, la stella simboleggia Lucifero (Venere), la stella più luminosa delle altre. Al rovescio è la stilizzazione del caprone (Bafomet) che rappresenta Satana. Secondo loro il primo ad utilizzare il pentacolo rovesciato con all’interno un caprone inscritto in un cerchio fu il francese Stanislas de Guaita, rifacendosi ai testi di Levi. De Guaita spiega che la stella con la punta in alto e l’uomo rappresenta, per Levi, l’uomo che volontariamente si riunisce al piano provvidenziale di Dio”, è un simbolo positivo, è l’uomo in Dio; mentre con la punta in basso indica l’iniquità, la perdizione, la blasfemia, l’uomo ogni essere fuori di Dio, e in esso si inscrive la figura del caprone, che rappresenta Satana che sfida Dio, si contrappone a Lui.
La Vey trovando questo simbolo in un libro sulla storia della Magia per immagini, e lo adotta come simbolo della sua nuova Chiesa, per indicarne i valori e i princìpi.
«L’allusione al male, al diavolo, per mezzo di animali, è di uso antichissimo nella storia dell’arte. Agli inizi dell’era cristiana si associa il diavolo agli animali descritti nella Bibbia come impuri o simboli espliciti di Satana come nell’Apocalisse (il drago). Gli animali usati per rappresentarlo sono stati molti: la scimmia, lo scorpione, la mosca, che compaiono in alcuni quadri rinascimentali. Nelle prime immagini che lo rappresentavano c’erano orsi, lupi, leoni, che in seguito hanno lasciato il posto al gatto, alla rana al serpente e al caprone. Il caprone nell’AT (Lv 16) era l’animale che nel giorno dell’Espiazione veniva caricato dei peccati del popolo e cacciato dal sommo sacerdote nel deserto, luogo degli spiriti del male. Già nel I secolo d.C. Filone aveva scritto che: «I caproni sono lascivi nelle loro relazioni sessuali, dove mostrano un ardore frenetico». E nel XII s. Bernardo nel Sermone sul Cantico dei Cantici riconosceva nel caprone il simbolo dei «sensi del corpo smarrito e lascivo, a causa dei quali il peccato è entrato nell’anima». In questo senso il caprone è diventato il simbolo della lussuria».
«Per tutta l’epoca paleocristiana non esistono raffigurazioni dei diavolo, né gli artisti possono riferirsi ad una tradizione letteraria che dia indicazioni utili per l’adozione di un modello iconografico. Tuttavia, come per la prima arte cristiana gli artisti avevano attinto immagini dalle fonti figurative già presenti del mondo classico, così fu anche per l’immagine specifica del diavolo e dei suoi demòni. Il problema si pose nell’alto medioevo e allora fu automatico guardare al passato. La scelta cadde, seppur non in maniera esclusiva, su satiri e fauni: nonostante nella mitologia greca e latina, infatti, Pan, i satiri e i fauni fossero creature non del tutto negative e a tratti poetiche, le loro abitudini lascivi ebbero il sopravvento sulla loro saggezza, e anche sulla base di alcune citazioni bibliche e di una successiva interpretazione di san Girolamo (i satiri e i fauni erano il simbolo del diavolo), gli elementi che li connotavano divennero presto caratteristiche iconografiche per la rappresentazione del demonio».
(GIORGI R., Angeli e demòni, Mondadori Electa, Milano 2003, pp. 89-98; 232).
Il 666:
Il 666 è il numero divenuto classico nella simbologia satanista. È un numero che si trova nella Bibbia, nell’ultimo libro della Bibbia (il 73°), l’Apocalisse (Ap 13,18).
Da lì è stato preso dai satanisti. Perché?
Per capirlo dobbiamo capire perché è stata scritta l’Apocalisse.
Di solito questo termine è associato alla fine del mondo, a fatti catastrofici che distruggono l’umanità. Si pensa spesso che l’Apocalisse sia la profezia della distruzione futura del mondo. Ma non è così.
Cosa significa “Apocalisse”.
“Apocalisse” viene dal greco “Apocalypsein”= rivelare. È perciò la Rivelazione, l’ultima che Dio attraverso Gesù Cristo risorto fa all’umanità. E che cosa rivela? Che l’ultima parola sulla storia non ce l’ha e non ce la avrà il male, ma Lui, Dio, perché sia la storia che Satana sono nelle sue mani.
L’autore e il linguaggio simbolico usato.
L’autore dell’Apocalisse si definisce Giovanni, discepolo e apostolo di Gesù, autore del quarto Vangelo. Probabilmente la forma scritta di questa rivelazione è stata fatta da alcuni suoi discepoli della sua comunità. L’autore dice di avere ricevuto delle visioni. E queste visioni non hanno valore in sé ma per il simbolismo di cui sono cariche. Sono immagine simboliche che un giudeo di allora poteva capire benissimo, perché erano tutte immagini prese dalla Bibbia e dalla tradizione ebraica, nella quale circolavano altre apocalissi, come il libro di Daniele.
Ora, quel linguaggio oltre ad essere tipico della tradizione ebraica chiamata “apocalittica”, era anche un modo per darsi forza tra i cristiani che erano quasi tutti ebrei, per accusare i romani e l’imperatore delle loro sofferenze, delle persecuzioni, per dire che anche l’impero e l’imperatore avrebbero avuto una fine, e dire tutto questo senza rischiare di essere scoperti dai romani e quindi accusati di aver offeso l’imperatore con questi scritti. Era un linguaggio criptato che loro che venivano dall’ebraismo sapevano decifrare ma i romani no.
Perché e per chi fu scritta.
Fu scritta quindi per dare speranza alle comunità cristiane che intorno alla fine del primo secolo erano perseguitate da Domiziano (95 d.C.) e molto probabilmente alcune parti furono scritte già prima per le comunità perseguitate da Nerone (70 d.C.). Era destinata a dare forza e a non permettere che restassero scandalizzati tutti coloro che avevano seguito Cristo, Colui che aveva detto di aver vinto il mondo (cf. 16, 33). Lo scandalo era che adesso sembrava che il male e i malvagi stessero per avere la meglio, il sopravvento, con le persecuzioni contro i cristiani che gli imperatori romani avevano scatenato.
L’Apocalisse infatti comincia con una visione bellissima in cui Dio è il padrone della storia e del destino degli uomini.
La simbologia del libro descrive la lotta che nella storia avviene tra coloro che seguono Cristo e operano il bene e coloro che avendolo rifiutato provocano all’umanità molti mali (guerre, pesti, ecc.). Dio però si prende cura dei suoi fedeli, e non permette che tutti siano schiacciati dal male provocato da coloro che rifiutano Dio e il suo Figlio. Inoltre Dio vuole che anche i peccatori si convertano, si salvino, e perciò non li distrugge subito ma manda a loro una serie di sofferenze (flagelli) per avvertirli. Quei mali che Egli ha permesso di compiere a coloro che operano in opposizione a Lui. Ma nonostante ciò, dice l’Apocalisse, essi non cambieranno. A quel punto Dio toglierà ogni potere che aveva permesso a Satana nel periodo di tempo tra l’Ascensione del suo Figlio e il compimento della storia con il suo ritorno. Toglie a Satana il potere di nuocere agli uomini, soprattutto il potere di tentarli e separarli da Lui. L’Apocalisse così si conclude con l’immagine della Nuova Gerusalemme, dell’unione definitiva tra Dio e l’umanità dove anche la morte e ogni sofferenza sarà tolta. E si conclude con l’invocazione che nella storia prima del ritorno di Cristo, i suoi discepoli gridano a Lui, pregano: “Vieni, Signore!”, cioè compi il tuo Regno, vieni a concludere la storia e ad annullare il potere di Satana, torna tra noi e tienici con Te per sempre, dove tu sei, dove non c’è più morte, dolore, pianto, ma Te solo, luce, pace, felicità immensa, eterna.
Il numero 666.
Il numero 666 (seicentosessantasei) si trova quindi nella Bibbia, nel libro dell’Apocalisse, dove al capitolo 13 versetto 18 si dice:“Qui sta la sapienza. Chi ha intelligenza calcoli il numero della bestia: essa rappresenta un nome d’uomo. E tale cifra è seicentosessantasei”. Che significa? In greco, come in ebraico, ogni lettera aveva un valore numerico secondo il posto nell’alfabeto. Il numero di un nome è il totale delle sue lettere. Qui 666 è la traduzione in numeri del nome Cesare-Nerone (in lettere ebraiche); 616 (variante di C e di altri) corrisponderebbe al nome Cesare-dio (in lettere greche). La bestia che “riceve” da Satana un certo potere di nuocere agli uomini, quindi, è l’impero romano e gli imperatori romani. Con questa tecnica di “criptaggio”, le comunità cristiane hanno potuto accusare l’impero romano di volersi porre al posto di Dio e di essere la causa delle loro sofferenze e di trasmettersi la Rivelazione per cui ogni impero nella storia è destinato a finire, come pure i loro capi, e che solo Dio ha in mano la storia e la conduce ad un fine di Bene, che è Lui stesso e la partecipazione alla sua vita alla fine della storia, senza più nessun male, sotto ogni forma.
Lettura della testimonianza di ex-adepti:
Vi riporto adesso la testimonianza di due persone, un ragazzo ed una ragazza, che hanno fatto porte di una setta satanista e che sono riusciti ad uscirne. Hanno scritto un libro di cui ho cercato di farne una sintesi per voi.
Testimonianza di Lukas:
Il libro è: Lukas, Quattro anni all’inferno, TEA, 1999. Ve lo riporto perché è un libro attendibile, in quanto all’inizio e alla fine del libro è riportata la testimonianza di un sacerdote cattolica tedesco che ha conosciuto e seguito Lukas per un certo tempo, e quella della responsabile di un gruppo antisette internazionale e che ha una sede anche in Germania.
Lukas è il finto nome, di copertura, con cui si fa chiamare nel libro un ragazzo di 19 anni che ha fatto parte in Germania di una setta satanista potente e violenta. Quando scrive il libro ha 21 anni. È un ragazzo che aveva scelto di vivere in un riformatorio quando ancora era minorenne per allontanarsi dal suo patrigno che lo picchiava. Aveva una sorella, che durante i giorni liberi andava a trovare. Aveva anche una fidanzata e una vecchia amica.
Tutto comincia quando, a 15 anni, in una discoteca gli si accosta un suo vecchio amico di infanzia che non vedeva da tempo e che lo invita ad una seduta spiritica. Accetta, perché si stava annoiando. Ma non lo porterà a giocare con la tavoletta, ma in una riunione di una setta satanista. Era un capannone abbandonato nella periferia della sua città. C’era gente incappucciata, candele, un altare con simboli satanisti, una croce rovesciata e delle catene, per immobilizzare una persona. Ebbe paura, voleva fuggire. Ma quando il sacerdote-capo gli si accosto, gli ordinò di bere da un calice che conteneva sangue per purificare il suo essere cristiano. Era circondato da 4 guardie del corpo, che lo costrinsero a bere. Restò lì per ore a seguire la “messa” in latino, come gi altri, e alla fine il sacerdote minacciò di morte lui e i suoi familiari e amici se il sabato dopo non si fosse ripresentato. Lukas comincia così il suo calvario nella setta. Non trovando una via di uscita, accetta di adattarsi alla setta, non sapendo quello che avrebbe dovuto fare. Sapendo che le donne dei membri della setta dovevano necessariamente farne parte, decise di tagliare con la sua fidanzata, per non farla entrare nella setta. La umiliò, la insultò. E non si fece più sentire da lei.
La setta voleva renderlo totalmente dipendente, e voleva far scomparire in lui ogni sentimento, ogni forma di compassione, ogni traccia di bene, per poter diventare vero discepolo di Satana. Questo avvicinamento a Satana per la setta comportava 6 prove da superare. Man mano che si superavano si entrava a far parte di una cerchia più interna della setta, e si sarebbe anche potuto diventarne il capo.
La prima prova consistette nel picchiare a sangue uno sconosciuto. Lo fece. E durante la messa in cui fu esaltato davanti agli altri membri, dovette staccare a morsi al testa ad un criceto vivo ed ingoiarla. Ogni volta doveva vincere la repulsione per ciò che gli veniva ordinato di fare, perché sentiva di non avere altra scelta. Alla fine della Messa venne legato su dei binari. Restò lì circa un ora quando sentì i fischi del treno e vide in lontananza una luce avvicinarsi. Svenne. Al risveglio gli stavano tatuando del simboli satanici sul corpo e gli dicono che tutto era stato era un trucco psicologico per provare la resistenza dei nuovi adepti. In quel periodo dovette continuare a bere sangue, che comprava da un macellaio.
Durante una messa ricevettero la visita di un capo di una setta americana, che alla fine della celebrazione riuscì a “leggergli” nel pensiero la frase: “Io credo in Satana, sono un demonio” e poi il desiderio di scappare, e gli disse questa frase: “Se te ne vai morirai, ma fino alla morte conoscerai un’infelicità senza fine”. È una frase che, dice Lukas, gli ritornerà da allora spesso in mente.
La preparazione alla seconda prova consistette nel picchiare a sangue un amico. Lo fece, con gradissimo rimorso.
Neanche l’idea del suicidio era realizzabile, perché se l’avesse fatto un suo familiare o un suo amico sarebbe finito sull’altare dei sacrifici.
Il solstizio d’estate (il 24 giugno) era una delle date più importanti. Ci fu una messa nera, durante la quale molti sacerdoti venuti da fuori si unirono ad una donna incatenata all’altare. Alla fine fu uccisa. Ma durante la celebrazione Lukas e un altro non resistettero. Lukas girò lo sguardo e l’altro svenne. Per questo furono puniti in modo orribile. Un giorno fu punito con la morte un membro della setta che più volte aveva avuto rapporti con donne estranee alla setta e frequentato dei cristiani.
La seconda prova consistette nel picchiare a sangue la sua più cara amica, l’unica rimastagli dopo che aveva lasciato la fidanzata. Sotto gli occhi delle guardie del sacerdote, la picchiò ai fianchi e allo stomaco, fino a lasciarla per terra. Preso da fortissimi rimorsi, però, la cercò negli ospedali, ma lei shockata non volle più vederlo. Era incinta ed aveva perso il bambino e non poteva più averne. È il rimorso più grande che oggi lo perseguita ancora.
Per alcuni giorni fu inviato insieme a Peter in America seguire un corso di “istruzione” in un’altra setta. Per due settimane dovevano restare nell’albergo a studiare le regole del satanismo e partecipare la sera alla messa nera. In america ogni messa si concludeva con un sacrificio umano, di gente senza tetto o sbandati attirati con qualche scusa o persone conosciute in giro. Aveva solo due ore di libertà. Lì fece esperienza di quale forza possono avere i capi sui membri. Un giorno ebbe la visita del capo americano. Lo fece stendere su letto e cominciò a parlargli con calma, in inglese anche se lui non capiva. Erano passate alcune ore. Poi se ne andò. Quando Peter tornò gli mostro una foto che lo ritraeva mentre era con due donne. Gli aveva tolto la capacità di ricordare e gli aveva fatto fare ciò che voleva.
Al ritorno in Germania dovette superare la terza prova: uccidere un agnello durante un rito, estraendogli il cuore. Il sacerdote gli insegnò come farlo.
Intanto aveva conosciuto in una discoteca due ragazzi, un fratello e una sorella; erano diventati amici e con loro per la prima volta si era confidato. I due volevano aiutarlo, ma lui si rifiutava e non diceva loro delle minacce del sacerdote. Un giorno gli dissero che dovevano partire per l’America e che l’avrebbero portato con loro. Ma tre giorni prima il ragazzo viene trovato morto. Saprà che è stato punito dalla setta, ma alla sorella non lo dirà mai e non la rivedrà più, perché partirà da sola in America.
Il suo amico Peter gli confida che aveva tentato una volta di fuggire. Aveva cambiato città. Ma lo avevano trovato e lo avevano punito. Gli impressero dei segni sul corpo, simbolo del tradimento, ma non lo uccisero. Peter si era fermato alla terza prova perché non trovava il coraggio di uccidere una persona, il cognato, come il capo aveva scelto.
Dopo alcuni mesi viene rimandato in America per seguire un nuovo corso, su come uccidere un essere umano e torturarlo durante un rito. Lì in spiaggia conosce una ragazza: si innamorano, ma per non rischiare che fosse uccisa, la tiene lontana e riparte senza darle modo di rintracciarlo. Prima di partire assistette ad una messa in cui fu sacrificato un bambino.
Gli capiteranno altre volte gli episodi di vuoti di memoria come quello capitato in America, dopo i quali non ricorderà che cosa avesse fatto per un paio di ore.
Non riusciva a dormire e per farlo doveva bere spesso. Si svegliava di soprassalto, con la paura addosso, dopo aver fatto un incubo ricorrente: vedeva attorno a sé sangue, cadaveri e un uomo con un coltello che si avvicinava ad una donna e glielo infila tra le costole. Poi si guardava intorno, lo notava e gli si avvicinava alzando il coltello. A quel punto si svegliava.
Durante un messa nera si era accorto che un altro lo sta guardando. Lo riempì di pugni, perché avrebbe dovuto tenere lo sguardo fisso sul sacerdote. Ma venne punito ed escluso per tre settimane dagli incontri. Dovrà però guardarsi tutte le videocassette delle messe a cui no aveva partecipato.
Un giorno vengono a prenderlo: deve prepararsi alla quarta prova: uccidere una ragazza di sedici anni durante una messa. Nei giorni seguenti decide di farla finita con la setta: non poteva uccidere una persona. Rimase in casa per due settimane, ma alla terza lo presero per strada. Si giustificò dicendo che era ubriaco, e, solo perché era stato fino ad allora un discepolo perfetto, il sacerdote gli credette. Ma doveva vedere le videocassette delle messe saltate. Il videoregistratore era stato però confiscato dal responsabile dell’istituto. In quel caso le regole della setta prevedevano che ci si sarebbe dovuti punire quando qualcuno ti impedisce di far i tuoi doveri di satanista. E le guardie del sacerdote che lo tenevano d’occhio intorno all’istituto avrebbero dovuto vederlo. Si stese nudo su un letto di vetri rotti. Quando entrò il responsabile dell’istituto che aveva sentito i rumori, lo minaccio con una scheggia. Fu chiamata la polizia e per paura di finire in commissariato (dove la setta aveva un membro) cercò di mostrarsi di nuovo ragionevole. Lo rilasciarono.
Ma il giorno dopo i responsabili dell’istituto erano infuriati. Allora decise di confidarsi e di dire tutto. Fu difficile credergli, ma alla fine lo fecero e gli trovarono un’altra sistemazione, con la custodia di altri due assistenti. Gli imposero di liberarsi di tutto il materiale satanista che aveva in camera e frequentare un centro di consulenza per le vittime delle sette. All’inizio parlava molto poco con i consulenti, ma quando si tenne una riunione con altri ragazzi vittime di altre sette cominciò ad aprirsi.
Intanto quelli della setta avevano trovato la sua nuova casa. E per farglielo capire imbrattavano le pareti esterne con simboli satanici, o gli facevano recapitare un cuore o un topo morto.
Gli impiantarono una linea telefonica per poter chiamare la polizia. Si misero d’accordo per vegliarlo di notte a turno. Alla fine riusciva a prendere sonno solo con un coltello in mano. Ma cominciava a sentirsi un problema per tutti. Decise di suicidarsi, ma fu scoperto. Allora in cucina prese due coltelli e si precipitò fuori dove si appostavano le guardie del sacerdote. Ma fu bloccato dai responsabili dell’istituto che a quel punto gli proposero di farsi ricoverare in una clinica psichiatrica, sotto minaccia di farlo loro togliendogli la possibilità di uscire quando avrebbe voluto. Erano passati 5 mesi, ed altri 5 li trascorse in una clinica lontana. Lì conobbe una ragazza, la sua attuale compagna. Si trasferirono in un’altra città. Peter non l’ha più rivisto, ma ha voluto scoprire che fine avesse fatto. Si arrischiò a chiamare dalla sorella, che gli disse che se n’era andato senza lasciare traccia. È considerato uno scomparso.
Continuano a tormentarlo incubi e la paura di essere trovato. Non frequenta luoghi affollati, si è fatto cancellare i tatuaggi che la setta gli aveva fatto, ma moltissime cicatrici gli sono rimaste, perciò non frequenta piscine. In auto tiene una pistola e non esce mai senza un coltello, non per uccidere ma per uccidersi nel caso dovesse essere trovato. Nel sonno spesso cade in trance, parla in latino, si colpisce da solo, tenta di gettarsi dalla finestra, e nessuno riesce a svegliarlo. Il giorno dopo non ricorda niente. La ragazza dorme spesso per terra per non essere colpita. Ma soprattutto è perseguitato da senso di colpa per il male e le sofferenze che ha procurato.
Il libro si conclude con una nota di alcune righe, intitolata “Avvertimento ai miei ex confratelli” e dice: “Per motivi di sicurezza ho depositato presso vari notai tutti i nomi che conosco, tanto di vivi quanto di morti, oltre alle indicazioni di località Qualora a me, ai miei parenti o ai miei amici dovesse accadere qualcosa che possa sembrare una vendetta da parte dei seguaci di Satana, i notai hanno istruzioni di aprire le buste e di dare inizio alle indagini”. Nella postfazione parla la responsabile del centro di consulenza antisette tedesco, la quale dice che oggi Lukas fa da consulente lui stesso, testimoniando ad altre persone che è possibile venire fuori da una setta.
In Germania alcune grosse sette conosciute sono la Fraternitas Saturni e la Church of the Final Judgement che hanno sedi a Francoforte, Berlino, Amburgo, Monaco, Friburgo e Lubecca. La Church of the Final Judgement ha raccolto un grande numero di adepti soprattutto in California ed ha influenzato Charles Manson.
Testimonianza di Michela:
Il libro è: MICHELA, Fuggita da Satana. La mia lotta per scappare dall’inferno, Piemme, Casale Monferrato (AL) 2007.
Quello di Michela è uno pseudonimo per non essere riconosciuta. Nel 2007 è uscito un libro in cui questa ragazza ha messo per iscritto la sua testimonianza, insieme alla comunità di cui fa parte. È una comunità italiana, nata a Roma circa 20 anni fa con Chiara Amirante, una donna che aveva cominciato ad occuparsi di persone di strada e che ancora oggi continua a farlo. La sua Comunità è stata riconosciuta dal Papa e continua ad occuparsi di queste persone. Michela aveva ricevuto l’ordine, dal capo della setta di cui faceva parte, di uccidere Chiara Amirante.
Il racconto comincia dalla fine, dagli ultimi 15 giorni di Michela nella setta, prima del tentativo dell’omicidio che avrebbe dovuto compiere. La vigilia di Natale del 1997, la setta compie in una grotta in campagna uno dei riti più importanti dell’anno e durante quel rito il capo avrebbe scelto, come ogni anno, una persona della setta che si era distinta dalle altre, per farle compiere un incarico particolare. Fu scelta lei.
La settimana prima gli era stato ordinato di andare a vivere nella casa di uno dei capi della setta, una donna chiamata “la dottoressa” (perché era una psicoterapeuta) per una settimana di preparazione prima dell’incarico che gli avrebbero affidato. Lei ancora non sapeva niente. Michela era totalmente dipendente dalle parole di questa donna. Felicissima di essere lì ha rapporti omosessuali con lei e ogni giorni si sottopone a due sedute di colloquio con lei, una sotto ipnosi e una no (per sapere in questa come condizionarla nell’ipnosi). Oltre a questo doveva vedere ogni giorno dei film o dei filmati con scene violente, crudeli: ad es. film molto violenti, campi di concentramento nazisti, persecuzioni contro gli ebrei, documentari su Hitler. Lei dice che dopo questi filmati le saliva dentro una rabbia, soprattutto contro i più deboli e in particolare i bambini. Si sentiva capace di distruggere qualsiasi nemico. Ancora oggi gli tornano in mente dei flash di quei filmati.
Ciò che la setta voleva instillarle era il potere ad ogni costo, raggiungerlo calpestando chiunque; ed anche l’esaltazione dell’omosessualità e della violenza, che secondo la setta erano il modo migliore per glorificare Satana e offendere Dio. E soprattutto l’obiettivo della setta era di portare alla dannazione quanta più gente possibile.
La notte del 24 dicembre il capo della setta le comunica che sarebbe potuta diventare il capo di un’altra setta e ottenere potere, se avesse fatto quello che le sarebbe stato ordinato: uccidere Chiara Amirante e distruggere la sua comunità, perché in quel periodo aveva aiutato circa 20 ragazzi che avevano a che fare col satanismo. Durante il rito il capo uccide con un pugnale un corvo nero; fa colare il sangue in un calice e intingendo la punta del pugnale comincia a sfregiare una foto di Chiara e poi la brucia. Dichiara di averle fatto un malefico agli organi genitali, perché è vergine. In quel periodo, alcuni giorni dopo, Chiara comincia ad avvertire forti dolori ai genitali e le scoprono una grave malattia. A Michela viene consegnato un pugnale per uccidere Chiara.
Inizia il piano per uccidere Chiara: le aveva telefonato dicendo che era una ragazza che voleva dedicarsi al volontariato. Prendono appuntamento per il 6 gennaio. Dalla sua città viaggia verso Roma: in treno sul sedile trova un giornale in cui si parla della comunità Nuovi Orizzonti. Una volta arrivata prende la metro. Lì le succede di incontrare una suora della congregazione di Madre Teresa di Calcutta che la guarda durante tutto il tragitto e le sorride.
Arrivata a Trigoria le apre Chiara che la abbraccia. Michela racconta che quell’abbraccio e quel sorriso l’hanno messa in crisi, perché non aveva mai sentito di essere amata in quel modo, un abbraccio come quello di una madre che le era mancato. Michela infatti era stata messa in un collegio a 4 anni perché erano 10 figli e la madre decise di farla adottare. Il padre era morto e la madre si era risposata. Racconta che in collegio una volta che fece ritardo ad arrivare in refettorio venne picchiata e le fecero l’elettroschock, lasciandola attaccata a un letto per alcuni giorni. Un’altra volta verrà abusata sessualmente. Spesso, lì, i bambini venivano legati ai letti per non farli correre e dare fastidio. Questo le ha procurato una fragilità dei legamenti.
A Trigoria eacconta la falsa storia a Chiara e resta due giorni lì, mettendosi d’accordo di ritornare dopo qualche tempo. Ma, dice, comincia a sentire l’esigenza di restare lì e vivere quella vita. In treno, incontra di nuovo la suora di Madre Teresa. Nella sua città torna a lavoro ma si sente dolorante dappertutto e torna a casa e si accorge che i piedi le sanguinano, anche se non ha ferite. Ha paura. Chiama Chiara dicendole tutto, anche se chiara aveva intuito quasi tutto. Si barrica in casa fino al 17 gennaio per non essere trovata dalla setta, quando torna a Roma.
Arrivata a Roma, cominciano i sintomi della possessione diabolica. Chiara lo aveva intuito e aveva chiesto consiglio al vescovo e ad un esorcista. Michela dice che dei giorni tra il 17 e il 27 gennaio ricorda ben poco, perché spesso era incosciente e posseduta: il corpo le si contorceva, lo sguardo diventata pieno di odio, cominciava a parlare con voce maschile, ad essere sollevata da terra e sbattuta contro i muri e gli spigoli. Anche i ragazzi della comunità faceva fatica a mantenerla. Dice che solo la preghiera di Chiara e degli altri che erano là riusciva ad evitare il peggio o che si scagliasse contro Chiara per ucciderla. Nei momenti di lucidità le dice che si era consacrata a Satana e chiedeva a Chiara di aiutarla. Le erano apparsi sul corpo dei graffi profondi.
Sapeva che la setta la stava cercando per ucciderla, racconta che desiderava confessarsi e comunicarsi, anche perché era l’unica possibilità per lei di non essere uccisa: la setta infatti sapeva che se l’avessero uccisa dopo essersi confessata e comunicata l’avrebbero spedita direttamente in Paradiso, cosa che non volevano. Chiara chiamò un sacerdote e per tre ore, prima che arrivasse il sacerdote furono momenti terribili: da qualcuno che nessuno vedeva fu alzata per aria e sbattuta molte volte in giro per la stanza, perché morisse. Ma Chiara e gli altri pregavano e questo lo impedì.
Arrivato il sacerdote si confessa, e tra le altre cose confessa di aver rubato e profanato delle ostie consacrate. Per essere assolta da questo peccato, però, c’era bisogno di un permesso scritto della Congregazione per la Dottrina della Fede. Il sacerdote scrive alla Congregazione, di cui era Prefetto J. Ratzinger ed il giorno dopo arriva la risposta: si può confessare e comunicare. Ma deve studiare per un anno il Catechismo ed essere seguita da un sacerdote. La lettera si conclude dicendo: «Oggi la Chiesa è il festa perché un figlio è tornato a casa».
Il giorno dopo incontra per la prima volta l’esorcista padre Raffaele. Appena lui la tocca lei sviene: si riprende e quando le dà la mano sviene di nuovo ed emergono i sintomi della possessione. Comincia ad incontrare l’esorcista quasi ogni girono.
Intanto in casa cominciano a verificarsi cose strane: rumori come di carri armati, luci dall’esterno, colpi alle inferriate, apparizioni di figure umane davanti alle finestre. A pregare in cappella per lei c’era in quel periodo anche uno che aveva fatto parte della banda della Magliana, ex spacciatori ed altri.
Il 22 gennaio Michela dice a Chiara che vuole consacrarsi nella sua comunità. E sempre quel giorno dice a Chiara una cosa che non poteva sapere ma che solo Chiara sapeva: «Stai perdendo sangue» (dai genitali) e non capisce come ha potuto dirglielo. E in effetti il giorno dopo Chiara si fa visitare da una ginecologa che le diagnostica un fibroma e diverse cisti ovariche. Doveva operarsi subito. Chiara le racconta quello che stava passando e la ginecologa le dice che anche se deve farlo subito, prima può chiedere una preghiera di benedizione a padre Raffaele. Appena la riceve, l’emorragia si ferma. Il giorno dopo un’ecografia constaterà che è tutto scomparso.
Per la gravità della sua possessione, il 23 gennaio viene trasferita in un’altra casa fuori Roma.
Ma come era entrata a far parte di quella setta satanista? Michela racconta la sua storia: viene adottata e anche in quella famiglia subisce diverse violenze. I genitori non le vogliono bene, la picchiano. A 18 anni scappa di casa e vive in una comunità di suore; poi la lascia e torna a casa. Litiga moltissimo con i genitori; comincia a lavorare in un ristorante. Impara così bene che diventa chef in un altro ristorante, comincia a girare il mondo e diventa abbastanza famosa. Comincia a sniffare. Il suo interesse per la religione cattolica diminuisce. Nel 1991 conosce un ragazzo di cui si innamora. È però sieropositivo. Decide di lasciarlo, ma lui le chiede di sposarla in ospedale, perché sta per morire. Morirà prima. È sempre più arrabbiata con Dio e il giorno del funerale pensa: «Dio, se tu esisti io ti distruggo, ma se tu non esisti passerò la mia vita a dire al mondo che tu non esisti».
Per alcuni mesi frequenta dei corsi per chef. È molto stressata e una ragazza che conosce in uno dei corsi le propone di insegnarle una tecnica di rilassamento (il reiki). Accetta. Si riuniscono in gruppi, a pagamento, con delle tecniche di massaggio reciproco, e alla fine viene coinvolta in un’orgia. La sua amica vedendola star male le propone di andare da una psicoterapeuta sua amica. Ci va. E conosce così quella che Michela chiamerà la Dottoressa, uno dei capi della setta, che la porterà a farne parte.
Cominciano le sedute di psicoterapia, con sempre più frequenza settimanale, tanto che la Dottoressa le propone di trovarle un nuovo lavoro in un ristorante migliore per poter essere più libera di andare alle sedute. I proprietari del ristorante erano in contatto con la setta. Ad un certo punto sono cominciate le sedute di ipnosi e la Dottoressa cominciava a calcare sulla sessualità e sull’omosessualità. Inoltre la spingeva a fare cose che, evidentemente assurde per una psicoterapia, servivano a rafforzare la dipendenza psicologica di Michela dalla Dottoressa. Pian piano ha cominciato a perdere tutte le amicizie e ad avere relazioni solo con la Dottoressa. Le instillava odio verso il suo passato e a reagire in maniera dura contro se stessa; in particolare a sopportare il dolore fisico e a trasformarlo in piacere. Tutto, era riuscito a fargli credere la Dottoressa, faceva parte della terapia. Inoltre la Dottoressa le aveva dato una boccettina con delle gocce che doveva prendere ogni giorno. Non sapeva che cosa ci fosse e la Dottoressa glielo faceva passare per un aiuto alla terapia. Probabilmente c’era della droga. E ha continuato a prenderle per tutto il tempo che è rimasta nella setta.
A giugno del 1995 la Dottoressa le chiede se vuole trascorrere con lei il fine settimana. Accetta. Il sabato la Dottoressa le chiede se vuole andare con lei ad un appuntamento. Lei accetta, ma deve essere bendata per non vedere dove la porta. Arrivano in una grotta. La Dottoressa ha una tunica e un cappuccio rosso; un’altra persona era vestita così, e altre tutte di nero. In seguito, quando andrà agli appuntamenti non avrà mai difficoltà a trovare i posti che di volta in volta cambiavano e lei lo spiega dicendo che probabilmente nell’ipnosi gli davano di volta in volta tutte le informazioni necessarie, anche di come comportarsi durante il rito.
Aveva preso alcool e droga. Comincia la messa nera. Un altare, con il sacerdote dietro e gli altri a semicerchio davanti a lui. Iniziarono con una specie di canto, con bestemmie e maledizioni contro Dio, la Madonna, i Santi, il Papa, con un crescendo che arrivava a delle urla fortissime e poi tornava piano per ricominciare. Il sacerdote parlava in latino e loro rispondevano leggendo su un libretto. Al posto del gloria cattolico c’era una esaltazione di Satana; al posto del credo il credo satanico; al posto della consacrazione la dissacrazione dell’ostia e in quel momento veniva sempre sgozzato un uccello nero il cui sangue veniva fatto sgocciolare in un calice. Il Padre Nostro era quello infernale; alla fine del rito si rendeva grazie a “Satana dio”. Al momento del sacrilegio della comunione il sacerdote poggiò sulla testa di partecipanti una croce e pronunciò una formula. Ognuno prendeva dal vassoio un’ostia, la intingeva nel calice e la mangiava. Alla fine del rito il sacerdote beveva ciò che rimaneva nel calice e bruciava in un braciere tutto ciò che era necessario far scomparire. Tutto durò due ore.
Da allora ogni sabato partecipava al rito della messa nera. Un giorno la Dottoressa le chiese se voleva diventare un vero membro della setta. Lei accettò e un giorno ci fu il rito della sua consacrazione a Satana, nella notte fra il 14 e il 15 agosto. Nei giorni prima era stata preparata dalla Dottoressa e indossava ogni giorno una veste bianca che avrebbe dovuto usare durante il rito e recitare l’atto di sottomissione al demonio. Durante il rito il sacerdote fece alcune domande di rito alla Dottoressa che la presentava (le faceva da garante). Poi cominciò il rito con cose orribili; ad un certo punto il sacerdote con la punta di una lama gli toccò la testa e la bocca, recitando un formula con la quale consacrava la sua intelligenza e volontà a Lucifero. Poi le incise col coltello sul braccio un simbolo satanico (che riconobbe su un cameriere del suo ristorante). Poi si ferì il polpastrello e fece gocciolare il suo sangue su quello di Michela. Poi consacrò la sua sessualità ad Asmodeo, incidendola nella parti intime. Dopo il sacerdote la violentò. Il rito continuò, con tutti i presenti che urlavano e sembravano impazziti. Le ostie furono dissacrate e mangiate, e lei bevve dal calice. Alla fine hanno preso un serpente e l’hanno poggiato su Michela. Ha strisciato e non l’ha morsa e questo era il segno che Satana aveva accettato il rito. Gli hanno dato una tunica nera e il sacerdote le ha detto: «Ora fai parte di noi». Si concluse con una recita di dieci comandamenti satanici. Altri brevi gesti rituali e alle 5 di mattina tutto era finito. Per alcuni giorni ebbe forti dolore all’utero. All’inizio del rito aveva consegnato una fototessera e questo per poter essere riconosciuta, mentre nessuno conosceva il volto degli altri. E da quel momento era la Dottoressa a fornirle i vestiti e a dirle cosa doveva indossare la notte del rito: in questo modo dalle scarpe o da qualche accessorio avrebbero probabilmente riconosciuti chi erano e se c’era infiltrati.
La convocazione ogni settimana per il rito avveniva in questo modo: ognuno aveva un cercapersone e quando ricevevano lo squillo doveva richiamarlo entro 5 minuti e una voce registrata avrebbe comunicato il luogo e l’ora dell’incontro.
Un giorno venne affidato a Michela il compito di rubare ostie consacrate.
Michela doveva comunicare tutto quello che faceva durante la giornata alla Dottoressa e se avesse conosciuto persone nuove, e sempre dopo le veniva ordinato di interrompere ogni rapporto. La Dottoressa le fece anche aprire un conto in banca intestato anche a lei: in questo modo la setta si procurava i soldi che le servivano. Ad ogni rito bisognava anche dare dei soldi, circa 500.000 lire, ma a Michela le veniva detratto il valore delle ostie che rubava: 50.000 lire se rubate i un semplice parrocchia, fino a 200.000 lire se in una cattedrale o in un santuario.
In quel periodo le sono capitati episodi che lei no riusciva a spiegarsi: capiva lingue straniere che non conosceva e a riusciva a parlarle; riusciva a fare alcune previsioni; sapere quale lavoro facessero le persone che incontrava; intuiva se i preti portavano con loro l’ostia consacrata; era a conoscenza di cose che non aveva mai letto o sentito. Questi episodi le davano pian piano la sensazione di un potere che stava acquisendo. Inoltre quando aveva bisogno di un avvocato o di un medico la Dottoressa la mandava da persone precise legate alla setta.
C’era anche un rito il 31 dicembre in cui si offrivano a Satana una ragazza vergine, come sfregio alla verginità della Madonna. Michela la descrive come «una nottata aberrante», «uno dei riti più cruenti a cu ho assistito». Era solo per pochi fidati. La ragazza veniva adescata, portata lì, drogata, imbavagliata, si bestemmiava la Madonna, tutti la violentavano, la torturavano.
Inoltre diverse volte durante i riti percepiva degli strani fenomeni, amplificati dalle droghe; voci di demoni e figure mostruose. I riti si svolgevano di sabato per dissacrare la domenica, ma anche nelle vigilie di molte feste cattoliche. L’appuntamento era a mezzanotte, ma il momento più importante erano le tre di notte, in contrapposizione alle tre del pomeriggio in cui era morto Cristo. Una particolare accanimento si aveva contro i santi che in vita avevano lottato col demonio: Gemma Galgani, padre Pio, Francesco d’Assisi, Benedetto da Norcia e molti altri. S. Benedetto era odiato in modo particolare per la medaglietta a forma di croce che prende il nome da lui: egli, quando era a Subiaco ha vissuto per molto tempo in una grotta e lì aveva subito spesso gli attacchi del demonio. Per questo egli disegnò sulla parete della grotta una croce con intorno alcune lettere, le iniziali di questa frase in latino: «Non sia il demonio il mio capo; allontanati Satana, non mi indurre in cose vane; sono cattive le tue bevande, bevi tu stesso i tuoi veleni». Secondo la tradizione, tramandata nei testi benedettini, la medaglia-croce «scaccia dai corpi umani ogni maleficio, legatura e qualunque opera diabolica; in qualunque luogo è collocata non vi si può accostare persona malefica; rende sicuri gli uomini vessati dall’astuzia e malizia del demonio; è un’arma potentissima contro ogni tentazione, principalmente per conservarsi la purezza del cuore e della mente».
Il periodo più intenso per i riti era quello della Settimana Santa, quando si svolgevano ogni notte e si ricorreva agli animali per cose orribili. Il culmine era il triduo Pasquale, che per i satanismi segnava la sconfitta di Cristo e la vittoria di Satana.
In altri riti si lanciavano maledizioni contro santi, papi, esorcisti e contro i fuoriusciti dalla setta. Lei stessa dice di averne sentito qualche effetto quando ha lasciato la setta, come dolori in tutto in corpo e nelle ossa o mobili che si spostavano da soli nella sua camera.
Durante i riti la setta spesso leggeva i nomi dei giovani morti di sabato sera e ad ogni nome c’era un boato da parte della setta, perché li consideravano dannati in quando morti spesso sotto l’effetto di droghe. Inoltre li consacravano a Satana, insieme a quelli che sarebbero morti quel sabato.
Durante i riti l’obiettivo era quello di dare e provare piacere totale. Ognuno poteva farti ciò che voleva e tu non potevi rifiutarti. E per questo potevano essere usati oggetti di ogni tipo. A volte il sacerdote sceglievano uno a caso e tutti gi facevano qualcosa. Il risultato finale era la distruzione fisica e psichica. L’eccitamento veniva aiutato anche da una musica martellante, allucinante, che aumentava di ritmo e di intensità, mischiata ad urla registrate. Michela dice che a loro quei ritmi frenetici provocavano una esaltazione così forte che se gli avessero dato in mano un coltello e gli avessero detto: «ucciditi», l’avrebbero fatto.
Per sopportare la fatica di quei riti in quei posti scomodi e freddi c’erano delle stufe, ma soprattutto si usava droga e alcool.
In quei periodi non mangiava né dormiva più regolarmente. Era diventata magrissima e un giorno fu ricoverata urgentemente con una diagnosi di anoressia. Dormiva un paio di ore per notte e a volte per niente. Questo le capita ancora oggi che è fuori dalla setta, e lei crede che questo sia stato ed è un effetto di una influenza diabolica, ed effettivamente può esserlo. Michela racconta che adesso che è suora e ha fatto voto di obbedienza alla sua superiora, quando non può dormire e la responsabile della sua comunità le chiede di dormire «per santa obbedienza» lei si addormenta subito.
Ma i ricordi che le fanno più male sono quelli dei rituali suoi bambini. Il peggio succedeva nelle vigilie delle feste dedicate agli angeli e ai bambini. Michela dice che l’incubo che si porterà dietro per tutta la vita sono gli occhi terrorizzati di quei bambini, e lei è sicura che alcune scene a cui ha assistito devono essere state così traumatiche per lei che probabilmente adesso neanche le ricorda. Quando quelle scene le ritornano in mente con qualche flash, dice di provare un dolore così forte che le sembra di impazzire. Lei crede che probabilmente quei bambini erano presi dalla strada, tra quelli che chiedevano l’elemosina ai semafori o dal giro della pedofilia.
Cominciava a convincersi di essere una vera “soldatessa” di Satana. E dice, anche l’inferno cominciava a sembrarle una cosa bellissima, perché i membri di quella setta credono che essere dannato significa tenere compagnia a Satana ed esserne servo e complice, nel senso che insieme a lui e agli altri demòni il satanista avrebbe tormentato che finiva all’inferno senza essersi sottomesso al diavolo.
Venne a sapere che della setta facevano parte alcuni ginecologi che in ospedale al momento del parto consacravano i bambini a Satana. Lei, dopo essere uscita dalla setta, ha conosciuto un bambino di 4 anni che non era stato battezzato e che probabilmente la momento della nascita era stato consacrato a Satana. Lei lo ha visto parlare benissimo varie lingue, avere una forza incredibile e non dormire per niente. Un giorno contattò p. Raffaele, l’esorcista che l’aveva liberata, e questo per telefono fece un esorcismo al bambino che ebbe una reazione violentissima, ma poi si calmò, e dopo alcuni esorcismi fu liberato.
Un giorno le fu ordinato di portare una nuova adepta che la setta le indicò, con una scusa, uno che aveva conosciuto al corso per chef. Iniziano un’amicizia, anche omosessuale, e lei le dava delle gocce che le forniva la Dottoressa. Doveva portarla al rito per la prima volta dopo l’uccisione di Chiara, ma poi le cose andarono diversamente e non la rivide più. La richiamò una sola volta dopo un mese da quando era a Trigoria e la ragazza le disse: «Mi hai rovinato la vita».
Ora, nei primi giorni che Michela era a Trigoria, torna nell’appartamento dove aveva le sue cose, con una macchina blindata e alcuni della comunità di Trigoria, per prendere le sue cose velocemente. Anche gli oggetti che avevano a che fare con la setta, che poi furono bruciati dopo essere stati benedetti. In particolare, la tunica nera usata per la sua consacrazione a Satana andò a fuoco e si ridusse in cenere appena l’esorcista la cosparse di acqua benedetta. Nel suo appartamento trovarono anche delle apparecchiature informatiche per tenerla sotto controllo.
Fu spostata in un altro appartamento segreto, con poche persone che garantivano la sua sicurezza, ed ogni giorno la accompagnavano da p. Raffaele, per gli esorcismi. Michela, infatti, subiva una influenza demonica da quando era entrata nella setta, e questa influenza era arrivata alla possessione. Durante gli esorcismi, racconta, manifestava una forza incredibile, tanto che a volte dovevano legarla ad un lettino. Lei non si rendeva conto di quanto duravano gli esorcismi, ma a volte anche 4-8 ore. Nei momenti in cui era lucida p. Raffaele le faceva ripetere preghiere per spezzare la sua consacrazione a Satana, soprattutto quella a S. Michele arcangelo, scritta da papa Leone XIII nel 1884 dopo aver avuto una visione di Satana che minacciava la Chiesa e S. Michele che la proteggeva e lo vinceva. E quando nominava Lucifero le prendevano dei forti mal di testa, o dolori ai genitali se nominava Asmodeo.
Riguardo a ciò che accadeva durante gli esorcismi, è riportata nel libro la testimonianza scritta di p. Raffaele, che la ha esorcizzata per diverso tempo finchè non è stata liberata.
Un giorno passando vicino al convento delle suore di Madre Teresa di Calcutta al Celio, raccontò la storia della suora al suo amico sacerdote e decisero di andarci. Alla superiora descrisse la suora e la superiora mandò a chiamare una suora che corrispondeva alla descrizione. Era proprio lei. Ma la suora disse di non aver preso la metro e il treno in quel periodo. Inoltre chiesero se aveva una toppa a forma di 7 che le aveva notato sulla metro ed effettivamente ce l’aveva. Pregarono un po’ insieme e finì tutto lì.
La prima grande liberazione con gli esorcismi avvenne tra il 26 e 27 gennaio. E siccome lei era ancora in pericolo di vita dato che c’erano stati dei segnali che la setta la stava cercando, la Congregazione per la Dottrina della fede aveva dato il permesso di fare la comunione e il vescovo le permise di pronunciare le promesse all’interno della comunità Nuovi Orizzonti.
Le preghiere di esorcismo sono durate un paio di anni: prima tutti i giorni e poi sono diminuite e in quel periodo a volte le veniva anche la tentazione del suicidio, soprattutto quando le tornavano in mente alcune scene di ciò che facevano ai bambini. Dopo 3 mesi nell’appartamento segreto, il 10 maggio 1997 si trasferisce a Trigoria nella comunità di Nuovi Orizzonti. Lì comincia a curarsi dalla dipendenza dall’alcool e dalla droga e a seguire una psicoterapia. Quando Chiara e p. Raffaele si accorsero che c’erano di nuovo segnali di pericolo per Michela, la trasferirono in un convento, dove rimase per un anno. Poi tornò a Trigoria. Da lì si spostò nel 2000 nel loro centro “Arcobaleno” vicino san Giovanni al Laterano, e nel 2003 in una nuova casa per ragazze aperta a Marino, “Casa Gioia”.
In quel periodo decide di cercare la sua madre naturale, per dirle solamente “grazie” di averla fatta nascere ed averle così dato la possibilità di arrivare a Dio e di aiutare altre persone ad arrivare a Lui. Riesce a trovarla, la madre acconsente e stabiliscono un incontro, che durò un paio d’ore, Michela le disse il suo “grazie” e alla fine la madre le disse: «Tu per me non sei esistita allora e non esisti oggi. Esci dalla mia vita». E non si sono più riviste.
Un giorno Chiara Amirante vedendo Michela un po’ stanca le consigliò di farsi un viaggio a Medjugorje, un luogo dove agli inizi degli anni ottanta sarebbe apparsa la Madonna ad alcuni bambini, ai quali ancora oggi appare. Non le andava molto, ma alla fine si convinse. Arrivata sul posto era molto scettica nei confronti delle apparizioni, e un giorno incontra per caso una delle veggenti, Marija, che la invita a pregare con lei all’ora in cui ogni giorno c’è l’apparizione. Lei non voleva, però ci va e quando Marija ha l’apparizione ha avvertito la sensazione di avere, come lei lo chiama un “trapianto di cuore” e di aver avvertito una pace incredibile. La veggente alla fine dell’apparizione le dice che la Madonna le aveva detto di dirle che conosceva il suo dolore e da ora in poi solo Lei, la Madonna, le avrebbe fatto da madre. Da quel giorno Michela si è sentita veramente cambiata. Ha capito che anche Maria aveva vissuto un dolore grandissimo alla perdita del figlio e aveva capito che doveva perdonare tutti coloro che la avevano fatta soffrire, la madre, quelli della setta, tutti. Ed anche per questo ha provato una pace indescrivibile. P. Raffaele le ha anche raccontato che nel periodo degli esorcismi molti conventi avevano pregato per lei ed oggi diversi monasteri hanno cominciato a fare ogni sabato notte una veglia di riparazione per gli oltraggi e i sacrilegi praticati dalle sètte. E conclude con una frase di Edith Stein, che ritiene la sintesi della sua vita: «Cercavo l’amore e ho incontrato Gesù».
Vi elenco adesso le caratteristiche di una pseudo-religione o setta o “culto distruttivo”, individuate dagli studiosi:
- manipolazione del comportamento e del carattere di una persona;
- leadership carismatica (con autoproclamata divinità o conoscenza suprema e richiesta di obbedienza incondizionata). La leadership può essere individuale o basata su un nucleo centrale all’interno della setta.
- separazione degli adepti dalle famiglie, dagli amici e dalla società in generale.
- visione del gruppo come una nuova famiglia con la quale stabilire un rapporto esclusivo.
- forti e sempre crescenti richieste di denaro.
- richiesta di firmare un testamento che nomini la setta o il suo leader come unico o prevalente erede.
- richieste di attività e comportamenti sessuali devianti.
Come cambia il comportamento all’interno di una setta:
- perdita della volontà individuale;
- aumento della dipendenza e ritorno ad un comportamento quasi infantile;
- perdita della spontaneità e del senso dell’umorismo;
- incapacità di instaurare amicizie al di fuori del gruppo;
- peggioramento delle condizioni fisiche;
- deterioramento psicologico (tra le altre cose: allucinazioni, ansia, paranoia, disorientamento).
Per quanto riguarda invece i gruppi di aiuto antisette, in Italia ne esistono diversi. L’ambulatorio antisette dell’ICAA (International Crime Analysis Association) offre una consulenza assolutamente gratuita patrocinata dalla Regione Lazio a coloro che sono entrati all’interno di un culto distruttivo (o alle loro famiglie) e che vogliono cercare di uscirne. L’Ambulatorio mette a disposizione un’equipe di specialisti formata da un Medico, uno Psicologo ed un Legale che analizzano riservatamente il caso prospettato e forniscono dei consigli utili a chi chiede aiuto. Gli incontri avvengono su appuntamento presso una sede operativa dell’ICAA a Roma ed in altre città italiane. Tel.: 340-0703739 e-mail: antisette@icaa-italia.org Esiste anche in Italia dal 2002 a Roma l’Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII, che ha istituito in numero verde attivo 24 ore su 24 contro le sette occulte: 800228866. Secondo questa Associazione il primo contatto col mondo dell’occultismo avviene a scuola tra amici e a volte sotto la spinta implicita di alcuni insegnanti che lo praticano.
Perché il satanismo:
Quali sono i motivi per cui una persona, un ragazzo, entra a far parte di una setta satanista?
Per i giovani ci sono quasi sempre tre motivi: o si finisce in una setta di questo tipo per caso, invitato o ingannato da qualcun altro (come nel caso di Lukas in Germania), o per curiosità, attirati dal fascino del mistero, dei poteri soprannaturali, oppure perché si decide con altri coetanei di formare spontaneamente un piccolo gruppo che ha un forte interesse per l’occulto, la magia, a volte spinti dal filone musicale definito “rock satanico”, in un gruppo nel quale per la prima volta ci si sente qualcuno, ci si sente considerati dagli altri, ci si sente “vivi” e importanti per qualcuno.
Per quanto riguarda gli adulti, invece, fondamentalmente i motivi sono: la ricerca del piacere, del successo, del denaro, del potere.
Il cardinale G. Biffi ha affermato che oggi si ricerca da molti un contatto con l’occulto, quando non addirittura con il demoniaco per diversi motivi: lo smarrimento e il disagio tipico della nostra epoca, il senso disolitudine che spinge le persone a cercare dei legami stretti, [un forte bisogno del gruppo non soddisfatto dalla società] la ricerca affannosa di senso, la perdita dei valori su cui si fondava la società fino a qualche decennio fa, la conseguente perdita della distinzione oggettiva tra bene e male, la volontà di trasgredire le regole, un disagio sociale diffuso, la pretesa dell’uomo di autoredimersi, di ottenere la salvezza con le sue stesse mani, e in fondo la ricerca spasmodica e narcisista di se stessi che porta all’idolatria della propria persona.
La musica satanica o rock satanico:
Libro consigliato:SALIN W., Il canto di Satana. Il potere della musica e la manipolazione subliminale del pensiero, Fede & Cultura, Verona 2006.
Nella musica contemporanea il primo riferimento al satanismo è dei Beatles che nella copertina dell’album Sergeant’s Pepper Lonely Hearts Club Band inseriscono la foto, insieme ad altri, di Aleister Crowley (famoso occultista ispiratore di una parte del satanismo contemporaneo), definiti i loro eroi, quelli che ammirano ed amano. Tra in tantissimi altri gruppi che hanno fatto rock satanico esplicito ci sono i Led Zeppelin, i Black Sabbath, i Mercyful Faith, gli Acheron (collaboratori, insieme al leader dei Mercyful Faith, della Chiesa di Satana), I Christian Death (famosi per aver inserito in un loro brano il Padre Nostro al contrario).
I Rolling Stones fanno esplicito riferimento a Satana in diverse loro canzoni. Alcuni titoli sono: “Simpathy for the Devil” (Simpatia per il diavolo), “Sweet Black Angel” (Dolce angelo nero), “Conversation with my Demon Brother” (Conversazione con il mio fratello demone), “Their Satanic Majesties” (Le loro maestà sataniche), “Dancing with Mr. D.” (Ballando col signor D.)
Un fenomeno recente è Marylin Manson. Il suo è un nome d’arte che unisce quello di Marylin Monroe a quello di Charles Manson (il capo di una setta satanica collegata alla Chiesa di Satana che nel 1969 massacrò Sharon Tate, moglie del regista Roman Polanski, che era incinta, insieme ad altre otto persone). È sacerdote della Chiesa di Satana americana. Blanche Barton della Chiesa di Satana ha dichiarato che hanno ricevuto “molte domande da parte di ragazzi che hanno iniziato ad interessarsi ala satanismo grazie alla musica e all’attegiamento di Marylin Manson”.
Diversa è la questione dei cosiddetti “messaggi subliminali” (espressione peraltro imprecisa) che sarebbero contenuti in brani di musica rock anche di musicisti che non si presentano come “satanici”. La presenza di messaggi che possono essere ascoltati soltanto facendo girare il disco al contrario è stata denunciata negli anni 1983-1985 da pastori battisti (Gary Creenwald, Jacob Aranza) e quindi dal religioso trinitario cattolico Jean-Paul Aegimbal (1931-1988). La controversia è stata così vivace da determinare un interesse del mondo accademico, che ha realizzato numerosi esperimenti di laboratorio da cui ha concluso che: (a) effettivamente in alcuni dei brani incriminati esistono messaggi dove si inneggia a Satana che possono essere ascoltati soltanto facendo girare il disco al contrario (operazione difficile da realizzare manualmente, ma facile da realizzare in laboratorio); (b) contrariamente a quanto sostenuto dagli autori protestanti e cattolici che hanno per primi denunciato il fenomeno, è impossibile che chi ascolta la musica, così come viene normalmente riprodotta, sia in grado di percepire “subliminalmente” messaggi che possono essere ascoltati soltanto facendo girare il disco al contrario, e pertanto questi messaggi – quando ci sono per davvero – sono inseriti nei brani musicali per le ragioni più diverse, dallo scherzo alla scaramanzia, ma – per ragioni neurologiche che la letteratura accademica ha illustrato – non sono in grado di influenzare coloro che ne ignorano l’esistenza e che ascoltano la musica così come si presenta (senza far girare il disco al contrario). Infine ci sono messaggi subliminali che il cervello può percepire anche se in modo non cosciente: è la tecnica per cui in un testo di una canzone ci sono due parole distinte che non hanno niente a che fare con satana o altro del genere, ma sono parole delle quali la sillaba finale della prima unita alla sillaba iniziale della seconda forma un’altra parola di senso compiuto questa volta con un messaggio satanista o fortemente negativo. Ad esempio se nel testo di una canzone ho le parole “ti ho pensata navigare...”, apparentemente qui non ho nessun messaggio satanista, ma se faccio caso alle sillabe finali di “pensata” e a quella iniziale di “navigare” avrò “sata-na”: “ti ho penSATA NAvigare...”, una associazione che spesso il cervello umano può fare anche se non ce ne rendiamo conto.
Cosa dicono la Bibbia e la Chiesa cattolica su Satana e i demòni:
Arriviamo, adesso, alla fine di queste lezioni, alla parte più vicina alla nostra materia di studio:
L’affermazione della sua esistenza da parte della Chiesa cattolica: La Chiesa cattolica ne afferma chiaramente l’esistenza di Satana, questo spirito alla cui tentazione tutti gli uomini sono esposti e al quale è possibile resistere con la grazia che Gesù Cristo ci ha procurato con la sua vita, la sua morte e la sua risurrezione:
“Il Cristo con la croce e la risurrezione ha spezzato il potere del Maligno e ha liberato il mondo” (CONCILIO VATICANO II, Gaudium et Spes 2).
Il Concilio Lateranense IV (1215) afferma: “Il diavolo e gli altri demòni per natura furono creati buoni da Dio; ma essi sono diventati cattivi per loro colpa”.
È da notare che la Chiesa prega sempre il Padre ogni giorno di liberare continuamente i suoi figli dal Maligno, da Satana con il Padre Nostro: infatti nella versione greca originale il testo dice “liberaci dal Maligno”, cioè da Satana, e non “dal male”, che è più generale.
Il 15/11/1972 Paolo VI affermava: “Esce dal quadro dell’insegnamento biblico ed ecclesiastico chi si rifiuta di riconoscere esistente la terribile, misteriosa e paurosa realtà del Demonio, ovvero chi ne fa un principio a sé stante, non avente essa pure, come ogni creatura origine da Dio; oppure la spiega come una pseudo-realtà, una personificazione concettuale e fantastica delle cause ignote dei nostri mali”.
Più recentemente il testo più importante e ufficiale della Chiesa cattolica, il Catechismo, dice: “La Scrittura e la tradizione della Chiesa vedono in questo essere un angelo caduto, chiamato Satana o diavolo” (n. 391).
I diversi termini usati per definirlo:
Ognuno dei nomi dati a Satana o a un demonio riguarda un modo di essere o un modo di agire nei confronti di Dio o degli uomini di questo spirito:
Satana: è il nome che nella tradizione giudaica e cristiana è dato al demonio più in alto nella partecipazione dell’essere di Dio. È chiamato anche Lucifero. È presente sia in ebraico che in greco. In ebraico da “shatan”=l’avversario, o “ha-satan”=l’accusatore. Dal greco “Satanas”= persecutore. Se ne parla sempre con l’articolo, “il Satana”. Il libro della Sapienza lo presenta come la causa del peccato originale e dell’entrata del male e della morte nella storia. È spesso nominato nei Vangeli dove appare come l’avversario di Gesù, e che Gesù vince, dando agli uomini la capacità di non fare come Satana ha fatto nei confronti di Dio, impedendo la realizzazione dell’opera voluta da Satana, allontanare per sempre gli uomini da Dio, come è avvenuto per lui.
Gb 1, 16: il racconto di Giobbe. Satana accusa Giobbe di essere fedele a Dio solo quando gli va tutto bene e chiede a Dio di metterlo alla prova. Dio glielo concede ma gli impedisce di farlo morire. E Satana fa in modo che Giobbe perda tutto ciò che ha: ricchezza, familiari, salute. Ma Giobbe, nonostante ciò, continua ad amare Dio e a benedirlo.
Zc 3, 2: “poi mi fece vedere il sommo sacerdote Giosuè, ritto davanti all’angelo del Signore, e Satana era alla sua destra per accusarlo”.
Mt 16, 23: Ma egli voltandosi disse a Pietro: “Stai lontano da me, Satana! Tu mi sei di scandalo, perché non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini!”
Lc 22, 31: “Simone, Simone, ecco, Satana vi ha cercato per vagliarvi come il grano”.
Ap 3, 9.
Diavolo: dal greco “dia-ballo”= gettare in mezzo per dividere. È il divisore degli uomini da Dio e tra loro. Il diabolos era il mallo che i boscaioli greci usavano per spaccare un tronco, per abbatterlo e spaccare la legna.
Lucifero: dal latino “lucis-ferere”, portatore di luce. «Ciò non fa meraviglia, perché anche Satana si maschera da angelo di luce» (2 Cor 11, 14)
Asmodeo: Il termine potrebbe avere due derivazioni: dall’ebraico “samad”= distruggere, quindi il distruttore; o dall’iraniano “Aeshma-daeva”= demone capo. È un nome che si ritrova in molte formule magiche e viene chiamato “il principe dei demòni”. Tb 3, 7.
Belzebul-beelzebub-baal zebub: era una divinità dei filistei, vicini e nemici degli ebrei. Significa “il signore delle mosche o della “merda”.
Per gli ebrei al tempo di Gesù era il capo dei demòni.
Mc 3, 22; Lc 11 15: “Costui è posseduto da Belzebul e scaccia i demòni per mezzo del principe dei demòni”.
Mt 10, 25: Se hanno chiamato Belzebul il padrone di casa, quanto più i suoi familiari” (i discepoli).
Dove se ne parla nella Bibbia:
Nella Bibbia Satana e altri demòni sono menzionati 1073 volte. La Bibbia parla del demonio per la prima volta nel libro della Genesi, quando egli appare sotto le sembianze del serpente. Si parla chiaramente del demonio, della sua creazione e della sua caduta. Ne parla espressamente il libro di Giobbe ai capitoli 1 e 2 (Giobbe 1,6-12; 2, 1-17). Satana è colui che accusa l’uomo davanti a Dio per rovinarlo. In altri passi viene citato il demonio (Zaccaria 3, 1-5; Sapienza 2, 23-24; Levitico 17, 7). Qui Satana è presentato come l’avversario che cerca di catturare nella sua sfera di influenza l’uomo per allontanarlo da Dio.
Nel Nuovo Testamento si parla del diavolo circa 300 volte. Gesù Cristo è venuto a distruggere il regno di Satana e a instaurare il Regno di Dio. Ecco perché Gesù accetta di essere tentato dal demonio proprio all’inizio della sua vita pubblica (Matteo 4, 1-11; Marco 1, 13; Luca 4, 1-13): mostrandosi più forte del tentatore, egli vuole far comprendere agli uomini che Dio è il vincitore, e in Lui ogni uomo vince il male.
A questi, vanno aggiunti tutti i passi in cui si parla del rapporto di Gesù con Satana e degli esorcismi che Gesù compie per mostrare il suo poter assoluto su Satana e gli altri demòni:
Lc 13, 23; Mt 15, 22.
È un angelo:
“Angelo” in greco significa “inviato, messaggero”. Questo perché indica una delle funzioni che essi hanno nella storia, che Dio ha attribuito loro nei confronti degli uomini, di portare un suo messaggio (ad Abramo, a Isaia, alla Madonna, ecc.) e di essere inviati per aiutare gli uomini nella conoscenza della Verità e del Bene e nell’agire in conformità a questa conoscenza per la loro salvezza, per tenere a freno i demòni e per impedire altri mali fisici e spirituali.
Gli angeli sono divisi dai teologi in gerarchie, 9 in tutto, gruppi che indicano la diversa partecipazione di alcune perfezioni di Dio: conoscenza, amore, guida/governo, la diversa partecipazione alla vita di Dio, alla grazia. Sono differenze di natura e di grazia:
Serafino= in ebraico significa “ardente, infiammante”. Partecipazione all’amore, alla volontà di Dio.
Trono= “abitazione”. Partecipazione dell’amore e della volontà.
Dominazione= guida.
Cherubino= “pienezza della scienza”. In accadico Karub significa “protettore”.
Potestà= “potenza”. Di queste probabilmente fanno parte quelle schiere che hanno un potere diretto sui demòni.
Principato= potenza/guida.
Virtù= potenza, fortezza. Probabilmente quelle schiere che hanno un potere sulle realtà corporee, per mezzo dei quali sono compiuti i miracoli.
Arcangelo= potenza/guida.
Angelo=guida.
È probabile, in base a quanto afferma la Scrittura, che gli angeli che peccarono erano parte delle gerarchie dei Cherubini, delle Potestà e dei Principati, in quanto questi nomi indicano la scienza e la potenza, compatibili col peccato, mentre non erano parte dei Serafini e dei Troni, e che la Scrittura non attribuisce mai a demòni, in quanto questi nomi indicano l’ardore della carità e l’inabitazione divina, incompatibile col peccato.
Nella Scrittura si parla degli angeli in moltissimi luoghi:
Es 23, 20: durante la fuga dall’Egitto Dio concede ad Israele un angelo guida e protettore: “Ecco io mando il mio angelo davanti a te per proteggerti durante il cammino e condurti nel luogo che ho preparato. Devi rispettarlo e ubbidirgli”.
A Giuseppe, lo Sposo della Madonna, appare un angelo che gli fa capire che non deve ripudiare Maria per il fatto che è incinta senza che si fosse unita a lui ma prenderla, perché lui lo farà entrare nella discendenza di Davide: “Ci stava ancora pensando, quando una notte in sogno gli apparve un angelo del Signore e gli disse: «Giuseppe, discendente di Davide, non devi avere paura di sposare Maria, la tua fidanzata: il bambino che lei aspetta è opera dello Spirito Santo. Maria partorirà un figlio e tu gli metterai il nome di Gesù, perché Lui salverà il suo popolo dai peccati”.
Addirittura è un angelo che conforta Gesù durante la notte in cui sta per essere tradito e ucciso: “Allora dal Cielo venne un angelo a Gesù per confortarlo”.
Chi sono gli angeli:
Sono esseri personali intelligenti e liberi, conoscenti e amanti. Sono privi però di un corpo, e questo fa sì che ogni angelo sia una specie a sé. Tra gli angeli, infatti, uno è superiore all’altro per un diverso grado di natura. Il fatto poi di non avere un corpo, ci fa capire che essi non hanno un sesso, non sono né maschi né femmine, anche se nella Bibbia una volta si parla di angeli sotto sembianze di donna (Zc 5, 9: «Alzai di nuovo gli occhi per osservare e vidi venire due donne: il vento agitava le loro ali, poiché avevano ali come quelle delle cicogne, e sollevarono l’efa fra la terra e il cielo»). Ma è chiaro che questa è una rappresentazione simbolica per indicare altro.
L’esistenza degli angeli però, almeno in quanto esseri intelligenti senza un corpo e differenti tra loro per specie, non è una verità che è venuta solo col cristianesimo. Già Aristotele infatti alcuni secoli prima di Cristo, aveva ipotizzato la possibilità dell’esistenza di questo tipo di esseri, che lui chiamò “forme pure”, cioè “pure anime”.
Il Catechismo della Chiesa Cattolica ne parla ai numeri 328-336.
Perché sono stati creati:
Gli angeli sono stati creati simultaneamente a quando è stato creato l’universo, per lo stesso Fine per cui è stato creato l’uomo: la visione di Dio.
Gli angeli “custodi”:
Se tutti gli angeli sono stati creati per lo stesso fine per cui siamo stati creati noi, allora non è vero, come spesso si pensa, che sono stati creati per fare “i servi” di Dio, come se fossero degli operai a basso costo, per fare delle cose che Dio o non si abbassa a fare o che non ha tempo di fare. No.
Nella Bibbia in varie parti si parla di angeli inviati aiutare gli uomini in qualcosa: ad es. in Es 23, 20: “Ecco, io mando un angelo davanti a te per proteggerti durante il cammino e condurti nel luogo che ho preparato. Devi rispettarlo e ubbidirgli”. Oppure Eb 1, 14: “Non sono essi tutti spiriti incaricati di un ministero, inviati per servire coloro che devono conseguire la salvezza?”. Due passi importanti sulla custodia degli angeli sono quello di Sal 90, 11: “Egli ha dato ordine ai suoi angeli di custodirti in tutti i tuoi passi” e quello di Mt 18, 10: “Guardatevi dal disprezzare uno solo di questi piccoli, perché vi dico che i loro angeli in cielo vedono sempre la faccia del Padre mio che è nei cieli”.
Altri passi: Dt 4, 19; 32, 8; Gb 33, 23-24; Tb 12, 12.
Da questi pochi passi che vi ho riportato (ce ne sono altri ma questi sono i più importanti), potete capire come la verità sugli angeli custodi nel cristianesimo e nella Chiesa cattolica non è una bella favola, ma una realtà, che si basa sulla stessa Parola di Dio. È Dio che ce lo ha detto, non ce lo siamo inventati noi. Nel IV sec. San Basilio di Cesarea ha affermato, sulla base di questi dati della Scrittura, che ogni essere umano ha, dalla nascita alla morte, al suo fianco un angelo che, come protettore e custode, lo conduce alla Vita, a Dio.
Ma allora perché si parla di angeli “custodi”? Questa della custodia è una funzione, o meglio in termini biblici e teologici un “ministero”, che gli è stato affidato da Dio nei confronti di quelle altre creature intelligenti che sono gli esseri umani per il fatto che gli uomini vivendo nel tempo non sono ancora confermati nel bene come loro, e quindi possono deviare dal bene. Questo è vero ancora di più da quando la capacità di conoscenza della verità e del bene e l’amore per il bene è stata ferita, diminuita, dal peccato originale.
In che consiste quindi consiste questa custodia?
A ciascun uomo è assegnato un particolare angelo custode dal momento della sua nascita, perché Dio si prende cura degli uomini come se fossero ognuno l’unico al mondo, perché ogni essere umano è stato voluto da Lui simile a Lui, dotato di un’anima immortale e destinato a godere della visione di Lui. Perciò se ne prende cura anche facendo in modo che un essere superiore come l’angelo lo aiuti in questo tempo di unione e di assimilazione a Lui nella capacità di vederLo.
Questa custodia ha vari effetti: la principale è stata definita “illuminazione”. Essa è un insegnamento, una ispirazione, prodotta dagli angeli buoni invisibilmente affinché l’uomo agisca bene. Altri due effetti sono quelli di tenere a freno i demòni e impedire altri mali fisici e spirituali.
Non solo. Ci sono ordini di angeli a cui è affidata la custodia di una collettività, di una città, di una nazione (i Principati e gli Arcangeli), o ordini a cui è affidato il compito di tenere a freno i demòni (le Potestà). Gli angeli a cui è affidata la custodia degli uomini sarebbero quelli dell’ordine gerarchico (qui sempre inteso come partecipazione della natura di Dio) più basso. E questi angeli a loro volta sono illuminati dagli angeli dell’ordine più alto per le cose che non possono conoscere direttamente.
Quando l’essere umano vedrà Dio, dopo la morte, non sarà più affidato ad un angelo custode, ma avrà un angelo co-regnante.
Spesso viene detto ai bambini che i peccati addolorano Dio e il nostro angelo custode. Non è vero: né Dio né gli angeli provano dolore o tristezza per i peccati o per le pene degli uomini. Queste passioni (tristezza e dolore) possono essere attribuite a Dio e agli angeli solo in senso metaforico, per indicare il loro desiderio generico di vedere salvi tutti gli uomini.
I modi di raffigurare gli angeli:
Fino al IV secolo gli angeli erano rappresentati nei dipinti sempre senza ali, nonostante la Bibbia parlasse in alcuni casi di ali, e questo per non permettere che si confondessero con le divinità delle altre religioni.
Le ali con cui spesso sono rappresentati sono simbolo di vicinanza a Dio, in quanto ricordano la loro appartenenza al Cielo, come gli uccelli appartengono al cielo materiale: Zc 5, 9: «Alzai di nuovo gli occhi per osservare e vidi venire due donne: il vento agitava le loro ali, poiché avevano ali come quelle delle cicogne, e sollevarono l’efa fra la terra e il cielo». Le ali esprimono la loro natura di esseri non materiali, spirituali.
Nei dipinti medievali il numero della ali con cui sono descritti può variare (2 o 6). Sono immagini che si rifanno ad un testo di Isaia 6,1-2, in cu si descrivono i serafini intorno al trono di Dio, dove ognuno ha sei ali: uno per coprirsi la faccia (per timore di vedere Dio, immagine che indica il fatto che nessuno ha la capacità di vederlo, comprenderlo, se Lui non lo rende partecipe della Sua Vita), due per coprirsi i piedi (eufemismo che allude al sesso) e due per volare (immagine che indica la loro prontezza nell’obbedire a Dio per aiutare gli uomini).
Il numero diverso di ali attribuito ad alcuni angeli sta ad indicare la maggiore o minore similitudine a Dio di alcuni angeli rispetto ad altri. Ecco perché si parla di schiere angeliche o di “gerarchie angeliche” ed ecco perché i serafini sono quelli descritti con più ali, perché più simili a Dio nella capacità di amare.
Inoltre le ali gli sono state attribuite per indicare anche la funzione che hanno di aiutare gli uomini nella conoscenza di Dio e nell’amore di Lui, come anche diceva Platone nel Fedro, e che cioè li descriviamo così perché le ali indicano la capacità di sollevare le cose della terra fino a quelle del cielo.
Infine, le ali essendo simbolo di leggerezza, simboleggiano la loro immaterialità, la loro capacità di muoversi da un luogo all’altro con immediatezza.
Il peccato di alcuni angeli:
Tra gli angeli alcuni, al momento della loro creazione, hanno commesso un peccato personale: 2 Pt 2, 4: “Dio infatti non risparmiò gli angeli che avevano peccato, ma li precipitò negli abissi tenebrosi dell’inferno, serbandoli per il giudizio”.
Il Catechismo della Chiesa Cattolica ne parla ai numeri 391-3955: essi hanno rifiutato «liberamente, radicalmente e irrevocabilmente Dio e il suo Regno» (392).
Parlando del demonio il Catechismo della Chiesa Cattolica al n. 391 si richiama al Concilio Lateranense IV: «La Chiesa insegna che all’inizio era un angelo buono, creato da Dio. “Diabolus enim et alii dèmones a Deo quidem natura creati sunt boni, sed ipsi per se facti sunt mali”. Il diavolo infatti e gli altri demoni sono stati creati da Dio naturalmente buoni, ma da se stessi si sono trasformati in malvagi». Al contrario si cadrebbe nell’errore di fare di Satana «una specie di “Dio malvagio”, contrapposto al Dio buono, a lui coeterno e comprincipio con lui delle cose create. La sua malvagità non può che essere frutto di una ribellione sopraggiunta della sua libera volontà. Sulle modalità di questa prevaricazione nulla c’è dato di sapere; ma sul fatto non ci possono essere dubbi».
Satana ha l’intenzione di «insegnare chi sia Dio», di dipingere Dio come colui che è geloso di ciò che ha, di porre, dunque, in antitesi l’uomo a Dio.
Il loro peccato fu di superbia. A quello seguì quello di invidia. Questo perché in essi non tutti i 7 peccati capitali possono trovarsi, in quanto alcuni di essi si riferiscono a beni materiali o a delle passioni (avarizia, ira, lussuria, gola, accidia). Ma gli angeli sono esseri spirituali. Perciò in essi si possono trovare solo peccati legati alla loro natura spirituale: superbia e invidia. Essi hanno desiderato i beni spirituali in modo non conforme a quanto stabilito da chi era a loro superiore, Dio. E il non assoggettarsi a chi è superiore è un peccato di superbia. Seguì l’invidia perché provarono dispiacere del bene concesso all’uomo (la grazia, l’assimilazione a Dio) e di quel Bene massimo che è Dio stesso e che loro non possono più avere.
Satana ha desiderato di essere come Dio:
Is 14, 13: “Salirò in Cielo e mi farò uguale all’Altissimo”. Certamente non desiderò di essere uguale in tutto e per tutto a Dio, perché con la sua intelligenza capiva che questa era una cosa assurda, perché Dio era Dio e lui era una creatura. Ma ha desiderato raggiungere la somiglianza a Dio in quelle perfezioni dove non ci potrà mai essere somiglianza, neanche per l’uomo: ad es. nel creare o avere il dominio sulle cose create. L’angelo voleva avere questa perfezione, che non poteva comunque avere. Ma soprattutto voleva raggiungere con le sue sole forze, da solo, quella felicità che si raggiunge solo con l’aiuto di Dio (la grazia). Voleva raggiungere da solo il Fine ultimo, senza Dio, senza il Suo aiuto e l’affidamento a Lui che può per questo rendere partecipe la creatura della Sua natura. È stato un peccato di orgoglio, da cui è derivata l’invidia nei confronti di Dio che rimane Dio e dell’uomo che può ancora raggiungere la somiglianza a Dio nella Beatitudine e nelle operazioni che la rendono possibile: la conoscenza e l’amore.
Il loro peccato è stato compiuto da loro liberamente simultaneamente alla loro creazione, cioè subito dopo il primo istante della loro creazione: subito dopo l’istante della creazione alcuni angeli con una operazione della loro mente guardarono se stessi e con un atto nell’istante successivo alcuni guardarono al Verbo (angeli confermati così nel bene, per questo atto meritorio, compiuto con l’aiuto di Dio, la Sua grazia) mentre altri continuarono a contemplare loro stessi, inorgogliendosi (angeli confermati così nel male). Essi compirono perciò due operazioni: la prima fu uguale per tutti, la seconda no e li distinse in buoni e cattivi.
La volontà di quelli buoni fu confermata nel bene e perciò è detta Vita eterna, mentre la volontà di quelli cattivi fu confermata nel male, e perciò è detta dannazione eterna.
Gd 6: “...gli angeli che non conservarono la loro dignità ma lasciarono la propria dimora, egli [Dio] li tiene in catene eterne, per il giudizio del gran giorno”.
La pena per la loro colpa è quella di essere stati privati della grazia, della partecipazione alla Vita di Dio che permetteva loro di vedere Dio, di conoscerlo e amarlo, e goderne. E la loro volontà è ostinata nel male, voglio sempre e solo il male, anche se naturalmente desiderano quella felicità che non possono più raggiungere. Questo è l’inferno.
La loro pena è chiamata inferno o fuoco eterno o Geenna o abisso, per indicare il tormento che deriva dalla mancanza della visione di Dio: «La pena principale dell’inferno consiste nella separazione eterna da Dio» (Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 1035).
Alcuni demòni, che sono usati da Dio per provare l’uomo, “godono” nel poter nuocere agli uomini, o meglio sanno che per loro è «una pena essere allontanati da un luogo in cui potevano nuocere agli uomini» (I, 64, 4, ad 3) e perciò quando sono scacciati da un indemoniato non vogliono andarsene, perché sarebbero ricacciati dove non possono più nuocere. Così infatti si legge nel Vangelo, quando alcuni demòni pregano Gesù di non mandarli nell’abisso (Lc 8, 31) o che non li cacciasse fuori da quella regione (Mc 5, 10).
Il più grande degli angeli che peccarono è stato quello che era il più simile a Dio: Lucifero. Questo perché lui che era il più simile a Dio liberamente compì quel peccato di superbia che fu più grande in lui per il fatto che era più simile rispetto agli altri. E fu perciò più grande nella malizia, nel volere il male.
Il suo peccato fu quasi di esempio per gli altri angeli che peccarono, e questo lo notiamo anche dal fatto che tutti gli altri sono “sottomessi” a lui. Ma questo non è avvenuto per successione di tempo, come per noi uomini, ma nell’istante in cui il primo desiderò ciò che non era conforme, anche tutti gli altri acconsentirono a quel desiderio, nello stesso istante, perché per loro natura conoscono il pensiero di un altro nello stesso istante in cui lo pensa.
Dio, dopo il peccato originale, si serve anche dei demòni per aiutare gli uomini:
Dio si prende cura degli uomini, cioè procura il bene all’uomo, in due modi: direttamente, inducendo al bene ed allontanando dal male, e ciò avviene anche con l’aiuto degli angeli buoni; o indirettamente, esercitando l’uomo nel bene per mezzo della lotta contro ciò che è contrario, e ciò avviene per mezzo degli angeli cattivi, che in questo modo sono usati da Dio, affinché dopo il peccato non diventassero del tutto inutili all’ordine della natura.
Sono angeli a cui Dio permette adesso, dopo il peccato originale fino al tempo del giudizio universale, di tentare gli uomini e in alcuni casi di provocare a loro un male, un male che però Dio permette perché poi porti un bene alla persona che lo soffre, e cioè gli permetta di avvicinarsi di più a Dio. Tentazione che non consiste nell’immettere dei pensieri cattivi nella mente umana, ma nel persuadere o eccitare le passioni.
Sono angeli che saranno giudicati definitivamente insieme agli uomini nel giudizio finale, dove sarà confermata davanti a tutti gli uomini di tutti i tempi e a tutti gli angeli la loro condanna: 2 Cor 6, 8: “Non sapete che noi giudicheremo gli angeli?”
Nel giudizio finale saranno privati anche di ogni potere sugli uomini:
Mt 8, 29: “Due indemoniati [...] cominciarono a gridare: «Che cosa abbiamo noi in comune con te, Figlio di Dio? Sei venuto qui prima del tempo a tormentarci?”
Rm 16,20: “Il Dio della pace stritolerà ben presto Satana sotto i vostri piedi”.
Quanti sono gli angeli che hanno peccato non lo sappiamo perché la Scrittura non lo dice, ma probabilmente sono meno di quelli che hanno amato Dio più che loro stessi, per il fatto che il peccato è contro l’inclinazione naturale e le cose che sono contro natura avvengono soltanto in un numero limitato di casi.
I demòni non hanno conosciuto tutto il mistero di Dio, cioè il piano che Dio aveva in mente, il suo Disegno, soprattutto nel fatto che il Verbo si sarebbe incarnato. Perché se l’avessero saputo con certezza e avessero conosciuto con certezza l’effetto della sua passione non l’avrebbero mai fatto crocifiggere, perché sarebbe stato andare contro la loro stessa volontà, cioè volere il male dell’umanità, che sia lontana da Dio.
Tra le molte cose che Satana non ha conosciuto, ci sono anche queste, secondo sant’Ignazio di Antiochia: «Il principe di questo mondo ha ignorato la verginità di Maria e il suo parto, come pure la morte del Signore: tre Misteri sublimi che si compirono nel silenzio di Dio». (Catechismo della Chiesa cattolica, n. 498).
Caratteristiche di Satana e dei demòni:
Menzognero:
Menzognero è chi dice la verità per ingannare.
Egli è il padre della menzogna: «Voi che avete per padre il diavolo, e volete compiere i desideri del padre vostro. Egli è stato omicida fin da principio e non ha perseverato nella verità, perché non vi è verità in lui. Quando dice il falso, parla del suo, perché è menzognero e padre della menzogna» (Gv 8, 44).
Giovanni Paolo II commenta così: «Respingendo la verità conosciuta su Dio con un atto della propria libera volontà, Satana diventa il menzognero cosmico e il padre della menzogna. Per questo egli vive nella radicale e irreversibile negazione di Dio e cerca di imporre alla creazione, agli altri esseri creati ad immagine di Dio, ed in particolare agli uomini, la sua tragica menzogna sul Bene che è Dio».
Anche qui le parole del Papa risultano esplicative: «In questa condizione di menzogna esistenziale Satana diventa – secondo San Giovanni – anche l’omicida, cioè distruttore della vita soprannaturale che Dio sin dall’inizio aveva innestato in lui e nelle creature, fatte ad immagine di Dio: gli altri puri spiriti e gli uomini; Satana vuol distruggere la vita secondo la verità, la vita nella pienezza del bene, la soprannaturale vita di grazia e di amore». Nella lettera apostolica Parati semper del 31 marzo ‘85 Giovanni Paolo II scriveva che «non bisogna avere timore di chiamare per nome il primo artefice del male: il maligno.
La sua tattica – aggiungeva – è di “non rivelarsi” perché il male si sviluppi a partire dalle persone fino alle classi sociali e agli Stati per diventare una realtà “strutturale”. Non viene più percepito come “peccato personale”. “L’uomo - precisa il Papa - ha la sensazione di sentirsi in un certo senso liberato dal peccato. In realtà sprofonda, mentre dice: “ fanno tutti così, che male c’è?”». In questi ultimi anni molti vescovi nel mondo hanno incaricato esorcisti nelle loro diocesi per venire incontro a questi problemi.
Causa dell’entrata della morte e del male nella storia umana:
Per la Bibbia e la fede cristiana è certo che Satana è stato causa indiretta dell’entrata della morte spirituale e fisica, e degli altri mali nel mondo. Dio, infatti, non aveva creato l’essere umano per la morte, anche fisica, ma nel suo disegno iniziale l’uomo sarebbe passato dalla vita nel tempo a quella fuori del tempo (il Paradiso) senza passare per quell’esperienza tragica che è la morte. Ma a causa del peccato originale commesso dai primi esseri umani sotto la spinta di Satana, Dio ha permesso (non voluto direttamente) che la morte spirituale (la perdita della grazia, il non partecipare più della vita di Dio) avesse come conseguenza anche la morte fisica, come aiuto all’uomo pe aprire gli occhi sulla condizione di lontananza da Lui, separazione, infelicità radicale, creata dal peccato originale e quindi come stimolo a cercare, desiderare e chiedere di nuovo questa unione con Lui.
Sap 2,24: “Ma la morte [alla grazia e di conseguenza quella fisica permessa da Dio] è entrata nel mondo per invidia del diavolo; e ne fanno esperienza coloro che gli appartengono”.
Eb 2,14: “Poiché dunque i figli hanno in comune il sangue e la carne, anch’egli ne è divenuto partecipe, per ridurre all’impotenza mediante la morte colui che della morte ha il potere, cioè il diavolo”.
At 10,38 : “Dio consacrò in Spirito Santo e potenza Gesù di Nazaret, il quale passò beneficando e risanando tutti coloro che stavano sotto il potere del diavolo, perché Dio era con lui”.
Lc 4, 33: “Nella sinagoga c’era un uomo con un demonio immondo e cominciò a gridare forte: «Basta! Che abbiamo a che fare con te, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci? So bene chi sei: il Santo di Dio! Gesù gli ordinò: «Taci ed esci da costui!». E il demonio, gettandolo a terra in mezzo alla gente, uscì da lui senza fargli alcun male. Tutti furono presi da paura e si dicevano l’un l’altro: «Che parola è mai questa che comanda con autorità e potenza agli spiriti immondi ed essi se ne vanno?”.
L’atto di Gesù di comandare ai demòni e scacciarli era il segno che egli ho potere su ogni cosa e opera ogni cosa sempre e solo per il bene degli uomini. I suoi esorcismi sono il segno che Dio è vicino agli uomini, e li libera da ogni tipo di male, fisico e soprattutto spirituale, il peccato, che è il vero male che Satana vuole per l’uomo.
Satana può compere “miracoli”?
No. Dio solo può compiere miracoli, in senso stretto, in quanto operare un miracolo significa far andare le cose diversamente di come vanno in natura, e questo lo può fare solo chi ha creato la natura e le ha dato delle leggi.
Però, non conoscendo noi tutte le forze della natura, una forza creata occulta (i demòni) può compiere qualcosa che va al di là dell’ordine della natura da noi conosciuta, ma che rientra sempre nelle legge della natura, ma che noi non conosciamo ancora. Perciò sono “miracoli” solo in senso relativo, cioè relativamente a noi. Quindi quando i demòni compiono delle opere con le loro forze naturali, non sono miracoli veri e propri, e così sono quei finti miracoli che alcuni maghi compiono per mezzo dei demòni: qui può esserci quello che viene detto il “patto col diavolo”. I demòni possono compiere fenomeni visibili sulla terra servendosi delle forze naturali presenti in natura e della materia presente in natura, con tutte le sue potenzialità. Sono miracoli che vanno solo fuori dell’ordine della natura materiale.
In questo senso, ad esempio, un demonio può apparire a qualcuno sotto forma di una figura umana o animale. È successo a molti santi. A Padre Pio è apparso anche sotto forma di una bella ragazza per tentarlo, sotto forma del suo superiore, della Madonna o di Gesù. Santa Teresa d’Avila suggerisce in questi ultimi casi di discernere se sia un’apparizione autentica di Gesù, di Maria o del demonio dalle sensazioni che provoca dopo in noi: se uno nell’immediato è contento e dopo però prova amarezza, allora è probabilmente un inganno del demonio; se invece prima si è turbati ma poi ci si rasserena, allora quasi certamente viene da Dio.
Il potere di Satana è un potere limitato:
Tale sovranità è limitata ed è limitata da Dio stesso, che non permette che egli abbia più potere di quello che ha. E questo perché, come abbiamo visto, questo essere è una creatura e non Dio ed è nelle mani di Dio che si serve anche di lui per il bene degli uomini. Egli può compiere fatti apparentemente “miracolosi” e farli compiere, ma ciò è permesso da Dio perché da questo ne venga fuori un bene maggiore per chi ne è coinvolto, cioè che si avvicini di più al vero Dio.
1 Gv 5, 18: “chi è nato da Dio preserva se stesso e il maligno non lo tocca”. Satana non può fare alcun male ai figli di Dio, e se lo fa lo fa nella misura in cui Dio glielo permette perché sa che da questo loro o altri ne trarranno un bene. Leggere il brano delle tentazioni: Mt 4, 3, 3-4.
Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 395: «Sebbene la sua azione causi gravi danni – di natura spirituale e indirettamente anche di natura fisica – per ogni uomo e per la società, questa azione è permessa dalla divina Provvidenza, la quale guida la storia dell’uomo e del mondo con forza e dolcezza. La permissione dell’attività diabolica è un grande mistero, ma “noi sappiamo che tutto concorre al bene di coloro che amano Dio” (Rm 8, 28)».
La posizione della Chiesa cattolica:
Per quanto riguarda la posizione della Chiesa cattolica, vi leggo adesso solo uno dei passi più importanti del Nuovo Testamento (cioè i Vangeli e tutti gli altri scritti della Bibbia dopo di essi) che fa capire quale sia la posizione della Chiesa cattolica a riguardo. È preso dalla lettera di san Paolo ai Corinzi:
1 Cor 10, 20: “...i pagani, quando fanno un sacrificio, lo offrono agli spiriti maligni, non certo a Dio. E io non voglio che siate in comunione con gli spiriti maligni. Non potete infatti bere il calice del Signore e quello degli spiriti maligni. Non potete mangiare alla mensa del Signore e alla mensa degli spiriti maligni. Vogliamo forse scatenare la gelosia del Signore? Siamo forse più forti di lui?”. È possibile leggere anche Dt 18,10-12.
Il satanismo, come pure la magia e lo spiritismo (cercare di mettersi in contatto con i defunti) sono tutte pratiche contro il primo comandamento («Io sono il Signore, tuo Dio [...] non avrai altri dèi di fronte a me. [...] Non ti prostrerai davanti a loro e non li servirai» (Es 20, 2-5), e sono perciò condannate dalla Bibbia come una forma di idolatria. Sono pratiche superstiziose contrarie all’amore, all’onore, al rispetto dovuto a Dio. Sono vizi contrari alla virtù di religione di tipo superstizioso perché si attribuiscono caratteristiche e onori divini a una creatura che non è Dio. Inoltre, nel caso della magia e dello spiritismo, si attribuisce anche a se stessi una capacità che è invece solo di Dio: poter di disporre della anime dei defunti o avere una influenza sulle forze della natura.
La presa di posizione più recente sullo spiritismo e sulle pratiche di divinazione, è quella del Catechismo della Chiesa cattolica ai numeri 2116-2117:
“Tutte le forme di divinazione sono da respingere: ricorso a Satana o ai demòni, evocazione dei morti o altre pratiche che a torto si ritiene “svelino” l’avvenire. La consultazione egli oroscopi, l’astrologia, la chiromanzia, l’interpretazione dei presagi e delle sorti, i fenomeni di veggenza, il ricorso ai medium occultano una volontà di domino sul tempo, sulla storia e infine sugli uomini e insieme un desiderio di rendersi propizie le potenze nascoste. Sono in contraddizione con l’onore e il rispetto, congiunto a timore amante, che dobbiamo a Dio solo. Tutte le pratiche di magia e di stregoneria con le quali si pretendere di sottomettere le potenze occulte per porle al proprio servizio e ottenere un potere soprannaturale sul prossimo – fosse anche per procurargli la salute – sono gravemente contrarie alla virtù di religione. Tali pratiche sono ancora più da condannare quando si accompagnano a un’intenzione di nuocere ad altri o quando si ricorre all’intervento dei demòni. Anche portare gli amuleti è biasimevole. Lo spiritismo spesso implica pratiche divinatorie o magiche. Pure da esso la Chiesa mette in guardia i fedeli”.
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