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Maestro, non ti importa che siamo perduti?

giu 20

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20/06/2009  RssIcon

21 giugno 2009 – XII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO
Ciclo Liturgico: anno “B”

Maestro, non ti importa che siamo perduti?

Maestro, non ti importa che siamo perduti?

Vangelo (Marco 4, 35-41)
Un grande profeta è sorto tra noi, e Dio ha visitato il suo popolo.

(Gb. 38, 1. 8-11) Dio è al cuore della creazione. “Chi al mare ha fissato un limite?”,dirà Giobbe.
(Sal. 106, 23-26.28-31)
(Cor. 5, 14-17) Dio in Cristo ha rinnovato la sua creazione: “Le cose vecchie sono passate; ecco, ne sono nate di nuove”.

+ Dal Vangelo secondo Marco

  1. In quel medesimo giorno, verso sera, disse loro: «Passiamo all'altra riva».
  2. E lasciata la folla, lo presero con sé, così com'era, nella barca. C'erano anche altre barche con lui.
  3. Nel frattempo si sollevò una gran tempesta di vento e gettava le onde nella barca, tanto che ormai era piena.
  4. Egli se ne stava a poppa, sul cuscino, e dormiva. Allora lo svegliarono e gli dissero: «Maestro, non t'importa che moriamo?».
  5. Destatosi, sgridò il vento e disse al mare: «Taci, calmati!». Il vento cessò e vi fu grande bonaccia.
  6. Poi disse loro: «Perché siete così paurosi? Non avete ancora fede?».
  7. E furono presi da grande timore e si dicevano l'un l'altro: «Chi è dunque costui, al quale anche il vento e il mare obbediscono?».

Riflessione:

In questo brano tutto è volto a descrivere la situazione dell’umanità nella sua lenta storia e tutto mira ad annunciare il piano divino che il Figlio di Dio vuole realizzare, la salvezza del genere umano. È venuta la sera: la notte della paura e del dubbio; la fine del giorno e delle sue effimere certezze. Gesù invita la sua Chiesa a prendere il largo e a “passare” all’altra riva. Si tratta di un invito alla Pasqua che è un “passaggio”: passaggio del mar Rosso per il popolo eletto, liberato dalla schiavitù e condotto alla libertà; passaggio dalla morte per il Figlio dell’uomo liberato dal peccato e condotto alla gloria. L’altra riva è la riva di Dio, la riva che non si vede e di cui Gesù rivela il cammino (Gv 14,4). La barca che attraversa il lago con i discepoli e Gesù è la Chiesa. Come l’arca di Noè, essa è stata costruita appositamente per “passare”. Ma scoppia una tempesta. Le forze del male si scatenano contro di essa. La barca si riempie d’acqua, qui simbolo di morte: l’acqua toglie il respiro all’uomo. Il male lotta contro lo Spirito. E Gesù dorme. L’assenza di Gesù pesa enormemente sul cuore dei fedeli: non vedendo Gesù, hanno paura e giungono persino a pensare che non sarebbero mai riusciti a compiere la traversata e che non avrebbero mai dovuto prendere il largo su quella barca. Ma la preghiera insistente dei fedeli, che lo chiamano, viene sentita da Gesù. Si sveglia. Egli è là, come ha promesso (Mt 28,20). Gesù salva la sua Chiesa da tutte le tempeste che minacciano di farla affondare. Gesù non rimprovera il fatto che non lo si sia svegliato subito, ma biasima invece la mancanza di fede. Bisogna pregarlo, e pregarlo con fede. La paura di morire, che è negativa, viene allora sostituita dal timore di Dio, che è l’obbedienza dei fedeli al loro Salvatore. Questa è la nostra situazione: la debolezza della nostra imbarcazione trae forza dalla presenza di Cristo: Egli ci fa passare.

In questa attraversata burrascosa, dove non percepiamo la presenza di Gesù nella nostra vita, Paolo ci invita a confidare e ad avere fede in Cristo con cui non è possibile affondare, perché ci possiede, per la ragione che Lui è morto e risuscitato per noi, affinché noi vivessimo per questa redenzione. Inseriti in Gesù tutto si trasforma, non guardiamo più in modo umanamente terreno, ma in virtù della natura umana e divina di Cristo, vero uomo e vero Dio, pontefice tra noi e la divinità del Padre celeste, guardiamo trionfanti e gloriosi, rivestisti della Gloria di Cristo in cui siamo inseriti, diventiamo una creatura nuova, le cose vecchie sono passate; ecco ne sono nate di nuove. Questo è il grande evento della redenzione, l’uomo in Cristo si realizza in una nuova creazione, un cambiamento ontologico nel più profondo dell’essere, un uomo nuovo, morto al passato del suo peccato, ma reso vivo nella sua totalità della persona, tanto che dirà S. Paolo: “Non sono più io che vivo ma è Cristo che vive in me”. L’uomo è giustificato in grazia della fede e della potenza redentrice effusa dallo Spirito Santo che lo conduce alla apertura del cuore per venire a conoscenza dei suoi carismi, frutti dello Spirito, a beneficio della santa chiesa per la sua edificazione.

Copyright ©2009 Don Alberto Abreu

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