Il Signore disse: “Fanciulla, io ti dico alzati”
giu
27
Inviato da:
27/06/2009
28 giugno 2009 – XIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO
Ciclo Liturgico: anno “B”
Il Signore disse: “Fanciulla, io ti dico alzati”
Vangelo (Marco 5, 21-43)
(Sap 1,13-15; 2,23-24)
Per l’invidia del diavolo la morte è entrata nel mondo.
(Sal 29)
Rit: Ti esalterò, Signore, perché mi hai risollevato.
(2 Cor 8,7.9.13-15)
La vostra abbondanza supplisca all’indigenza dei fratelli poveri.
(Cf 2Tm 1,10)
Canto al Vangelo
Alleluia, alleluia.
Il salvatore nostro Cristo Gesù ha vinto la morte
e ha fatto risplendere la vita per mezzo del Vangelo.
Alleluia.
+ Dal Vangelo secondo Marco
-
In quel tempo, essendo passato di nuovo Gesù all’altra riva, gli si radunò attorno molta folla, ed egli stava lungo il mare.
-
Si recò da lui uno dei capi della sinagoga, di nome Giàiro, il quale, come lo vide, gli si gettò ai piedi
-
e lo pregava con insistenza: «La mia figlioletta sta morendo: vieni a imporle le mani, perché sia salvata e viva».
-
Gesù andò con lui. Molta folla lo seguiva e gli si stringeva intorno.
-
Ora una donna, che aveva perdite di sangue da dodici anni
-
e aveva molto sofferto per opera di molti medici, spendendo tutti i suoi averi senza alcun vantaggio, anzi piuttosto peggiorando,
-
udito parlare di Gesù, venne tra la folla e da dietro toccò il suo mantello. Diceva infatti:
-
«Se riuscirò anche solo a toccare le sue vesti, sarò salvata».
-
E subito le si fermò il flusso di sangue e sentì nel suo corpo che era guarita dal male.
-
E subito Gesù, essendosi reso conto della forza che era uscita da lui, si voltò alla folla dicendo: «Chi ha toccato le mie vesti?».
-
I suoi discepoli gli dissero: «Tu vedi la folla che si stringe intorno a te e dici: “Chi mi ha toccato?”».
-
Egli guardava attorno, per vedere colei che aveva fatto questo.
-
E la donna, impaurita e tremante, sapendo ciò che le era accaduto, venne, gli si gettò davanti e gli disse tutta la verità.
-
Ed egli le disse: «Figlia, la tua fede ti ha salvata. Va’ in pace e sii guarita dal tuo male».
-
Stava ancora parlando, quando dalla casa del capo della sinagoga vennero a dire: «Tua figlia è morta. Perché disturbi ancora il Maestro?».
-
Ma Gesù, udito quanto dicevano, disse al capo della sinagoga: «Non temere, soltanto abbi fede!».
-
E non permise a nessuno di seguirlo, fuorché a Pietro, Giacomo e Giovanni, fratello di Giacomo.
-
Giunsero alla casa del capo della sinagoga ed egli vide trambusto e gente che piangeva e urlava forte.
-
Entrato, disse loro: «Perché vi agitate e piangete? La bambina non è morta, ma dorme».
-
E lo deridevano. Ma egli, cacciati tutti fuori, prese con sé il padre e la madre della bambina e quelli che erano con lui ed entrò dove era la bambina.
-
Prese la mano della bambina e le disse: «Talità kum», che significa: «Fanciulla, io ti dico: àlzati!».
-
E subito la fanciulla si alzò e camminava; aveva infatti dodici anni. Essi furono presi da grande stupore.
-
E raccomandò loro con insistenza che nessuno venisse a saperlo e disse di darle da mangiare.
Parola del Signore
Riflessione:
Ecco due miracoli di Gesù legati uno all’altro. Il loro messaggio è complementare. Si tratta di due donne: una all’inizio della sua vita, l’altra al termine di lunghe sofferenze che la sfiniscono. Né l’una né l’altra possono più essere salvate dagli uomini (vv. 23 e 26). Ma sia l’una che l’altra saranno salvate dall’azione congiunta della forza che emana da Gesù e dalla fede: per la donna la propria fede, per la bambina la fede di suo padre (vv. 34 e 36). Bisogna notare soprattutto che la bambina ha dodici anni (v. 42) e che la donna soffre da dodici anni (v. 25). Questo numero non è dato a caso. C’è un grande valore simbolico poiché esso è legato a qualcosa che si compie. Ci ricordiamo che Gesù fa la sua prima profezia a dodici anni (Lc 2,42 e 49). Gesù sceglie dodici apostoli, poiché è giunto il tempo. Significano la stessa cosa le dodici ceste di pane con le quali Gesù sfama i suoi discepoli (Mc 6,43). E la fine dei tempi è simboleggiata dalle dodici porte della Gerusalemme celeste (Ap 21,12-21). Così come la donna dell’Apocalisse (immagine di Maria, della Chiesa) è coronata da dodici stelle (Ap 12,1). Senza parlare dell’albero della vita originale che si trova, in un parco, al centro della città e dà dodici raccolti. E quando sappiamo che il giorno per Gesù conta dodici ore (Gv 11,9) capiamo che i nostri due miracoli non sono semplici gesti di misericordia, ma che nascondono una rivelazione: essendo giunto il tempo, l’umanità peccatrice (Gen 3,12) è liberata dai suoi mali. Gli uomini non possono fare nulla per lei, e lo riconoscono (v. 35), ma per Dio nulla è impossibile (Lc 1,37). Gesù non chiede che due cose: “Non temere, continua solo ad aver fede” (v. 36).
S. Paolo esprime la sua gioia nel riconoscere nella comunità di Corinto la ricchezza della fede, della parola e della conoscenza del nostro Signore Gesù Cristo. Oggi nelle nostre comunità si sta promuovendo la nuova evangelizzazione, in forza dell’urgenza dovuta alla poca conoscenza dei fondamenti elementari della nostra fede che troppo spesso si riduce a semplici atti religiosi che giovano poco o niente. È attraverso il vangelo di Gesù Cristo che nella nostra vita avviene la conversioni, Dio è il Signore della vita e non ha creato la morte, anzi ha mandato nel mondo il suo Figlio perché chiunque creda in Lui non muoia ma abbia la vita eterna, è una lotta contro il diavolo che per invidia a introdotto la morte nel mondo. Se non si ha conoscenza dell’amore di Dio, l’uomo è destinato a far esperienza del male, appartenendo al demonio. Purtroppo troviamo anche nelle nostre comunità cristiana questa appartenenze, spesso per ignoranza, per superstizione, anche per la consapevolezza di fare patti col diavolo, formando così delle sette sataniche che coinvolgono una gran quantità di adepti destinati alla morte eterna.
Ma Gesù da ricco che era si è fatto povero per arricchirci di grazia, di vita, di amore. Amore di un Dio che dona la sua vita in croce, mostrando il massimo della follia, quella follia d’amore verso l’uomo che nella sua miseria non poteva salvare se stesso, ma che grazie all’incarnazione del Figlio di Dio, è stato innalzato alla sua dignità infinita.
Copyright ©2009 Don Alberto Abreu